Patomagia per rilanciare un Milan sbiadito
Davide Bin
Dopo la vittoria dell'Inter nell'anticipo e in attesa del prevedibile successo interno del Napoli contro il Catania (che poi è puntualmente arrivato), il Milan aveva l'obbligo di vincere a Verona contro il Chievo, non solo per festeggiare nel migliore dei modi il 25° anniversario della presidenza Berlusconi ma, soprattutto, per difendere il primato in classifica, proseguire il difficile e tortuoso cammino verso lo scudetto e dimenticare la sconfitta in Champions contro il Tottenham e tutte le polemiche annesse e connesse. L'obiettivo è stato raggiunto, la vittoria è arrivata, in modo sofferto come si conviene a tutte le vittorie importanti, perchè il Bentegodi era già un crocevia della stagione, come avvenuto altre volte nella storia del Milan ed esserne usciti indenni è un merito, indipendentemente dalla qualità della prestazione. In queste occasioni si dice che l'importante è vincere e non importa come, perchè certi punti sono più pesanti e importanti di altri e, quindi, teniamoci stretti questi tre punti anche se la prestazione non è stata particolarmente positiva; non è stato un Milan brillante, non è stato un Milan spettacolare, in pratica non è stato un Milan berlusconiano, nel senso che tante volte in queste ore abbiamo sentito dire che la mission presidenziale in questi 25 anni è sempre stata quella di vincere e convincere, cioè ottenere risultati con il bel gioco, ma il Milan in questo momento ha tanti problemi di vario tipo e non può permettersi il lusso di andare anche alla ricerca dell'estetica, ma deve rimanere su un piano più pratico e pensare al sodo. In molti frangenti della partita si è visto un Milan sbiadito come la maglia bianca celebrativa che indossava, ma siccome è composto da grandi campioni, possono bastare lampi di classe a decidere le partite: la perfetta intesa del tridente schierato dall'inizio da Allegri ha portato al primo gol di Robinho; una prodezza personale di Pato, entrato nella ripresa al posto di un impalpabile Cassano, ha deciso la partita a otto minuti dalla fine, quando già si profilava lo spettro di un altro deludente pareggio che avrebbe consentito alle rivali di avvicinarsi.
Allegri conferma la formazione ipotizzata alla vigilia, con il tridente Ibra-Cassano-Robinho e Pato ancora in panchina; a centrocampo il giovane Merkel viene preferito a Flamini e si affianca all'esperto Van Bommel e a capitan Gattuso; in difesa si ricompone la solida coppia Nesta-Thiago Silva con Abate e Antonini sulle fasce, mentre in porta c'è regolarmente Abbiati, pienamente recuperato dopo il trauma cervicale di martedì nella partita di Champions. Sono molti i tifosi rossoneri giunti a Verona per sostenere la squadra, a conferma dell'importanza della partita, perchè dopo la sconfitta contro il Tottenham, che mette seriamente a rischio il proseguo del cammino in Champions League, lo scudetto è ancor più l'obiettivo principale della stagione, anche perchè c'è da scongiurare la rimonta nerazzurra che brucerebbe non poco se si concludesse con un beffardo sorpasso.
Ti aspetti un Milan determinato e desideroso di mettere subito la partita sui binari giusti e, invece, la partenza è favorevole al Chievo e la prima occasione capita sui piedi di Pellissier; la capolista è guardinga e ha un solo sussulto con Robinho, il cui tiro finisce sull'esterno della rete dopo vari tentativi di dribbling per trovare il varco giusto. Poco dopo la metà del tempo, però, il gol del vantaggio arriva puntuale, grazie all'intesa perfetta del tridente offensivo: Robinho lascia il pallone a Cassano che crossa per Ibrahimovic, che di testa fa da ponte verso il centro dell'area piccola, dove nel frattempo è accorso Robinho che controlla (con un braccio, è evidente ed è onesto ammetterlo), si gira e mette in rete. Proteste veementi dei clivensi, festa in campo e sugli spalti per i rossoneri, perchè la partita è sbloccata e, si spera, tutta in discesa. Il vero problema è che Ibra è in giornata di scarsissima vena e la sua unica giocata "alla Ibra" è un velenoso rasoterra dalla distanza subito dopo il gol del vantaggio che impegna Sorrentino in una non facile deviazione in angolo. Nel finale di tempo il Milan comincia ad arretrare il baricentro e il Chievo prova la reazione: Antonini respinge in modo decisivo, anche se fortunoso, un tiro a botta sicura di Fernandes e Pellissier conclude fuori da buona posizione davanti ad Abbiati, chiudendo un primo tempo poco spettacolare e senza troppe emozioni ma che vede il Milan in vantaggio e questa è la cosa più importante.
