Dov'è finita l'Ibradipendenza?
Antonio Vitiello
Un assolo non può durare a lungo, un coro invece si. Il maestro d'orchestra Massimiliano Allegri, preferisce senza dubbio la collettività all'individualità, la forza del gruppo rispetto alla giocata del singolo. Una filosofia emersa sopratutto dopo le due squalifiche consecutive comminate a Zlatan Ibrahimovic. Questo Milan era stato etichettato da tutti come Ibradipendente, invece la squadra ha saputo camminare con le proprie gambe anche senza lo svedese. Strano ma vero, il Milan senza Ibra ha perso solo contro il Palermo in campionato, un dato che dovrebbe far riflettere sull'importanza dei ruoli. Allegri ha saggiamente responsabilizzato ogni giocatore, dalla punta di diamante all'ultimo panchinaro, tutti uniti per un solo progetto: vincere lo scudetto. La prova del nove è arrivata nel derby. Si diceva che i rossoneri senza la punta ex Barcellona sarebbe stata schiacciata come un rullo compressore dalla corazzata di Leonardo, eppure i tre schiaffi rifilati da Pato e Cassano, fanno ancora male ai cugini.
Il Milan ha saputo reagire alle pressioni pur rinunciando al proprio asso nella manica. Ibra era stato acquistato in estate per vincere lo scudetto, il Milan è ad un passo dal conquistarlo, ma senza di lui la squadra ha vinto ugualmente. Pato, Cassano e Robinho hanno saputo caricarsi l'attacco sulle spalle e condurlo fino alla meta. I 12 gol di Robinho, i 14 del papero e i 7 assist di Cassano, (conditi a 4 gol), sono sufficienti per spigare come una squadra non dipenda da un solo atleta. E' un gruppo tornato ai livelli di un tempo, in cui tutti sono utili e nessuno indispensabile. Con lo svedese in campo si è inevitabilmente più sereni, grazie alle magie che ci ha abituati a vedere nell'arco della sua formidabile carriera. Ma il lavoro di Allegri con il resto della squadra, soprattutto in sua assenza, è stata lodevole. L'Ibradipendenza è un'etichetta che spesso ha infastidito lo stesso allenatore livornese, ora invece fioccano gli elogi, giusti e meritati.


