Pirlo, i due motivi dell'addio. Si apre un nuovo ciclo a centrocampo: i nomi del futuro
Antonio Vitiello
Dopo 10 anni di matrimonio Andrea Pirlo annuncia il divorzio dal Milan. Un addio doloroso ma consensuale, che ha commosso sia il centrocampista bresciano che una cospicua parte della tifoseria, legata alle giocate d’alta scuola dell’ormai ex metronomo milanista, che proprio oggi compie 32 anni. Tutta colpa di una stagione travagliata dai guai fisici ma anche di qualche richiesta economica di troppo e la decisione comune di lasciarsi per non farsi ancora del male. Se tutti gli altri giocatori sono entrati in sede con l’intenzione di trovare una soluzione, Pirlo aveva le idee chiare già da settimane. Si è voluti restare in silenzio fino alle fine per non destabilizzare l’ambiente, ma ieri pomeriggio, in via Turati, è arrivata la fatidica confessione: “Sono qui per salutare, le nostre strade si dividono. E' stata una decisione consensuale, non abbiamo nemmeno contrattato, sapevamo già cosa fare”. Il sigillo su un rapporto fatto soprattutto di gioie e soddisfazioni. Il playmaker, esploso definitivamente con Carlo Ancelotti dopo che il mister di Reggilo gli ritagliò un ruolo fatto su misura, è stato negli anni uno dei centrocampisti più ambiti in Europa. Da anni al centro del progetto rossonero, il suo addio sancisce la svolta in casa rossonera, uno stravolgimento che in molti auspicavano per cambiare marcia e sistema di gioco. Non è un caso che con la nuova formula studiata da Allegri, senza Pirlo, il Milan abbia vinto lo scudetto. Negli ultimi mesi era passato da indispensabile a oggetto misterioso, croce e delizia del club rossonero, ormai da 10 anni in cabina di regia, regalava pennellate d’autore. Ma le cose raffinate hanno sempre un prezzo elevato, forse troppo per le casse di via Turati, così la dirigenza milanista ha deciso, a malincuore, di mangiare solo di sostanza e privarsi del piatto prelibato.
L’ingaggio di Pirlo era insostenibile per un club che ha deciso di ridurre drasticamente i costi ed ha chiuso con quasi
70 milioni di rosso. Ma anche troppo distanti le caratteristiche del bresciano dal progetto tattico di Massimiliano Allegri che, al massimo, avrebbe potuto concedergli spazio nella posizione di interno sinistro. Il tecnico toscano molte volte ha sottolineato l’importanza del regista per il Milan, ma praticamene non lo quasi mai più schierato nella sua classica posizione. Infatti con due mediani davanti la difesa, l’ex mister del Cagliari ha costruito la fortuna dei rossoneri, andando a conquistare il 18esimo scudetto. Lo stesso Pirlo ieri all’uscita di via Turati ha svelato che non c’è stata mai nessuna trattativa, sia da una parte che dall’altra avevano già deciso cosa fare. Si inaugura quindi una nuova era del centrocampo, l’addio di Pirlo ha creato un solco tra passato e futuro. Per mettersi al passo con i migliori club europei, i rossoneri dovranno quindi puntare su giovani dalle grandi qualità tecniche e fisiche. Per il centrocampo si fanno i nomi di Fabregas, Hamsik, Pastore, Ganso, gente di caratura internazionale ma che smaterializzerebbero in un batter d’occhio il budget della società. Nomi meno appariscenti ma comunque di grande rispetto sono quelli di Asamoah dell’Udinese, forte e dinamico ma forse ancora poco esperto per il Milan e di Fernando, giocatore che si è appena laureato campione di Portogallo e ha conquistato ieri l’Europa League. Si allontano le ipotesi Pazienza e Lazzari, anche se il secondo piace sempre al tecnico livornese. Ma per un Milan che vuole puntare a vincere la Champions League, sarebbe consigliato alzare l’asticella della qualità.


