Un cammino da leader: tutti i numeri del Milan
Antonio Vitiello
Miglior difesa, secondo miglior attacco, 25 giornate da capolista sulle 35 disputate finora e 4 punti in più rispetto all’Inter del triplete. Sono solo alcuni dei dati che incorniciano e inquadrano meglio la stagione straordinaria del Milan in Italia, divisibile in due tronconi, pre e post Bari. Quel giorno, infatti, al decimo turno nacque il Milan dei mediani, un Milan più equilibrato e famelico, più consapevole e performante. Il campionato, infatti, dopo la parentesi trionfale con il Lecce alla prima giornata (in cui figurava ancora nell’undici titolare Borriello) non riserva ai rossoneri un inizio sprint. Dopo il 4-0 di San Siro e la presentazione trionfale di Ibra che preannuncia “Vinceremo Tutto” arrivano una sconfitta e due pari con Cesena, Catania e Lazio. Lo svedese sbaglia pure un rigore. Manca l’amalgama, si dice, ma anche le misure fra i reparti, un’idea di gioco, l’anima insomma. Tant’è che qualcuno già storce il naso di fronte all’inesperto Allegri. Ma acciughina, come lo chiamano a Livorno, ha il fisique du role e – ostinato – resiste vincendo le successive 4 con Genoa, Parma, Chievo e Napoli. Vittorie però stentate, con al massimo un gol di scarto e tanto dispendio di energie. Il fiato corto del Milan viene stroncato subito alla nona giornata dalla Juventus. 2-1 casalingo che brucia e lascia il segno. Lascia soprattutto una sensazione: così non si può andare avanti. Da quel momento in poi Allegri sacrifica sull’altare dell’equilibrio e dei risultati la classe di Ronaldinho e il Milan del palleggio.
Bruciata la recente filosofia rossonera, nasce il Milan – appunto - dei mediani, del dinamismo, del pressing asfissiante, del sacrificio in copertura e delle ripartente. Gli attaccanti per primi cominciano a contribuire alla fase difensiva, i centrocampisti ringhiano e si lanciano appena possono in area, alla ricerca di quei gol tanto invocati dal mister. E’ l’alba di una nuova era. Nelle successive sette partite i rossoneri vincono sei gare e ne pareggiano una, con 5 gol di Zlatan Ibrahimovic. Nasce l’idea di un Milan svedese-dipendente (poi sfatato sul finire del campionato). Con la Roma il solo incidente di percorso. Poi altri 12 match senza mai perdere e il primato blindato. In tutto questo, a gennaio: Galliani completa la campagna acquisti iniziata in estate. Ora in totale sono 11 i volti nuovi a Milanello, Berlusconi saluta a malincuore Dinho, Allegri la spunta e ringrazia. Il Milan ha 13 punti virtuali di ritardo dall’Inter, contiene la rimonta e dà l’ultima accelerata nel derby, umiliando i cugini tre a zero. Eh sì che arriva dopo il quarto e ultimo ko stagionale, quello col Palermo. Ma la squadra di Allegri è forte con le deboli e forte con le forti. Pato e compagni vincono tutti gli scontri diretti e inanellano altri 4 successi di fila, fino alla gara dell’Olimpico, quando un solo punto potrà certificare lo scudetto numero 18…Solo a quel punto l’opera sarà veramente completata..ma la festa è alle porte…


