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Il calcio e le sue mutazioni filosofiche: l'importanza di Ibra

autore
Tiziano Crudeli
per Milannews.it
martedì 28 giugno 2011, 00:00Editoriale
autore Tiziano Crudeli
28.06.2011 00:00Editoriale
Tiziano Crudeli
Tiziano Crudeli

Il calcio si è fatto troppo veloce e troppo fisico.La forza, la fantasia, hanno unito per anni lo spettacolo con  la sostanza.  L'estro non può essere imbrigliato nei rigidi schemi. A Ibrahimovic . forza dirompente e tecnica allo stato puro, è inutile chiedere di rispettare alla lettera  le disposizioni tattiche. Zlatan deve sentirsi libero di muoversi a piacimento secondo istinto.  Nel suo caso  è la squadra che deve assecondare i suoi movimenti liberandogli gli spazi intuendo la direzione in cui lo svedese si va a posizionare. Sono i compagni che devono occupare la zona che lui lascia libera e seguire la sua azione per approfittare dei suoi assist (13 la scorsa stagione).  Al giovane  Ibra dissero: “Se tu sei capace di mettere la palla sul piede di un tuo compagno solo davanti al porta lui magari segna , ma tu sei stato bravo quanto e più di lui. Anche tu sai fare gol e nel calcio soprattutto agli inizi conta la quantità ma essenziale è la qualità.  E tu sei uno dei pochi che  possiede il dono della qualità”. Ibra anche  quando non segna (nel girone di ritorno del campionato ha realizzato solo 4 reti) gioca sempre ad alti livelli catalizzando la manovra  della squadra e creando non poche difficoltà agli avversari. Anche se a volte sciupa occasioni abbastanza semplici. Zlatan comunque è il faro della squadra e un punto di riferimento  fondamentale, ma quando il team  diventa Ibra dipendente  può  essere  un limite (fermato lui, la manovra offensiva non ha pochi sbocchi) ecco perchè la manovra  deve avere delle valide  alternative.   Allegri le ha trovate e allora il Milan, nonostante un Ibra in tono minore nella fase discendente della stagione, ha egualmente  vinto lo scudetto. 
Una volta si sosteneva che un allenatore, per quanto bravo,  avrebbe inciso soltanto marginalmente sui risultati della squadra.  Oggi ha assunto un'importanza superiore.  Altrimenti non si assisterebbe ad aste plurimilionarie per  accaparrarsi i migliori sulla piazza.  Il Chelsea, per liberare dal Porto Villas Boas, ha sborsato 15 milioni di euro più un ingaggio triennale da 6 milioni di euro a stagione  Premesso che i giocatori di qualità  rimangono determinanti, ma devono essere funzionali al progetto del tecnico. Ibra nel Barcellona di  Pep Guardiola   non  è riuscito a inserirsi proprio perchè certi meccanismi non gli erano congeniali. Eppure Zlatan è più forte di Villa o di Pedro che  sono indispensabili per Guardiola.  Il collettivo esalta le qualità. Messi è un fenomeno perchè gioca  con la squadra e per la squadra.


Ci sono allenatori che in epoche diverse  hanno cambiato il modo di concepire il calcio. Senza risalire agli antipodi  negli anni Sessanta il primo è stato Helenio Herrera. Il suo “taca la bala”, attacca la palla vale a dire metti rabbia in quello che fai, sbalordì i conservatori di allora. Helenio  più che la tattica catenacciara fece leva  sullo spirito di squadra.  Il Mago era un istrione geniale capace di caricare a molla il suo gruppo.  Con lui  un giocatore di medio valore diventava un fenomeno. La rivoluzione nel calcio  nasce in Olanda sul finire degli anni Sessanta.  Con Rinus Michels e Kovacs vero precursore  della nuova tendenza. Pressing, fuorigioco, due esterni bassi che spingono molto, il libero  regista del reparto arretrato, centrocampisti che oltre a costruire hanno il compito di concludere a rete dalla media e lunga distanza, gli  attaccanti rientrano spesso e pressano i difensori avversari. E' una rivoluzione anche dei ruoli. Molti centrocampisti diventano terzini fluidificanti, qualcuno addirittura si adatta a fare lo stopper. Tutti, però, costruiscono il gioco in ogni zona del campo.   Arrigo Sacchi sul finire degli anni Ottanta modifica sostanzialmente la filosofia italiana  principalmente basata sul difensivismo ad oltranza.  Anche Righetto, grazie a campioni straordinari, trova la chiave tattica,  molto vicina ma più moderna di quella olandese,  per incantare il mondo.  Nella storia un posticino di riguardo  spetta anche a Carlo Ancelotti che contro ogni logica ha dimostrato come  più trequartisti (quattro) possono coesistere  nello stesso undici senza creare squilibri tattici e fornire contributi decisivi. Josè Mourinho  ha vinto molto riportando in auge i metodi di Helenio Herrera.  Massima dedizione, spirito di sacrificio, abnegazione e un gioco difensivo (da ricordare Eto'o posizionato spesso sulla linea dei terzini...) che puntava  su rapidissime ripartenze  in massa. Schemi efficacissimi (difesa e attacco più forte del campionato) e una Champions vinta  dopo 45 anni di astinenza.  Massimiliano  Allegri non ha portato particolari  innovazioni tattiche, ha più semplicemente usato il buon senso rivedendo l'assetto poco producente   con  scelte  più razionali che hanno prodotto risultati concreti.   Scusate se è poco.

per Milannews.it

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