La ripresa si apre con la prima sostituzione "forzata" (Oddo a sinistra al posto di Antonini bloccato da problemi muscolari) e con una punizione di Ibra che trova lo specchio della porta ma anche la respinta del portiere; il Milan dà pericolosamente l'impressione di accontentarsi del vantaggio minimo e commette l'errore di non provare a chiudere la partita. Certi errori si pagano, come è già avvenuto recentemente in altre partite (trasferte di Genova e Lecce tanto per fare qualche esempio) e, infatti, il Chievo ci crede e spinge, mentre il Milan sbanda e resiste affidandosi alla compattezza della coppia centrale Nesta-Thiago Silva e alla grinta di Gattuso, protagonista in positivo dopo le risse da saloon con Jordan. Purtroppo arriva puntualmente il gol del pareggio, quando Constant pennella un cross per Fernandes, che sovrasta Merkel di testa e incrocia verso la rete beffando l'incolpevole Abbiati. Partita di nuovo in equilibrio e, dispiace dirlo, pari tutto sommato meritato; comunque l'aspetto positivo è che il gol sveglia i rossoneri, improvvisamente consapevoli che un punto non può assolutamente bastare. Allegri azzecca le sostituzioni, ma diciamo che effettua i cambi più ovvi e giusti: fuori Cassano dentro Pato, voglioso di dimostrare di non meritare la panchina e, poco dopo, fuori anche lo spaesato Merkel per consentire il ritorno in campo di Boateng che nel 2011 non ha ancora giocato. Il Milan alza il ritmo, perchè ha l'obiettivo di centrare la vittoria a tutti i costi e la curva rossonera del Bentegodi lo sospinge con il suo incitamento; è il momento decisivo della partita e, forse, di un intero campionato e a otto minuti dalla fine arriva il tanto sospirato gol, grazie ad un'iniziativa di Pato che prende palla, entra in area, evita un paio di difensori e piazza un rasoterra preciso che carambola sul primo palo ed entra in rete. I tifosi rossoneri esplodono di gioia e anche gli abbracci in campo dimostrano che si tratta di un gol importante in un momento delicato. Il Chievo sbanda e non riesce a reagire e il Milan potrebbe rendere più netta la vittoria, prima con Gattuso in proiezione offensiva e poi con Robinho, imbeccato da Pato ma che non riesce a liberarsi e a trovare il varco giusto da posizione defilata. L'espulsione di Cesar per doppia ammonizione sembra il definitivo segnale di resa dei veneti, ma si vivono comunque con apprensione e tensione gli ultimi istanti, a dimostrazione dell'importanza della posta in palio, anche se al triplice fischio dell'arbitro si può finalmente far festa in campo e sugli spalti.
Ottava, fondamentale, vittoria in trasferta in questo campionato e, curiosamente, nel tabellino dei marcatori ci sono gli stessi due nomi dell'andata, Robinho e Pato (doppietta a San Siro), entrambi giunti alla ragguardevole cifra di dieci gol in campionato, a dimostrazione che non si vive di solo Ibra e che il Milan sa vincere anche quando il suo trascinatore non brilla e stenta; raramente si è visto lo svedese in versione così dimessa e così poco nominato nella cronaca della partita e siccome è già da qualche tempo che non ammiriamo il vero Ibrahimovic, forse è giunto il momento di capire se l'allarme lanciato in occasione della partita con la sua nazionale, riguardo alla sua stanchezza, non sia stato sottovalutato, perchè la stagione è entrata nella fase decisiva e servirà il miglior Ibrahimovic per superare ostacoli duri e difficili. Non a caso il Milan di Verona è stato poco brillante, lento, lezioso e poco pericoloso là davanti, anche se questa volta, contrariamente ad altre nel recente passato, la vittoria è arrivata comunque e questo è un grande merito; forse il pareggio sarebbe stato più giusto e ciò la dice lunga sulla qualità della prestazione rossonera, ma gli scudetti si vincono anche e soprattutto conquistando vittorie di questo tipo, a maggior ragione se consentono di consolidare il primo posto e respingere l'assalto delle inseguitrici, dando morale ed entusiasmo alla "truppa". Da sottolineare l'ottima prova di Abate, quella buona, anche se solo per un tempo, di Antonini, la solita grinta, questa volta solo in positivo, di Gattuso e, soprattutto, i gol importanti di Robinho e Pato; in particolare quest ultimo ha dimostrato di meritare maggior spazio anche e soprattutto perchè può decidere da solo le partite senza che ci si debba sempre affidare a Ibra; molti si limitano a cercare sempre e solo lo svedese, confidando nel fatto che sia lui a decidere la partita, mentre Pato ha avuto la personalità di cercare la soluzione personale e segnare un gol bello e decisivo, che lo rilancia nelle gerarchie dell'attacco rossonero, perchè per raggiungere grandi traguardi ci vuole una grande orchestra e non solo uno splendido solista e lo dimostra il fatto che il Milan capolista del campionato da oggi ha ben tre attaccanti in doppia cifra nella classifica dei marcatori. I rossoneri hanno ottenuto una vittoria importante proprio nel giorno dei 25 anni di presidenza Berlusconi, quindi questo 20 febbraio 2011 non resterà solo una ricorrenza particolare ma, speriamo, anche una data importante nella storia di questo campionato, sempre tinto di rossonero, ma ancora lontano dall'essere deciso, perchè le rivali non mollano e il Milan deve essere bravo a tenerle a distanza, riuscendo a far punti anche in giornate di scarsa vena, come puntualmente è avvenuto in una Verona non più fatale.


