Altro che fuga...un mezzo disastro!
Davide Bin
Adesso possiamo tranquillamente parlare di "pazzo Milan": alla vigilia Allegri aveva detto che se non avessero sfruttato l'occasione per staccare l'Inter sarebbero stati dei matti e se pensiamo che a pochi minuti dalla fine del "testacoda" Milan-Bari i nerazzurri stavano addirittura recuperando un punto ai rossoneri, ora a Milanello bisogna assumere un bravo psichiatra e il primo da mettere in cura è Ibrahimovic, che con la sua follia che gli è costata il cartellino rosso si è automaticamente autoescluso per il derby, perchè per certi gesti due giornate sono il "minimo sindacale". Il Milan ha sprecato un'ottima occasione per andare in fuga e non può consolare molto il fatto che comunque la giornata si è chiusa senza cambiamenti in classifica, come se Milan e Inter avessero entrambe vinto; la possibilità di andare a +7 doveva essere sfruttata, ma evidentemente è proprio vero che certe partite apparentemente facili e scontate possono diventare terribilmente difficili e complicate; i rossoneri hanno pericolosamente sbandato, hanno rischiato la clamorosa sconfitta e non è bastato il gol di Cassano a rimetterli sulla giusta via; l'errore più grosso è stato proprio quello che si cercava di esorcizzare alla vigilia, cioè l'approccio sbagliato alla sfida e quel maledetto vizio di regalare un tempo agli avversari, perchè evidentemente il Diavolo tiene fede al detto che "errare è umano, perseverare è diabolico" e molto spesso persevera nei propri difetti: se il Milan avesse giocato dal primo minuto con l'intensità vista nella ripresa, forse ora staremmo facendo altri discorsi, invece i rossoneri hanno affrontato con sufficienza l'intero primo tempo, si sono fatti sorprendere e poi hanno tentato di "chiudere la stalla quando i buoi erano già scappati", cioè hanno provato l'affannosa rimonta quando i tre punti erano già svaniti. Il generoso assalto della ripresa, diventato addirittura assedio nel finale in inferiorità numerica dimostra che anche la scusa della stanchezza per la dispendiosa partita di Londra di mercoledì non può essere accampata, perchè il Milan è uscito alla distanza e ha chiuso in crescendo. A proposito di stanchezza un discorso a parte va fatto per Ibrahimovic, che ha ancora una volta dimostrato di essere inconcludente, stremato e nervoso e ha pagato caro tutto ciò, soprattutto a livello personale, perchè ad essere onesti alla squadra in questo momento non può essere di grande aiuto, visto che sembra la controfigura di se stesso.
Allegri lascia a riposo l'acciaccato Boateng, anche perchè a centrocampo, rispetto alla partita di Londra, recupera Van Bommel e Gattuso e completa il reparto con il giovane Merkel; in attacco Robinho agisce da trequartista alle spalle di Ibra e Pato, con Cassano, il grande ex, ancora una volta costretto alla panchina; in difesa si rivede Antonini dal primo minuto e per il resto il reparto è immutato, visto che nelle ultime sfide è stato addirittura impenetrabile. La curva accoglie i ragazzi al momento del riscaldamento con il classico coro "Siamo sempre con voi, non vi lasceremo mai!", a dimostrazione che la delusione per l'ennesima precoce eliminazione dalla Champions è già stata assorbita e smaltita e c'è grande desiderio di riscatto in un campionato assolutamente da vincere ora più che mai. Nonostante l'orario anomalo in cui si gioca la partita (12:30), la giornata grigia, fredda e piovosa e l'avversario non certo irresistibile, c'è molto pubblico allo stadio, forse per il fatto che i biglietti costano la metà, sicuramente perchè la partita è importante e può consentire al Milan di scappare in fuga. E' il primo "lunch-match" casalingo per il Milan (secondo in assoluto dopo quello di Bologna a dicembre) e la curva ne approfitta per polemizzare con uno striscione su questi orari assurdi che fanno odiare il calcio moderno ai tifosi da stadio, ma poi si concentra sul tifo ai ragazzi, perchè in queste occasioni anche il sostegno del pubblico può servire a far capire che la partita non va snobbata e può aiutare a non sentire la stanchezza psico-fisica e a dimenticare la brutta botta dell'eliminazione dalla Champions.
