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Un Milan bello ma spuntato saluta l'Europa

autore
Davide Bin
per Milannews.it
giovedì 10 marzo 2011, 01:04Vista dalla Curva
autore Davide Bin
10.03.2011 01:04Vista dalla Curva
I rossoneri non vanno oltre lo 0-0 al White Hart Lane, giocando bene ma tirando poco in porta e vengono eliminati da un Tottenham non trascendentale ma bravo a capitalizzare il gol dell'andata.
Daniele Buffa/Image Sport
Daniele Buffa/Image Sport

Il calcio è bello e divertente, ma anche spietato e senza logica, quindi capita che non sempre vinca il migliore e a farne le spese questa volta è il Milan, la squadra che più meritava di passare il turno nella doppia sfida contro il Tottenham e che, invece, per la terza volta consecutiva negli ultimi anni viene eliminato a livello di ottavi di finale da una squadra inglese. I rossoneri hanno provato a ribaltare la situazione dopo la sconfitta dell'andata, ci hanno messo impegno, volontà, orgoglio e cuore, ma il miracolo non è avvenuto e non consola dire che sono stati gli unici a cercare la via della rete contro una squadra che ha pensato solo a difendersi e ha costruito poco davanti al proprio pubblico, perchè il calcio non è il pattinaggio artistico o la boxe, in cui si vince con le votazioni dei giudici o ai punti; in questo gioco conta buttarla dentro e non subire reti e la differenza nella doppia sfida l'ha fatta un dettaglio fondamentale, ovvero il gol di Crouch all'andata, che poteva e doveva essere evitato, così al White Hart Lane avremmo visto un'altra partita e, magari, un altro risultato; oppure poteva bastare anche la bella prestazione di Londra, ma sarebbero serviti i gol degli attaccanti e, invece, Robinho si è dimostrato ancora una volta sciagurato sotto porta, Pato non è stato quello delle ultime partite e, purtroppo, la conferma in negativo è arrivata da Ibra, ancora una volta anonimo e assolutamente non decisivo in Europa. Sommando la maledizione del Milan contro le squadre inglesi e quella di Ibra con la Champions League, è facile concludere che i rossoneri non dovessero avere scampo, ma la squadra ci ha provato in tutti i modi, anche se non è riuscita a cambiare marcia e a mettere in campo quel furore agonistico che in queste situazioni può fare la differenza, nel senso che i rossoneri hanno mantenuto il possesso palla, hanno schiacciato per lunghi tratti gli avversari nella loro metà campo, hanno costruito almeno sei palle gol equamente divise nei due tempi, ma non hanno dato l'impressione di riuscire davvero a dominare la partita e a travolgere gli inglesi, come qualcuno si sarebbe aspettato da una squadra che doveva rimontare a tutti i costi. Non si sono visti gli undici leoni invocati alla vigilia e, ovviamente, c'è molto amaro in bocca, perchè questo Tottenham è una squadra poco più che mediocre e certo non è al livello delle "grandi" della Champions League, quindi si poteva tranquillamente superare l'ostacolo e proseguire il cammino in Europa, ma a volte bisogna capire che non concretizzare la propria superiorità non è solo sfortuna ma anche una colpa e che delusioni come questa devono servire da lezione per crescere ed evitare gli stessi errori in futuro.

Allegri schiera la formazione ipotizzata alla vigilia, perchè Boateng ce la fa e può scendere in campo al fianco di Seedorf (capitano per l'occasione) e Flamini, in un centrocampo con tante assenze per vari motivi (infortuni, squalifiche e giocatori non schierabili in Europa); in avanti il tecnico schiera tutto il potenziale offensivo a sua disposizione (Cassano non può giocare in Champions), con Robinho trequartista dietro a Ibra e Pato, mentre la difesa è la stessa che tanto bene si è comportata contro Napoli e Juve, con Jankulovski a sinistra, Abate a destra e Thiago Silva e Nesta centrali. Il White Hart Lane è pieno e ribollente d'entusiasmo, l'ambiente è molto caldo, ma i circa 2000 sostenitori rossoneri riescono comunque a farsi sentire e a far giungere il loro incitamento continuo alla squadra in campo, perchè queste sono notti in cui bisogna lottare tutti insieme per cercare di raggiungere un obiettivo difficile ma prestigioso; raramente è riuscita ai rossoneri una rimonta dopo una sconfitta in casa, anzi in verità l'unico precedente si perde nella notte dei tempi e ciò dimostra che si tratta di una "mission impossible", ma tutti ci credono ed è giunto il momento di trasformare le buone intenzioni in fatti concreti.

Van der Vaart prova a spaventare subito i rossoneri in avvio, con un tiro insidioso e un inserimento a tu per tu con Abbiati (che gli esce coraggiosamente fra i piedi) a raccogliere una sponda di Crouch; nel primo quarto d'ora gli inglesi tengono bene il campo e non sembrano soffrire troppo, ma poi il Milan sale in cattedra e comincia a spingere sull'acceleratore: possesso palla, cambi di gioco, spinta sulla fasce, buona circolazione del pallone anche se manca un po' di velocità e di ritmo; insomma un bel Milan ma lento e sterile, anche se le occasioni cominciano ad arrivare: punizione di Ibrahimovic che costringe alla parata Gomes e, poi, l'occasione più colossale di tutto l'incontro, con Pato che sguscia via sulla sinistra dribblando il portiere e mette in mezzo un pallone che Robinho calcia in modo goffo e sbilenco verso la porta incustodita; una deviazione di un difensore dirige comunque il pallone verso la rete e serve una respinta di Gallas sulla linea a salvare il Tottenham dal gol che riequilibrerebbe la situazione già alla metà del primo tempo. Purtroppo l'urlo del gol rimane strozzato in gola e i più scaltri ed esperti cominciano a sospettare che non sia serata di miracoli. Accortosi che Robinho non è certo spietato davanti alla porta, Pato decide di fare tutto da solo e il suo sinistro dalla distanza viene respinto con qualche impaccio da Gomes; il Milan continua a mantenere il dominio territoriale, ma non riesce a segnare il gol del vantaggio nella singola partita e del pareggio nel computo totale delle due sfide.

