Cardinale, qua nessuno è fesso. Le dichiarazioni del numero uno di RedBird smontate punto per punto
Questa mattina il Corriere della Sera e la Gazzetta dello Sport hanno pubblicato un’intervista a Gerry Cardinale, con il numero uno di RedBird che è tornato a parlare alla stampa italiana dopo diversi anni. Non c’è stato ancora il confronto aperto e plurale di una conferenza stampa, ma comunque il manager statunitense ha toccato diversi punti della forte crisi che sta attraversando il Milan, senza però mai entrare veramente nel merito e sorvolando volutamente su diversi aspetti contestati fortemente dai tifosi negli ultimi anni.
Analizzeremo quindi tutte le dichiarazioni di Cardinale per dimostrare, ancora una volta, come il proprietario del Milan sia ancora ben distante dal capire cos’è il calcio italiano e cosa vogliono i tifosi.
HO SEMPRE VINTO
C’è una cosa che vuole smentire subito?
“Per esempio che mi interessa solo il denaro e non vincere. È assurdo. Se guarda alla mia vita e alla mia carriera, io ho sempre vinto. E quindi, questa idea che io farei una cosa senza l’obiettivo di essere i numeri uno e di vincere con continuità (e sottolineo con continuità, concetto che sfugge sempre) è ridicola”.
Di getto verrebbe da fare la domanda: “io ho sempre vinto” in cosa? Negli affari? In borsa? Perché nel calcio nessuno ricorda Gerry Cardinale festeggiare titoli o coppe. Poi, sono letteralmente i fatti a far dire al tifoso che l’interesse primario è il bilancio e non l’aspetto sportivo. Elenchiamo cose concrete: con RedBird il Milan ha sempre avuto il bilancio in attivo ma non ha vinto mai la Serie A. Ha conquistato una sola Supercoppa Italiana in modo casuale. RedBird non effettua aumenti di capitale. Il Milan deve essere un club autonomo e autosufficiente. Questo vuol dire che quando va male sportivamente e non si qualifica in Champions League non è contemplato fare un rosso di bilancio pur di tenere i calciatori migliori: la cessione di Reijnders in fretta e furia è lì che lo testimonia.
SONO BRAVO NEL MIO LAVORO
“Devono essere i risultati a parlare e quando le prestazioni non raggiungono il loro potenziale come adesso, sono decisamente agitato. Io non alleno, non segno gol, non difendo, ma posso fare la mia parte: la mia parte è fornire le risorse finanziarie perché possiamo continuare a schierare una squadra vincente, non solo in Serie A, ma, si spera, anche in Europa. Questo è il mio lavoro, e sono piuttosto bravo a farlo”.
Talmente bravo che il Milan l’anno scorso non si è qualificato in Champions League, rischia di non farlo anche quest’anno, l’ambiente è in subbuglio e i tifosi in rivolta. Figuriamoci se non fosse stato bravo cosa sarebbe successo.
LA PREDICA AI TIFOSI
“Provengo da una cultura in cui, quando qualcuno inciampa, lo aiutiamo a rialzarsi, non cerchiamo di cancellarlo. Ora la squadra sta inciampando, perciò vorrei dire a tutti coloro che hanno a cuore la squadra di sostenerla e non demoralizzarla. Ci sono due partite da vincere, restiamo concentrati”.
I tifosi però stanno contestando la squadra e la dirigenza. Come la vive?
“Non biasimo i tifosi per essere arrabbiati, sono arrabbiato anch’io. Sono appassionati quanto me. Ma proviamo a sostenere i nostri ragazzi, invece di buttarli giù. Io provo un senso di responsabilità enorme, quando non siamo all’altezza e vedo la reazione dei tifosi la prendo molto sul personale, sono sconvolto. Mi entra sottopelle e sento un enorme obbligo di sistemare le cose con un’urgenza che nessuno dovrebbe mettere in discussione. Mi sveglio ogni mattina con il desiderio di vincere e con un profondo senso di delusione e frustrazione quando non ci riusciamo”.
Ok non frequentare San Siro, ok non frequentare gli stadi italiani, ok che ogni sua presenza allo stadio diventa notizia dell’ultim’ora, ma puntare il dito ai tifosi quando per un anno intero hanno cantato e incitato la squadra a prescindere da qualsiasi cosa sfiora la fantascienza. La contestazione è verso proprietà e dirigenza: il tifoso del Milan è stanco di doversi vergognare di chi lo rappresenta e si sta esprimendo con forza, ma sempre con modo ed educazione, per farlo sapere a tutti. La contestazione alla squadra è arrivata “solo” dopo il 3-0 segnato dall’Atalanta a San Siro. Contro il Sassuolo, durante i 90 minuti più imbarazzanti della stagione, i tifosi hanno cantato e tifato a gran voce. L’ultima cosa che può fare Cardinale è dire anche solo “A” verso i tifosi del Milan. Che poi, chissà se ha imparato qual è la differenza tra Curva Nord e Curva Sud.
