Kakà-Milan: un amore a distanza destinato a restare tale
Pietro Mazzara
Un sms di complimenti, un cuore che si scioglie e il desiderio, un po’ pazzo, di riaverlo a Milanello. Adriano Galliani e Ricardo Kakà, un legame che non si è mai sciolto neanche quando il brasiliano venne ceduto al Real Madrid, in maniera accondiscende, per risanare un bilancio che piangeva lacrime di sangue. Un’operazione che, come ormai noto, ha consentito al Milan di risanare un passivo importante e che, di conseguenza, ha aiutato la società nell’ultima sessione estiva di mercato consentendo di portare a Milanello pezzi da 90 come Ibrahimovic e Robinho. Sotto sotto, inutile nasconderlo, lo staff medico rossonero ha avallato tale cessione ben sapendo della non più perfetta integrità fisica del trequartista.
E’ bastato un messaggio, nel cuore della notte e dei festeggiamenti per il tricolore, a far scendere la lacrima all’amministratore delegato rossonero e a fargli dichiarare che per Kakà farebbe di tutto ma bisogna distinguere il legame affettivo, ancora forte in tantissimi tifosi rossoneri, alla realtà dei fatti. Le voci di mercato si sono espanse a macchia d’olio, cavalcando l’onda, ma non ci sono né i presupposti né la volontà di celebrare un secondo matrimonio. Kakà resterà per sempre nella storia del Milan, è innegabile, ma la società troppe volte è caduta nell’errore del sentimentalismo e della riconoscenza (vedi ritorni di Donadoni e Shevchenko o rinnovi protratti oltre il necessario) e, adesso che la mentalità sembra essere cambiata, pensare a un ritorno del 22 a Milano è quanto meno fantasioso.


