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Quanto Milan nel nuovo libro di Luca Serafini, dedicato alla vita di un chirurgo rivoluzionario
martedì 18 gennaio 2022, 11:30News
di Gianluigi Torre
per Milannews.it

Quanto Milan nel nuovo libro di Luca Serafini, dedicato alla vita di un chirurgo rivoluzionario

Esce oggi in libreria "Il cuore di un uomo" (Rizzoli, 312 pagine, 18 euro), biografia romanzata del grande chirurgo italo argentino (originario delle Eolie) Renè Geronimo Favaloro, inventore del bypass, nato nel 1923 a La Plata e morto suicida nel 2000 a Buenos Aires. L'autore è Luca Serafini, noto giornalista sportivo con una lunga carriera televisiva alle spalle: dopo 26 anni trascorsi a SportMediaset, è ora opinionista a MilanTv e collabora con Sportitalia e 7GoldSport. 
Cosa c'entrano il Milan e un giornalista sportivo con la chirurgia e con la vera storia del più grande medico argentino della storia? Serafini è abituato a guardarsi in giro: scrive di società e cronaca sulla testata online @ltroPensiero, ha già firmato in Italia biografie di vari personaggi dello sport e dello spettacolo (Maurizio Mosca, Andry Shevchenko, Martina Colombari) oltre a 3 romanzi tutti ispirati a storie vere. Il calcio, insomma, spesso gli va stretto.
La genesi de "Il cuore di un uomo" passa attraverso l'indimenticato milanista Cesare Cadeo, scomparso 2 anni fa. Il noto presentatore delle reti Mediaset fu paziente di un altro milanista doc, il primario di cardiochirurgia dell'ospedale di circolo di Varese, Cesare Beghi, il quale si era rivolto a lui e al fratello Maurizio - che fu per anni nello staff medico del Milan - mentre era alla ricerca di qualcuno che scrivesse la vita del suo mentore, appunto René Geronimo Favaloro: il professor Beghi infatti fu suo allievo a Buenos Aires e La Plata agli inizi degli anni '90 e legò con Favaloro un'amicizia profonda, durata fino alla tragica scomparsa del luminare siculo-argentino nel luglio del 2000. Per quell'incarico, i fratelli Cesare e Maurizio Cadeo gli indicarono Luca Serafini con il quale l'amicizia era datata dagli anni '80.
"Il giorno in cui Cesare mi presentò Cesare", scherza Serafini, "dopo pranzo tornai a casa, mi misi a navigare sul web alla ricerca di notizie su Favaloro. Erano le 15: mi alzai dal pc che erano quasi le 20...".
Scoprì tra l'altro che Favaloro era tifosissimo del GymnasiaYEsgrima di La Plata, l'ultima squadra allenata da Diego Maradona: a Favaloro il Gymnasia ha intitolato la tribuna d'onore e un monumento all'esterno dello stadio.
Da allora per Luca un lunghissimo lavoro di ricerca, viaggi in Argentina e a Salina (dove in marzo si terrà la prima presentazione nazionale), traduzione di libri dallo spagnolo, interviste e incontri con le persone più vicine a Favaloro: 3 anni culminati con la stesura proprio durante la pandemia del 2020. Nell'estate di quello stesso, grazie all'amico scrittore Marco Dell'Acqua (autore del libro "101 motivi per tifare Milan" e recentemente "Sono nato dopo mio figlio"), Serafini iscrisse il manoscritto alla sezione inediti del "Premio Zanibelli-Sanofi, la parola che cura", il riconoscimento letterario italiano più prestigioso legato alle opere dedicato alla medicina. Ha vinto il premio, consegnato da Gianni Letta e Giovanni Malagò, e il suo lavoro è passato nelle mani di Rizzoli che lo pubblica il 18 gennaio 2022. 
Il Milan è nel sangue e nel destino di Serafini anche in questa nuova straordinaria esperienza ("La più importante della mia vita"): Cesare Cadeo e Cesare Beghi erano uniti dal tifo sfrenato per i rossoneri; il presidente del Milan Club Buenos Aires, Marco Gavazza, in un fitto rapporto epistolare con Serafini durante la stesura ha supervisionato tutti i passaggi in lingua spagnola; l'ex editore di "OggiMilan", Daniele Gallo, ora docente di letteratura alla Società Umanitaria di Milano, ha firmato la prefazione. Ma soprattutto Vittorio Alemani, docente di letteratura e uomo di cultura sconfinata: lui, che mi ha seguito capitolo per capitolo, va in Curva da 60 anni! Ma anche l'Inter avrà un ruolo importante: Luca Serafini e il presidente onorario nerazzurro Javier Zanetti si sono parlati a suo tempo per organizzare (attraverso la "Fondazione Pupi" di Zanetti) una presentazione e una raccolta fondi per l'"Università Favaloro", l'eredità lasciata dal chirurgo che costituisce ancora oggi un punto di riferimento in Sudamerica per quanto concerne gli studi, la ricerca scientifica e il pro-bono.

LA TRAMA. René Gerolamo Favaloro nasce a La Plata (Argentina) nel 1923. I nonni italiani, originari delle isole Eolie, lo spingono sin da piccolo alla carriera medica. Filantropo idealista e democratico, contrario ai regimi, alle dittature e alle repressioni, da studente subisce arresti e pestaggi dalla Polizia per le sue idee di giustizia sociale. Si laurea a pieni voti al Colegio Nacional Universidad de La Plata, dove sogna di iniziare il suo percorso lavorativo, ma un documento di ammissione prevede la sua adesione al regime peronista, che René non sottoscrive. Uno zio lo chiama nel minuscolo borgo di Jacinto Arauz, nel cuore della Pampa, dove il medico di campagna è ammalato: dovrà sostituirlo per qualche settimana. Vi si fermerà 12 anni, creando (sin dai primi mesi) un comprensorio medico straordinariamente moderno ed efficiente. Nel 1962 un suo anziano professore universitario ne favorisce il trasferimento negli Stati Uniti alla Cleveland Clinic, ancora oggi una delle più rinomate nel mondo per la cardiochirurgia. Durante la sua intensissima attività come specializzando, prosegue negli studi e affina la tecnica che lo porterà ad essere, nel 1967, il primo cardiochirurgo della storia a impiantare il bypass aortocoronarico, per il quale – tra le centinaia di altre onorificenze – riceverà la nomina per il premio Nobel. Nel 1970, rinunciando a offerte fino a 2 milioni di dollari all’anno per trattenersi negli Stati Uniti, torna a Buenos Aires per realizzare il suo sogno più grande: creare la Fondazione Favaloro, clinica universitaria autosufficiente a disposizione del popolo, ancora oggi la più rinomata del Sudamerica. Membro attivo nei comitati di ricerca dei desaparecidos, in aiuto e sostegno delle famiglie delle migliaia di scomparsi durante la sanguinosa dittatura dal 1976 al 1983, la sua filantropia viene messa a dura prova dal clima politico ed economico argentino, che negli anni finiscono per soffocare la Fondazione tra tagli dei finanziamenti pubblici e privati, mancati pagamenti da parte di enti, sindacati, assicurazioni e una crescente depressione economica del Paese. In ginocchio per i debiti che lo costringono a disfarsi di tutte le sue proprietà personali, abbandonato e tradito da molti amici, il 29 luglio del 2000 si toglie la vita con un colpo di pistola al cuore.

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