Fossimo andati ai Mondiali, sarebbe rimasto tutto uguale? E adesso, chi cambia cosa... Conte e Allegri, nessun derby per la Nazionale. San Siro, la farsa continua
Tutti contro tutti non è mai una grande soluzione, ma il risultato di un'anarchia diffusa in cui generalmente sguazzano molti. È evidente che, di fronte a uno sfacelo come quello azzurro che per almeno 16 anni non colora più i Mondiali, le responsabilità siano molto estese: riguardano Federazione, Lega, club, settori giovanili, dirigenti, allenatori. Le riforme di cui si parla in queste ore di rabbia e delusione sono auspicate da anni. Siamo in un Paese dove i bilanci del calcio galleggiano in porto franco, a nessuna azienda sarebbe consentito di procedere nella sua attività con le montagne di debiti di troppe società. Gli organi preposti si accaniscono dalla Serie B in giù, ma in Serie A (in nome degli irrinunciabili brand...) la fanno franca senza che nessuno gli faccia nemmeno il solletico. Le Procure si attivano a comando sul nulla, ma non mettono mai il naso nelle carte in certi cassetti.
Da mercoledì sera, dopo l'ultimo rigore della Bosnia che ci ha lasciati a casa una volta di più, mi interrogo: se fossimo rimasti in 11 contro 11 (e, come credo, avremmo vinto 3-0...), se Kean avesse segnato lo 0-2, se ai rigori fossimo passati noi, insomma se di riffe o di raffe ai Mondiali ci fossimo tornati, tutto quello su cui si vomita da anni sarebbe stato nascosto di nuovo sotto al tappeto? Bastava battere Irlanda del Nord e Bosnia per dimenticare lo schifo sotto cui è sepolto il pallone italiano? Sì, senza dubbio sì. Gravina sarebbe rimasto al suo posto, i settori giovanili avrebbero continuato a insegnare diagonali e raddoppi, sui minorenni avrebbero continuato a lucrare gli avvoltoi che chiedono stecche a famiglie e dintorni, gli stranieri in Serie A sarebbero rimasti il 70%, i talenti promettenti italiani sarebbero rimasti saldamente in panchina. Eccetera.
Non che questo ennesimo disastro porterà a chissà quali rivoluzioni, vedrete: la cultura dell'orticello, la difesa degli interessi personali, l'indole dell'inciucio sono in metastasi inoperabile. Chi ha il potere e le palle per cambiare tutto? Ogni crisi è un'opportunità, dicono i cinesi. Troppo lontani dall'Italia perché noi si riesca a capire. L'unica cosa certa è che Milan e forse Napoli si terranno stretti Allegri e Conte, non essendo la FIGC - tra l'altro - in grado di garantire loro gli stessi lauti ingaggi. Quindi nessun derby per la panchina della Nazionale, prego rivolgersi altrove. Nel frattempo i due allenatori si giocheranno un Napoli-Milan che suona come una manna per l'Inter, non c'era momento migliore perché una sola delle due facesse 3 punti o addirittura se ne prendessero uno per uno. La pressione cui è sottoposta la capolista è destinata a diradarsi subito dopo Pasqua, a meno che non siano i rossoneri a passare al Maradona: gli alti e bassi di questo campionato, però, non darebbero comunque garanzie di completare la rimonta. Le illusioni parrebbero finite a prescindere. Nel frattempo l'unico sistema che funziona è quello di bastonare i tifosi, praticando costi dei biglietti impraticabili e proibendo loro le trasferte: non contenti di inaridire la passione con il triste spettacolo del campo, il calcio italiano colpisce anche da fuori. Alla cieca, miope com'è.
Pronti, via: è iniziato il balletto delle indagini sul passaggio di San Siro a Milan e Inter. Era solo questione di tempo scoprire che, essendo stato un business all'italiana, da qualche parte sarebbero saltati fuori gli scorpioni. In attesa di sapere chi ha fatto cosa, si realizza la prima ineluttabile certezza che avevamo quando - nonostante Scaroni e San Donato - si è capito che la burla tornava là da dov'era partita: in Piazzale Axum. Quell'unica certezza è che i lavori del nuovo stadio, se mai in giorno cominceranno, non saranno prima di qualche anno. Bosnia o non Bosnia, nel nostro Paese nulla cambia e tutto peggiora, nel silenzio del popolo e negli strali degli influencer.






