Il Milan non perde la testa
Davide Bin
Si sapeva già alla vigilia dell'intera giornata di campionato che la partita di Firenze era importantissima per il Milan, decisiva come e più del derby perchè metteva in palio tre punti fondamentali (parole di Allegri); la formula del "campionato spezzatino", in cui si giocano i posticipi a giochi già fatti per le rivali in classifica, l'ha resa ancor più delicata, perchè l'Inter sabato e, soprattutto, il Napoli nel pomeriggio avevano vinto le loro sfide, mettendo pressione sui rossoneri; il Milan è sceso in campo al Franchi con l'Inter a soli due punti e il Napoli addirittura affiancato, ma non è andato in panico, non ha "perso la testa", ha giocato con serenità, personalità ed esperienza e ha meritatamente vinto perchè è stato padrone del campo per 75 minuti e nemmeno il gol subito per un tiro deviato e l'ennesima follia di Ibrahimovic (espulso per una presunta offesa al guardalinee) hanno fatto danni, creando solo un po' di tensione ma non mandando in affanno una squadra che vuole fortemente vincere questo scudetto e sa che ha il destino nelle proprie mani, perchè è là davanti e ha tutte le intenzioni di rimanerci. La vittoria di Firenze rimette le cose a posto, la classifica resta quella che era prima di questa giornata e ora viene da dire: "tanto rumore per nulla", visto che l'aggancio del Napoli era solo "virtuale" e non ci sarebbe mai stato se tutte le partite si fossero giocate in contemporanea come ai vecchi tempi, visto che il Milan ha sbloccato il risultato già all'ottavo minuto e il Napoli solo alla mezz'ora, quindi i rossoneri si sarebbero addirittura trovati a +5 per una ventina di minuti e a +7 sull'Inter per molto di più (i nerazzurri hanno segnato solo nella ripresa). Sottolineo questo non da inguaribile romantico (anche se rimpiango i tempi delle partite tutte alla domenica pomeriggio...) ma per far notare che anticipi, posticipi, partite all'ora di pranzo o "monday night" a volte falsano commenti, prospettive e, soprattutto, la regolarità del campionato, perchè creano classifiche incomplete e virtuali che non corrispondono a realtà, ma che possono modificare umori e sensazioni e creare tensione in chi è costretto a giocare per ultimo, come avvenuto al Milan a Firenze.
Partita delicata, insomma, come tutti i posticipi, che mettono sempre pressione, ma il Milan deve essere bravo a non voltarsi indietro e a non sentire il fiato sul collo, pensando solo a guardare avanti e a conquistare i tre punti contro i viola. Rispetto al derby, Allegri modifica tre pedine della formazione: l'infortunato Nesta viene sostituito da Yepes al centro della difesa; l'acciaccato Gattuso è in panchina e al suo posto c'è Flamini; Ibrahimovic rientra dopo la squalifica di due giornate e il "sacrificato" è Robinho, perchè Pato, dopo la doppietta contro l'Inter, è intoccabile e Boateng è troppo importante per dare equilibrio, dinamismo e concretezza alla squadra. Il Milan deve battere la Fiorentina, tenere lontane Napoli e Inter, ma, soprattutto, deve cercare di lasciarsi alle spalle il derby, che ha portato grande entusiasmo, ma a volte l'eccessiva euforia può essere controproducente e addirittura dannosa, quindi Allegri deve provare a bilanciare entusiasmo e umiltà dei suoi ragazzi, anche perchè, alla faccia di chi sosteneva a gran voce che il derby era assolutamente decisivo, di deciso, invece, non c'è ancora nulla e i tre punti di Firenze sono ugualmente importanti e fondamentali. Lo sanno anche i tifosi rossoneri, che gremiscono il settore ospiti del Franchi e incitano a gran voce la squadra; ovviamente anche per il popolo rossonero è fin troppo viva l'euforia per l'esaltante vittoria contro l'Inter, ma ora bisogna pensare a questa partita da vincere insieme, come sempre.
Il Milan dimostra subito di avere il giusto approccio alla sfida, inizia forte e bastano due minuti a Seedorf per impegnare Boruc con un tiro insidioso. I rossoneri mantengono l'iniziativa, muovono bene e velocemente la palla e la partita è fin da subito combattuta e divertente, perchè entrambe le squadre ci mettono intensità e aggressività. Capitan Seedorf è il più abile ad attaccare gli spazi e non è un caso che sia lui a sbloccare il risultato dopo meno di otto minuti: sul primo assist di Ibra, Comotto è più reattivo dell'olandese e respinge, ma subito dopo Pato lo imbecca di testa e Clarence non si fa pregare, infilando il pallone alle spalle di Boruc con un tiro incrociato sul palo opposto. Il Milan dimostra di poter andare facilmente in porta agendo in verticale, Seedorf è in serata di grazia e inverte i ruoli con Pato, tornando uomo assist, lanciandolo e smarcandolo davanti a Boruc, ma il Papero si divora il raddoppio. La Fiorentina si rende pericolosa solo con un rasoterra di Ljajic all'angolino basso, che costringe Abbiati alla deviazione in angolo, ma il Milan non si spaventa e continua ad imporre il suo gioco. A metà del primo tempo i rossoneri rallentano, la Fiorentina ne approfitta, spinge sull'acceleratore, comprime il Milan nella sua metà campo ma non crea grossi pericoli. Nel finale di tempo la squadra di Allegri riprende il comando del gioco e cerca il raddoppio con varie soluzioni: tiro dalla distanza di Zambrotta che Boruc alza in angolo, conclusione debole e troppo morbida di Pato, poi, al terzo tentativo, il gol arriva davvero, al termine di un'azione magistrale che coinvolge l'intero attacco rossonero: Boateng finta per Ibra che lo lancia sulla fascia, il ghanese scatta verso l'area e mette al centro un traversone basso e teso che Pato deve solo spingere in rete da pochi passi, concretizzando non solo un'azione da manuale ma anche la profezia di Seedorf, che, dopo i due errori precedenti, lo aveva rincuorato dicendo che il pallone successivo lo avrebbe messo in rete. Detto, fatto e il Milan sembra aver già chiuso la partita, ma a far notizia non è tanto il gol del Papero (il quattordicesimo in campionato) quanto il lungo e intenso abbraccio con il presunto "rivale" Ibra che sancisce la definitiva pace in un momento decisivo della stagione in cui bisogna remare tutti nella stessa direzione. Il colpo di testa debole di Gilardino e il tiro alto di Santana non creano brividi ai rossoneri e chiudono un primo tempo inizialmente dominato dal Milan, che poi ha colpevolmente rallentato e sofferto, ma si è ripreso nel finale.