“I SOLDI CHE HO MESSO”
L’ambizione è un punto cruciale. Molti tifosi temono che la sostenibilità finanziaria o la qualificazione in Champions diventino fini a se stessi, invece che un mezzo per riuscire a competere a livelli più alti.
“Mi sorprende che questo debba essere spiegato. Da quando possiedo il Milan abbiamo ottenuto risultati finanziari superiori alle aspettative, abbiamo registrato un flusso di cassa positivo per la prima volta nella storia. Perché è importante? Perché non sto prendendo quei soldi per metterli in tasca, li reinvesto. Ma la narrazione per cui disciplina finanziaria significhi non voler vincere non ha alcun senso. Nelle ultime tre stagioni, abbiamo speso più di qualsiasi altra squadra della Serie A sul mercato. Ora, magari non abbiamo speso al meglio. Mi do un voto più alto per i soldi che ho messo che per come li abbiamo spesi. Dobbiamo fare un lavoro migliore in modo che ci sia una correlazione diretta tra la spesa e le vittorie. Non ci siamo ancora riusciti. Non abbiamo fatto un buon lavoro e lo sistemeremo. Dobbiamo esaminare la struttura e la parte calcistica e collaborare con lo staff tecnico e il direttore sportivo per capire come possiamo lavorare meglio insieme”.
Anche qui, bel minestrone. Il Milan spende quanto incassa. Non c’è dubbio. Tutti i proventi della Champions e delle plusvalenze vengono reinvestiti. Si contesta in modo deciso COME vengono investiti. Torniamo al discorso che ormai accompagna da anni il racconto del mercato del Milan: si sceglie di differenziare la spesa per avere un margine di rischio minore e un ritorno sull’investimento maggiore. Cosa comporta? Tanti giocatori inadeguati, pochi calciatori validi, un continuo ricambio nel gruppo squadra che non permette la creazione di uno zoccolo duro. Vantarsi di aver speso più di tutti, ma comunque incassando altrettanto, non è molto intelligente se i risultati sono questi. Gliela mettiamo terra terra: vendere Tonali per prendere Musah e Loftus o vendere Reijnders per prendere Ricci ed Estupinan non è sintomo di intelligenza sportiva progettuale. E poi, leggere “Mi do un voto più alto per i soldi che ho messo che per come li abbiamo spesi” è abbastanza triste. Anche perché Cardinale non fa aumenti di capitale. Ed essendo un fondo, oltre ai soldi ottenuti con il vendor loan (poi rifinanziato), utilizza i soldi di altri investitori. Di grazia, che soldi avrebbe messo Cardinale nel Milan?
PROGETTARE MENTRE GLI ALTRI VINCONO
Qui faremo un po’ di taglia e cuci per non allungare troppo il brodo. L’intervista integrale la trovate comunque su MilanNews senza nessuna omissione.
“L’obiettivo qui è vincere il più possibile ogni anno, ma anche assicurarci che, mentre lo facciamo, stiamo gettando le basi per vincere costantemente. Potremmo spendere una fortuna, ingaggiando giocatori affermati e puntando a vincere nell’immediato. Ma poi? Bisogna fare entrambe le cose. Se non lo vivi, da americano non capisci il ruolo che il calcio e il Milan hanno nella comunità. Però vorrei che ci si concentrasse di più sui temi cruciali: l’importanza delle infrastrutture sportive; come modernizzare il calcio italiano; perché l’Italia ha mancato un altro Mondiale, il terzo di fila. Invece si fa polemica. Vede, non si tratta solo di Serie A. Si tratta di non presentarsi alle finali di Champions e perdere 5-0; si tratta di giocare in modo competitivo in Europa”.
Ancora la storia, ripetuta ormai a memoria, del vincere in modo costante. Innanzitutto bisognerebbe iniziare a vincere. E sbeffeggiare l’Inter, che quest’anno ha vinto Serie A e Coppa Italia, dimostrando così di vincere in modo continuativo, non è la migliore delle mosse comunicative.
E per concludere, una piccola curiosità. Non sono mai state nominate due figure chiave, sempre sulla bocca dei tifosi ma per motivi ovviamente diversi. Nell’intervista di Cardinale non compare mai la parola “Furlani” e la parola “Maldini”. Che sono letteralmente i punti focali della forte protesta di tutto l’ambiente Milan.
Gerry, volevi fare uno spaghetto al pomodoro ma ci hai messo il ketchup. Da lontano può ingannare, ma da vicino si capisce tutto.






