Un pari a Bologna che sa di beffa. Thiago Motta spavaldo, Pioli infastidito: così non VAR
Il Milan che va al Dall’Ara con dieci undicesimi diversi, solo Maignan non è rientrato nel mega turnover, rispetto alla partita di mercoledì di Champions League contro il Napoli, esce dal campo di Bologna con una marea di rimpianti, e non tutti dipendono dal mister e dai suoi ragazzi.
Le prime reazioni alla notizia di questo stravolgimento, iniziate già l’altro ieri pomeriggio, non sono state di certo pacate, per usare un eufemismo. Da una parte chi pensava che far riposare i titolarissimi in vista della Champions volesse dire automaticamente consegnarsi ad un Bologna più che mai agguerrito e in forma. Dall’altra, chi perorava la causa della quasi unicità della situazione: basti pensare che il Milan non partecipa ad una semifinale di Champions League da ben 16 anni. Non c’è altro da aggiungere.
Ma comunque, come spesso capita in queste occasioni, il campo dice tutt’altro. Ha detto innanzitutto che per l’ennesima volta la partenza del Milan è stato da film di George Romero, da apocalisse zombie. 33 secondi e Sansone beffa tutti, anticipando Kalulu in area piccola e non dando scampo ad un incolpevole Maignan. Incredibilmente il Milan delle riserve, dei Vranckx, dei Ballo-Touré, degli Origi e dei De Ketelaere si desta dal brutto sogno e capisce di essere sveglio, su un campo da calcio. Il primo tempo si sviluppa su un filone unico: i rossoneri attaccano, i rossoblu arretrano e si arroccano in area. Una difesa comunque pulita ed ordinata, visto che le offensive di Origi e compagni sono giuste tatticamente, ma sporche e imprecise tecnicamente. Manca il guizzo, la giocata, la scintilla che fa la differenza. Arriva un po’ dal nulla al minuto 40, quando Tommaso Pobega lascia partire un missile terra-aria che si alza, bacia il palo e si insacca alle spalle di uno sconsolato Skorupski.
In realtà un altro guizzo c’era stato nei primissimi minuti, quando in area di rigore Rebic aveva difeso benissimo palla spostandosela sul sinistro, costringendo a Soumaoro ad un intervento falloso. Precisamente step on foot, situazione codificata e che i tifosi rossoneri, dall’espulsione di Kessie contro l’Atletico, conoscono ormai a memoria. Step on foot è uguale a fallo più giallo, non si scappa. Eppure in questo caso né il direttore di gara Massa e il VAR Di Bello se ne accorgono. In questa situazione l’unica cosa più incredibile è la faccia tosta di Thiago Motta, che tra post partita e conferenza si è ostinato a dire che non fosse in nessun modo rigore, addirittura da “chiudere il quaderno del calcio”. Sia in TV che in sala stampa ha trovato un contraddittorio e chi gli ha risposto.
Tornando al match, nel secondo tempo c’è molta più partita. Il Bologna prende coraggio e risponde alle offensive continue dei ragazzi di Pioli, che man mano vedono entrare i titolarissimi. Calabria, Messias, Leao e Brahim Diaz: l’impatto è deciso, ma non decisivo. Sono tante le situazioni mezze e mezze che i rossoneri sprecano, così come quelle intere: Diaz da ottima posizione spara alto. E poi, poco prima del novantesimo, l’altro fattaccio. Magia in dribbling di Vranckx in area di rigore, la palla va sul braccio largo di Lucumì: è ovvio che non si tratti di un intervento volontario, ma il regolamento, che Thiago Motta ignora volutamente, ci racconta che in area di rigore avere gli arti in posizione non consona porta al rigore, anche se c’è un tocco precedente con un’altra parte del corpo. Pagina 90, regola 12: “Si considera che un calciatore stia aumentando lo spazio occupato dal proprio corpo in modo innaturale quando la posizione delle sue mani / braccia non è conseguenza del movimento del corpo per quella specifica movimento. Avendo le mani / braccia in una tale posizione, il calciatore si assume il rischio che vengano colpite dal pallone e di essere quindi sanzionato”. Stessa casistica del rigore fischiato per il tocco di mani di Messias in Atalanta-Milan dello scorso campionato. Anche qui, Massa non vede e a Di Bello, al VAR, non duole. Alcuni tifosi, scherzando, scrivono: “Il VAR oggi era più spento di Origi”. Meglio riderci su, anche se il nervosismo di Pioli, contrapposto alla spavalderia di Motta, è evidente: “VAR a chiamata? Se ci fosse stata l'avrei chiesta, soprattutto nel primo tempo”. E rimane quindi l’amarezza, soprattutto visto come sia contro l’Empoli che contro il Napoli il Milan è stato davvero molto sfortunato con la squadra arbitrale. Ma ora non c’è tempo di recriminare per il “bad match” del VAR, ora si deve dare la vita per la sfida di martedì sera allo stadio Maradona. Per fare un pezzo di storia. O almeno provarci senza rimpianti.