La ripresa inizia sulla falsariga del primo tempo, il Milan entra facilmente nella sbilanciata e aperta difesa viola, alterna ottimo possesso palla e verticalizzazioni improvvise, ma Ibrahimovic si divora due volte il 3-0, prima mettendo a lato solo davanti a Boruc, poi non sfruttando un bel triangolo stretto con Pato; due errori clamorosi e insoliti per uno come lui, che conferma di essere in un momento di scarsa brillantezza nonostante abbia avuto la possibilità di riposarsi e ritrovare le forze. La Fiorentina sembra ormai fuori partita e si limita ad alcuni cross insidiosi dalle fasce (sui quali Abbiati è sempre attento e concentrato con uscite tempestive) e qualche tiro alto e innocuo. Intanto Ibra, dopo gli assist del primo tempo, prosegue la sua ripresa negativa con un rasoterra che non impensierisce Boruc e commettendo un fallo a centrocampo che viene sanzionato con l'ammonizione che farà scattare l'automatica squalifica (è diffidato) per la prossima partita. Allegri sostituisce lo stanco Boateng con Gattuso, ma nel frattempo il Milan ha rallentato troppo il ritmo, permettendo ad una Fiorentina fino a quel momento quasi inoffensiva di tornare in partita e rendersi pericolosa: la scintilla che riaccende la sfida è un rigore chiesto (a torto) per un presunto fallo di Seedorf su Comotto (è il viola che prende per il braccio l'olandese e lo tira a terra) che scatena i tifosi sugli spalti e la squadra in campo; in seguito Montolivo cerca un triangolo, lo trova involontariamente con Zambrotta e tira verso la porta, costringendo alla grande parata Abbiati, ma sulla respinta Vargas ci riprova e la sfortunata deviazione di Gattuso rende imparabile il tiro, spiazzando il portiere. Il Milan dimostra che non può mai distrarsi nemmeno un attimo se non vuole complicarsi le partite, ma sta di fatto che ora c'è da soffrire fino alla fine; la Fiorentina diventa aggressiva, il Milan ha gli attaccanti ormai spenti e non riesce più a pungere in attacco; purtroppo a Ibrahimovic si spegne anche il cervello (cosa che nella sua carriera è accaduta spesso) e ciò lo porta ad insultare il guardalinee per una rimessa laterale negata e arriva l'inevitabile espulsione, la seconda in poche settimane, a dimostrazione che lo svedese è andato in tilt nel momento decisivo della stagione. Il Milan è alle corde nel finale, ma anche in questo caso non "perde la testa", rimane tranquillo, gestisce la situazione, resiste e conquista una grande vittoria, anche se più sofferta del dovuto nel finale.
Gli abbracci in campo a fine partita sono quelli delle occasioni speciali fra giocatori che hanno capito che questa è una vittoria fondamentale; di solito nei momenti decisivi si vedono i campioni veri e non è un caso che questa sera il migliore in campo sia stato un certo Clarence Seedorf, che in varie occasioni è stato letteralmente massacrato con fischi e contestazioni dai suoi stessi tifosi, ma che ancora una volta ha dimostrato di essere un giocatore e un uomo di grande carisma e personalità, che ama giocare le partite in cui c'è molta pressione, perchè è in queste occasioni che si esalta e rende al meglio. Un altro grande protagonista è stato sicuramente Pato, galvanizzato dalla doppietta decisiva nel derby ma, anche, particolarmente ispirato dal campo di Firenze, visto che ha giocato al Franchi quattro volte, ha segnato quattro gol e fatto ottenere alla sua squadra altrettante vittorie. Ciò che più conta, però, al di là delle prestazioni personali, è che il Milan abbia dimostrato ancora una volta, dopo il derby, di essere una macchina capace di correre con o senza Ibra, perchè contro l'Inter lo svedese non c'era, questa volta era in campo ma, assist a parte, non è stato decisivo, si è dimostrato svogliato e impreciso, si è fatto cacciare un'altra volta e costringerà i compagni a fare meno di lui per qualche altra partita. Il Milan vola, casa o trasferta non importa, visto che ha ottenuto 34 punti sia a San Siro che lontano da Milano e un altro ostacolo insidioso è stato superato in scioltezza; ne restano altri sei, ma se il Milan saprà mantenere serenità, concentrazione, determinazione e consapevolezza della propria forza, il traguardo può essere centrato, perchè questa è una squadra che non perde la testa, nel senso che respinge l'assalto delle rivali più vicine in classifica e lo fa senza lasciarsi condizionare dalla pressione, dalla tensione e dalle difficoltà che si presentano nell'arco di una partita insidiosa come quella affrontata e vinta brillantemente a Firenze.


