A Londra c'è aria di vendetta: Napoleone si prepara alla battaglia
Matteo Calcagni
Mathieu Flamini è un guerriero, un giocatore sanguigno. Ex Arsenal, la sfida col Tottenham rappresenta per il francese una sorta di esplosivo derby la cui miccia, bisogna ammetterlo, si è decisamente accorciata durante la gara di andata. Al minuto 55', forse esasperato dal gioco troppo "inglese" degli avversari, il transalpino ha sfoggiato un entrata ai limiti del paranormale su Corluka, costretto a lasciare il campo in barella. Un intervento duro, a piedi uniti, di cui Flamini si è scusato nello spogliatoio avversario con il dolorante croato. Lieto fine? Neanche per sogno. Harry Redknapp non ha esitato di rimarcare con sdegno il fallo del marsigliese, stupendosi della mancata espulsione da parte del direttore di gara. A Londra potrebbe essersi irradiata una particolare aria di "vendetta" nei confronti di Mathieu, come ha anche poco signorilmente confermato il tecnico inglese: "Flamini riceverà una gran brutta accoglienza a White Hart Lane".
Un sentimento che ci auguriamo possa essere manifestato esclusivamente dai fischi dei sostenitori Spurs e non in mezzo al terreno di gioco. Il numero 16, non contento delle numerose critiche piovute dall'isola britannica, ha ribadito di non essere un calciatore cattivo, facendo notare di non aver mai ricevuto un cartellino rosso durante la sua esperienza in Premier League. Ma le giustificazioni hanno lasciato presto spazio allo spirito impavido e, a ridosso della gara di ritorno valevole per la qualificazione, il roccioso mediano si è lasciato andare ad un paragone importante sul Daily Mail: "Sono un combattente e un ex Arsenal. Sono come Napoleone, pronto alla battaglia". Un politico, generale e Imperatore decisamente poco amato dal popolo inglese e britannico: un parallelo interessante, che mostra tutto l'orgoglio francese del neo ventisettenne, probabilmente il più "odiato" dalla tifoseria Spurs insieme a Gattuso. Rino, dopo aver deciso la gara dell'Olimpico contro la Juventus, non potrà dar man forte al "cugino" d'oltralpe che, almeno in questa battaglia, dovrà accontentarsi degli altri alleati a sua disposizione. La speranza è che, sempre con citazioni alla mano, la trasferta londinese non si tramuti per Flamini, e soprattutto per il Milan, nella napoleonica disfatta di Waterloo che, nel 1815, ne sancì il definitivo esilio a Sant'Elena.


