Pochi alibi e una magra consolazione
Antonio Vitiello
Le assenze come alibi e un coro unanime nel post-partita: il Milan meritava di vincere. Si fermano qui e sono piuttosto magre, in verità, le consolazioni che riaccompagnano i rossoneri in Italia, dopo la terza eliminazione consecutiva in Champions contro una squadra inglese. Gli ottavi di finale come incubo dal 2008 in poi, ma stavolta fa un po' più male vedere la capolista della serie A, mandata a casa dalla quinta forza della Premier League. La crisi del calcio nostrano si rispecchia fedelmente nel canovaccio tessuto fra San Siro e White Hart Lane: la squadra inglese cinica che - priva del fuoriclasse Gareth Bale - capitalizza al massimo l'inaspettato blitz di andata; quella italiana, incapace di infilzare un'avversaria arroccata nella propria tre quarti e che in attacco ha nella torre di Crouch l'unica, ripetitiva, soluzione. A ben guardare, la sfortuna negli episodi decisivi, chiamata in causa da Galliani e Allegri nel dopo-gara, non è l'unica spiegazione.
Perché il Milan, come detto, meritava di segnare, ma non ha dominato, dando quasi mai l'impressione di poter mettere alle corde gli inglesi. Ibrahimovic e Robinho restano degli incompiuti in ambito internazionale e chissà se con Pippo Inzaghi quel golletto non ci sarebbe scappato. Il gol, appunto: il grande assente in 180 minuti, in cui un attacco da 50 reti in 28 gare di campionato, non è riuscito a metterla dentro, contro una squadra che nelle ultime due gare di Premier, di gol ne aveva subiti 6. Torna a casa un'altra italiana, la principale candidata allo scudetto: unico obiettivo, insieme alla coppa nazionale, a cui può ambire - a marzo appena iniziato - la squadra più titolata del mondo.