Stesse formazioni e stesso copione nella ripresa: inizio favorevole agli Spurs, con Crouch che si trova solo davanti ad Abbiati ma il suo colpo di testa è goffo e impreciso e non va verso la porta ma in direzione di un compagno che non c'è; sospiro di sollievo e Milan che lascia qualche spazio in più agli avversari, ma ricomincia a tessere la trama del suo gioco, efficace fino alla trequarti con l'attenta regia di Seedorf, ma con pochi sbocchi in avanti per la serata poco brillante delle punte. Il tempo passa e il gol non arriva: il diagonale di Flamini è impreciso, poi tocca ancora a Robinho la palla buona, ma il suo primo tiro viene respinto da Gomes e sulla respinta si accende una mischia nella quale si avventa anche Binho che da pochi passi si fa smanacciare fuori il pallone dal connazionale portiere e questo è il secondo indizio che non è serata. Iniziano le sostituzioni: entra lo spauracchio Bale nel Totenham e Allegri risponde mandando in campo Antonini al posto di Jankulovski, stanco e già ammonito e, quindi, a rischio di espulsione se venisse nuovamente saltato dai veloci laterali inglesi. Poco dopo il generoso Boateng si arrende alla stanchezza e alla caviglia dolorante e viene sostituito da Merkel, poi nel finale sarà la volta di Strasser al posto del fischiatissimo Flamini. Il Milan continua a provarci e una bella conclusione di Pato sfiora il palo e va sull'esterno della rete, dando l'illusione del gol ai tifosi rossoneri, che si galvanizzano e alzano i decibel dell'incitamento, sovrastando spesso i tifosi di casa. In pieno recupero tocca ancora a Robinho la palla buona, ma il suo tiro viene deviato oltre la traversa e il sogno rossonero si trasforma in incubo e in festa per gli inglesi.

Grande delusione in campo e nello spicchio rossonero di White Hart Lane, ma i giocatori vanno comunque a ricevere l'applauso dei loro tifosi, abbacchiati ma che ringraziano i giocatori per l'impegno e la bella prestazione, in cui è mancato solo il gol. Il più deluso è Seedorf, che esce in lacrime e questa sua reazione stupisce un po', a meno che si possa interpretare come commozione al pensiero che forse questa è stata la sua ultima esibizione europea di una lunghissima serie con la maglia rossonera, oltretutto una buona prestazione con la fascia da capitano; da sottolineare anche l'attaccamento alla maglia e alla causa rossonera di Boateng, che probabilmente non era in condizione di giocare, ma ha stretto i denti e non si è tirato indietro; non è stato il solito Boa che stritola gli avversari, ma le attenuanti non mancano, compresa quella di avere giocato da centrocampista puro e non da trequartista come nelle sue migliori esibizioni. Ancora una volta ottima la prova della difesa, che ha concesso pochissimo agli avversari e ha reso inoffensivo anche Crouch, cercato spesso dai compagni con palle alte ma costretto quasi sempre al fallo dai difensori rossoneri che si frapponevano intelligentemente fra lui e il pallone. Purtroppo è mancato l'apporto decisivo degli attaccanti: Pato è stato il migliore, anzi il meno peggio e il più pericoloso, Ibra è stato impalpabile e poco lucido, Robinho ha corso molto e ci ha messo il solito encomiabile impegno, ma ha sbagliato troppo sotto porta e clamoroso è stato l'errore nell'occasione più colossale, perchè il salvataggio prodigioso sulla linea di Gallas non ci sarebbe stato se il brasiliano avesse tirato bene in porta e non ciccato il pallone, il Milan sarebbe andato in vantaggio e chissà cosa staremmo commentando ora. Con i se e con i ma, però, non si va da nessuna parte e, in fondo, la situazione era stata già compromessa all'andata con quel gol di Crouch che una squadra più esperta non avrebbe subito, accontentandosi di uno 0-0 casalingo che nelle doppie sfide ad eliminazione diretta è comunque prezioso e non sbilanciandosi alla ricerca della vittoria a tutti i costi, esponendosi al pericoloso e letale contropiede che di fatto ha deciso la qualificazione. Come si può notare, il Milan avrebbe sì meritato di passare il turno più degli Spurs, ma ha commesso molti errori e la Champions League è spietata e spesso punisce severamente chi sbaglia troppo, anche se gioca meglio. Ora bisogna metabolizzare al più presto la delusione e ricominciare subito a pensare al campionato, consolandosi con il fatto che "non tutti i mali vengono per nuocere" e ci si può concentrare su un solo obiettivo che oltretutto è ritenuto primario un po' da tutti nell'ambiente rossonero; dispiace uscire in questo modo contro una squadra ampiamente alla portata dei rossoneri; dispiace venire eliminati per la terza volta consecutiva negli ottavi di finale da una squadra inglese (il detto "non c'è due senza tre" purtroppo è stato rispettato), ma nel momento di dare un altro mesto arrivederci alla Champions League bisogna alzare orgogliosamente la testa, ringraziare comunque i ragazzi per averci provato con una buona prestazione e pensare che a settembre vogliamo tornare in Europa dalla porta principale, cioè con il tricolore sul petto, perchè la stagione non è finita tristemente a Londra e prosegue con altri obiettivi da conquistare e verso un epilogo che vogliamo sia molto diverso da questo.

per Milannews.it

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