Il copione della partita è fin troppo scontato: Milan padrone del campo e del possesso palla, perchè alla ricerca di tre punti preziosissimi, Bari rintanato e coperto, ma anche paradossalmente più sereno e tranquillo, perchè ha poco da chiedere a questa partita e all'intero campionato, visto che è virtualmente retrocesso e nemmeno un risultato di prestigio a San Siro può cambiare il suo triste destino. I rossoneri mantengono il possesso palla e attaccano, ma senza la giusta convinzione ed intensità e il Bari non fatica a chiudere gli spazi e a mantenere inviolata la porta: conclusioni fuori, qualche rimpallo sfortunato in area, ma sta di fatto che ci si attendeva molto di più da una squadra che deve assolutamente vincere una sfida contro una squadra che ha 45 punti in meno, anche se in campo non si vede. La conclusione più pericolosa è una violentissima punizione di Ibrahimovic che Gillet respinge a rischio di spezzarsi i polsi, mentre per il resto si fatica a trovare altre colossali occasioni per sbloccare il risultato. Ad un certo punto la curva dedica cori e applausi per Van Basten e Weah, indimenticati ex presenti in tribuna in quanto in serata devono partecipare ai festeggiamenti per i 25 anni della presidenza Berlusconi; ovviamente si tratta solo di un dovuto omaggio a due grandi campioni che hanno fatto la storia del Milan, ma nel momento in cui la squadra in campo fatica a segnare contro l'ultima in classifica ciò sembra una beffarda provocazione, un nostalgico richiamo al passato e un'invocazione a chi probabilmente sarebbe stato utile per sbloccare una partita rognosa. Ovviamente non c'è alcun riferimento polemico della curva nei confronti di chi sta giocando, ci mancherebbe e, infatti, riprende subito l'incitamento ai ragazzi per provare a scuotere una squadra che non sta dando il meglio di sè. Ma il peggio deve ancora venire e le difficoltà diventano incubo quando Almiron batte in modo originale ed intelligente una punizione premiando il movimento di Rudolf e smarcandolo solo davanti ad Abbiati, permettendogli di trafiggere il sorpreso e incolpevole portiere. Una disattenzione difensiva che è un ulteriore dimostrazione di troppa sufficienza anche da parte di una difesa che ultimamente era stata impenetrabile e, invece, subisce una rete proprio dal peggiore attacco del campionato. Sugli spalti ci si guarda in faccia sorpresi e sgomenti, perchè sembra incredibile che il Milan capolista sia in svantaggio a San Siro contro il fanalino di coda del campionato, ma i pizzicotti non servono a risvegliarsi dall'incubo, perchè purtroppo è tutto vero.
Nella ripresa Allegri manda in campo Emanuelson al posto del poco incisivo Merkel e i primi minuti sono, forse, il momento decisivo dell'intero incontro: i gol annullati a Robinho e Ibra, rispettivamente per un fuorigioco millimetrico e per un fallo di mano, avrebbero potuto cambiare subito il corso della sfida e, invece, i rossoneri rimangono sotto e man mano che passa il tempo perdono lucidità e geometrie, rendendo l'assalto generoso ma confusionario, anche se l'ammirevole Van Bommel si sforza di fare il regista e di dare ritmo e ordine alla manovra. Fra i due gol annullati, Allegri si accorge che Robinho è fuori fase e lo sostituisce con Cassano, confidando nel guizzo dell'ex; il Milan continua a spingere alla ricerca del pareggio e crea molte potenziali occasioni ma c'è sempre uno stop sbagliato, una respinta di un difensore, un errore di mira o chissà cos'altro a vanificare le azioni. Sugli spalti si soffre, si alza l'intensità dell'incitamento per provare a trascinare la squadra in una situazione sempre più complicata, si reclama il rigore per un presunto fallo su Ibra, si assiste impotenti alle tante occasioni fallite e ci si chiede perchè questo Bari che le ha prese un po' da tutti, proprio oggi debba opporre questa resistenza eroica alla ricerca di un risultato che servirebbe a poco, ma lo