A sua immagine e somiglianza
Redazione MilanNews
Sale la pressione, il battito della corsa scudetto si fa più affannoso, e anche di fronte all’ostacolo più impalpabile la capolista scopre che è difficile fendere l’aria che la separa dal traguardo. Per l'ennesima volta il Milan – nel bene e nel male - si dimostra creatura fatta ad immagine e somiglianza del suo leader, Ibrahimovic. Il sarto era e rimane Allegri ma la squadra vive quasi in simbiosi con lo svedese, percependone alti e bassi, la faccia di Zlatan è spesso lo specchio dell'anima rossonera, la maschera del suo nervosismo aderisce perfettamente al volto del gruppo. Un'identificazione totale, una perfetta compenetrazione d'intenti e di mentalità, come se Ibra fosse l'unico strumento attraverso il quale può suonare l'intera orchestra del diavolo. Scalpitante, ruvido, borioso: aggettivi che possono calzare perfettamente sia al profilo del Milan che a quello del suo centravanti contro il Bari.
Non è un caso che la versione migliore della musica rossonera sia sgorgata dopo l'espulsione di Ibrahimovic e del suo irridente distacco. Un'uscita di scena che ampliando l'orizzonte deve diventare un'occasione, deve diventare la scintilla trainante per ammazzare definitivamente il campionato. Il pareggio contro il Bari è infatti un avvertimento e un'apertura ad un orizzonte più terso allo stesso tempo: affrancarsi dalla Ibra-dipendenza, a tratti soffocante, vuol dire completare il percorso di crescita, vuole dire legittimare la bontà della struttura e responsabilizzare il collettivo, la gioiosa macchina da guerra con cui Allegri può timbrare il primo scudetto della sua carriera.


