I giovani, il Milan e il bagno di sangue economico
Pietro Mazzara
Che il Milan abbia iniziato, da due anni a questa parte, a puntare sul settore giovanile è cosa ormai risaputa e nota e, i risultati, hanno dato ragione alla società di via Turati che, tra le stagioni 2009-10 e quella 2010-11, ha messo in bacheca tre trofei nazionali ossia la coppa Italia Primavera, lo scudetto dei giovanissimi Nazionali e quello, ultimo in ordine di tempo, degli Allievi Nazionali di mister Beggi. I talenti, che pian piano si stanno facendo notare, stanno iniziando ad avere un grosso mercato, soprattutto nelle società di Lega Pro ma, anche, tra alcune compagini di Serie B con alcuni di loro che fanno gola anche all’estero. Il problema fondamentale della cessione dei giovani prospetti rossoneri a società del nostro paese è uno e, al tempo stesso, fondamentale: la valorizzazione e la conseguente valutazione economica.
Se è vero com’è vero che negli anni 80 e 90 c’erano le società satellite che consentivano ai giocatori usciti dai settori giovanili di iniziare ad affacciarsi al calcio dei grandi senza pretese economiche, adesso, il mercato, comporta sempre e comunque il grosso rischio della compartecipazione che, alla lunga, rischia di rivelarsi un’arma a doppio taglio per chi, per anni, ha coltivato in casa piccoli talenti. Anche per il Milan il problema è questo e i vari Strasser, Zigoni, Beretta, Oduamadi, Astori e Merkel ne sono la testimonianza tangibile. Con i vari Albertazzi, De Vito, Santonocito e Verdi sulla porta di Milanello, per ovvi motivi d’opportunità, la società deve stare attenta alle mosse che verranno fatte, perché perdere talenti del genere o riprenderli a valutazioni di mercato troppo alte, in futuro, potrebbe rivelarsi un bagno di sangue.