sport è così, bello proprio perchè ogni tanto illogico e crudele. Come nel primo tempo, il peggio deve ancora venire e si materializza in una manata di Ibra a Rossi, più veniale che grave, ma il gesto c'è e l'arbitro vede e provvede, cioè espelle lo svedese e il pensiero di tutti automaticamente va già al derby, perchè Ibra rischia seriamente due giornate di squalifica. Ma intanto c'è anche il finale di questa partita da affrontare in inferiorità numerica, cioè con un'ulteriore difficoltà, però ciò, paradossalmente, dà maggior carica ai rossoneri invece di depirmerli, quasi che tutti si sentano maggiormente responsabilizzati ora che non c'è più il giocatore più decisivo, capiscano che devono dare qualcosa in più e si scrollino di dosso quell'apatia che a volte li prende al pensiero che..."tanto ci pensa Ibra". Allegri tenta anche l'ultima mossa e manda in campo Seedorf al posto di Gattuso per dare ordine all'assedio finale, i rossoneri inevitabilmente si sbilanciano alla ricerca del gol e rischiano di subire il raddoppio in un paio di micidiali ripartenze del Bari, fortunatamente sfruttate male. E siccome una delle tante leggi non scritte del calcio recita "gol sbagliato, gol subito", arriva il pareggio del Milan, con un'azione che parte dall'asse di sinistra Emanuelson-Antonini, con traversone di quest ultimo verso il centro per il piattone di Cassano che finalmente batte Gillet. Fantantonio non esulta visto che ha segnato contro il "suo" Bari, ma tutti gli altri sì, anche se raggiungono in fretta la metà campo per riprendere il gioco e mirare al "bersaglio grosso", ovvero una vittoria ormai insperata; negli ultimi minuti l'area del Bari viene bombardata da tutte le parti con cross, tiri, percussioni centrali, inserimenti dalle fasce, ma il fortino resiste, fra una perdita di tempo e qualche deviazione fortuita e nemmeno quattro minuti di recupero servono per recuperare altri due punti che vanno irrimediabilmente perduti.
La delusione è grande al triplice fischio di Brighi, inutile cercare di nasconderla con inutili giri di parole, anche perchè lascia l'amaro in bocca il fatto che è evidente l'approccio sbagliato alla sfida nel primo tempo, visto che con novanta minuti giocati come gli ultimi quindici-venti il Bari sarebbe stato spazzato via e ci saremmo risparmiati anche i danni collaterali (espulsione di Ibra, ad esempio). Ora, però, non bisogna cadere nell'eccesso di disperazione, pensando che uno scudetto che si poteva "blindare" con tre punti in questa sfida ora torni in pericolo o, peggio ancora, sia addirittura perduto: il Milan resta padrone del suo destino, perchè è davanti e non è cambiato nulla in questa giornata e ne manca una in meno; in pratica è come se sia Inter che Milan avessero vinto, come da pronostici della vigilia, anche se a livello psicologico il doppio pareggio può sembrare favorevole ai rivali, visto che il Milan si è illuso di poter allungare e, invece, è andato in "testacoda", come qualcuno temeva. Un altro motivo di apprensione potrebbe essere l'assenza di Ibra per uno o più turni, ma anche in questo caso bisogna restare calmi e pensare che negli ultimi tempi il suo rendimento era calato, aveva bisogno di riposo e siccome nessuno si decideva a concederglielo e men che meno lui lo pretendeva, ci penserà questo riposo forzato per squalifica a restituirci il miglior Ibra per la volata finale, perchè lo svedese ora era troppo giù di tono e nervoso. Nel finale la squadra ha dimostrato di poter fare a meno di lui e bisognerà farsene una ragione, sicuramente nella prossima partita di Palermo e, molto probabilmente, anche nel derby, ma questo Milan ha le potenzialità per poter far bene anche senza il suo giocatore più decisivo, perchè ha molte frecce al suo arco, a patto di cominciare a giocare le partite fin dal primo minuto e non solo a metà, per evitare altri disastri, mezzi o completi, che potrebbero costare molto cari.


