A Udine il saluto a Pirlo e forse a Seedorf. Nasce un Milan nuovo, con Asamoah e magari Fabregas
Andrea Distaso
Si conclude con un pareggio per 0-0 a Udine il campionato del Milan tricolore di Massimiliano Allegri. Un buon risultato su un campo da sempre ostico per i colori rossoneri, che consegna ai bravissimi giocatori di Guidolin un meritato quarto posto e consente ai neo-campioni d'Italia di concludere questo ultimo scorcio di torneo da imbattuti. Con la migliore retroguardia della stagione ed il secondo migliore attacco. 82 punti che testimoniano, una volta di più, la grandezza del traguardo raggiunto e le modalità con cui ci si è arrivati.
E' stata per molti l'opportunità di mettersi in mostra, dai vari Amelia, Emanuelson e Cassano, dopo aver guardato diverse partite dalla panchina, fino ad arrivare al debutto in Serie A del giovane Didac Vilà. E' stata anche l'occasione del definitivo commiato dalla realtà milanista di un grandissimo del calcio europeo come Andrea Pirlo. Giocatore di classe indiscutibile e che ha contribuito in maniera grandiosa alla grandissima epopea del ciclo ancelottiano e che quest'anno, per colpa di una serie di acciacchi infiniti, è finito ai margini della rosa. Ma che ha comunque dato il suo apporto alla conquista del 18° scudetto con alcune perle del suo repertorio, come lo splendido gol-vittoria a Parma. Nelle ultime stagioni, probabilmente, è stato coinvolto dal rendimento poco brillante di tutta la squadra e il suo modo di stare in campo un po' compassato ha finito per “annoiare” quella farngia di tifosi che non riesce sempre a giudicare in maniera razionale quello che si vede in campo. Il tifoso passionale che, proprio perchè trascinato esageratamente dall'istinto, oggi osanna il suo beniamino e il giorno dopo lo fischia e lo bolla come finito alle prima difficoltà.
Su questo potrebbe tenere una lezione universitaria anche un certo Seedorf, troppe volte oggetto degli improperi del pubblico di San Siro, che lo aveva eletto a capro espiatorio ideale. Forse anche per lui l'addio è alle porte ma di fronte a fuoriclasse di questo livello io mi tolgo il cappello, in ossequio a quello che hanno dato al Milan in 10 anni complessivamente fantastici. Detto questo, bisogna serenamente accettare il fatto che può darsi che sia arrivato il momento di cambiare, di puntare su gente nuova, con diverse motivazioni e con altre caratteristiche tecniche. Allegri ha iniziato a tracciare una strada ben precisa, che vede una squadra meno palleggiatrice e più votata ad un calcio dinamico e di sacrificio. In cui il mediano sappia abbinare alla capacità di interdizione quella di aiutare il reparto d'attacco con gli inserimenti senza palla. Il Milan dei Flamini e dei Van Bommel, degli Ambrosini e dei Boateng. E nel futuro degli Asamoah e, perchè no (io ci credo molto), anche dei Fabregas. L'unico centrocampista completo e di caratura mondiale capace di far fare il salto di qualità alla corrazzata milanista.


