A Firenze Milan autoritario e sprecone. Ibra, sei diventato un peso per la squadra
Andrea Distaso
Da trascinatore e leader incontrastato della squadra che guida il torneo da ormai più di 20 giornate a peso morto e addirittura boomerang incredibile nella fase culminante del campionato. E' questa la pazzesca metamorfosi di Zlatan Ibrahimovic, reduce da una squalifica di due giornate (che gli hanno impedito di saltare il derby con l'Inter) e capace di farsi buttare fuori un'altra volta in un finale di Fiorentina-Milan reso più complicato del previsto dalla sfortunata deviazione di Gattuso e da un calo generale dei rossoneri.
Ma, al di là del rosso, a determinare in negativo la prova dello svedese sono stati anche i troppi errori al momento dell'ultimo passaggio e in fase di conclusione in ben due occasioni, a tu per tu con Boruc. Eppure nel primo tempo era stato proprio Ibra ad avviare l'azione del raddoppio di Pato e a cercare spesso e volentieri il dialogo col brasiliano. Non a caso, le cose più gradevoli dal punto di vista estetico il Milan le ha espresse nella frazione, con una attenta protezione della zona centrale del campo e una continua ricerca della profondità una volta recuperata la palla. Troppa la differenza tecnica con la Fiorentina e da applausi l'atteggiamento con cui i milanisti hanno aggredito la partita dalle prime battute.
L'1-2 finale non rende giustizia per quanto si è visto al Franchi e per le numerose occasioni sprecate da un Diavolo che, ogni tanto, si guarda troppo allo specchio ma lascia comunque l'impressione di comandare il match a proprio piacimento. Impeccabile la coppia difensiva Thiago-Yepes, attenti e precisi Zambro e Abate, ordinati i vari Van Bommel, Flamini e Gattuso e sempre straripante il guerriero Boateng. Per Seedorf non esistono più aggettivi, semplicemente sontuoso.
E poi bravo anche Pato che, nonostante qualche pausa di troppo (e la possibile palla del 2-0 gettata al vento al 9' del primo tempo), mette sempre il timbro ed entra nei momenti salienti della partita. L'unico bocciato è lui, Ibra, che sembra essersi perso in un momento di crisi interiore che coincide purtroppo con la volatona per il titolo. Un peccato grave, una colpa che è bene che la società metta in evidenza alla ripresa degli allenamenti, perché perdere un fuoriclasse di questo calibro in un finale così infuocato è un lusso che non è detto che sia lecito concedersi.


