Il modello Rangnick può funzionare al Milan? Dalle "tre C" all'operazione a cuore aperto, Der Professor non accetta compromessi
Nel potpourri rossonero che riguarda la ricerca di un nuovo management è spuntato nuovamente il ruolo di Ralf Rangnick. I tifosi rossoneri lo ricordano molto bene: nel 2020 sembrava essere l'uomo preposto a guidare a pieni poteri il progetto Milan targato Elliott, con Gazidis pronto a mandare via Pioli, Maldini e Massara a favore del manager tedesco. Fortunatamente, col senno di poi si può dire, non andò così: rimase Pioli, rimasero Maldini e Massara, rimasero Ibrahimovic e Kjaer. Nel post Covid nacque il Milan che poi arrivò a vincere lo scudetto nel 2022.
Sembra una vita fa, e non può essere altrimenti quando in un lasso di tempo così ristretto ci sono stati così tanti cambiamenti: da quel fantastico 3-0 sul campo di Sassuolo che ha certificato la vittoria del 19esimo campionato di Serie A, il Milan ha vissuto in ogni estate ribaltoni e situazioni sempre ai confini della realtà (sportiva). Anche quest'anno non è da meno, anzi. Il giorno dopo la sconfitta col Cagliari il numero uno di RedBird Gerry Cardinale ha deciso di licenziare Allegri, Furlani, Tare e Moncada: al momento ci sono ben quattro cariche vacanti.
E visto che il tempo è poco, gli impegni improrogabili (Ibra a breve parte per gli USA per fare l'opinionista durante il Mondiale), le cose da fare tante è nata nuovamente l'idea Ralf Rangnick. Accentratore, minuzioso nei dettagli e assolutamente allergico ai compromessi. Decisamente la figura di cui ha bisogno il mondo Milan in questo momento, no? Der Professor, così lo chiamano in Germania, ha un modo tutto suo di intendere il calcio e negli anni non ha mai smesso di dimostrarlo.
RANGNICK E IL PRECEDENTE AL LIPSIA: NO AI COMPROMESSI
Nel 2020 è stato lui stesso a dirlo in un'intervista per Mitteldeutsche Zeitung: "Per me si tratta di aver una certa influenza, che non c'entra col potere, anche se in certe situazioni ne hai bisogno per portare avanti certe cose. Mi ricordo i primi giorni al Lipsia: non c'erano fisioterapisti, i dottori andati, nessun tecnico. E la stagione sarebbe dovuta iniziare in due settimane. Servono decisioni rapide: prima ho ingaggiato Alex Zorniger, poi andai a Lipsia e assunsi due nuovi fisioterapisti e due nuovi dottori in cinque ore. Alexander Sekora mi raccomandò gli altri. Se dovessi pensare teoricamente di dover andare da qualche altra parte, dovrei poter fare le cose in questa maniera". Tradotto: lui arriva, decide e fa tutto in poco tempo. Non vuole intralci, non vuole riunioni, non vuole lungaggini burocratiche e call con Londra per poter avere permessi e nullaosta. Una figura del genere può funzionare nel contesto rossonero attuale?
LE TRE C DI RANGNICK: CAPITALE, CONCETTO E COMPETENZA
Diventato "famoso" per aver dato una struttura rigida e funzionante a tutto il mondo Red Bull, con il Lipsia che sotto la sua guida passò da essere una squadra di seconda serie a qualificarsi quasi regolarmente in Champions League, per Rangnick sono fondamentali tre concetti. Afferma che per avere successo bisogna avere tre cose, tutte e tre assolutamente indispensabili: capitale, concetto e competenza.
Capitale: in ogni progetto a cui si è dedicato ha sempre avuto grande disponibilità economica, non solo per il mercato ma anche per avere le migliori strutture di allenamento, di ricerca e di tecnologia applicata al calcio. Concetto: una chiara idea di gioco (gegenpressing) da allenatore e una visione strategica a lungo termine da dirigente. Competenza: quella dello staff, degli allenatori e degli specialisti ingaggiati per ogni singolo aspetto. Ralf ha sempre studiato, non solo di calcio, per poter conoscere sempre al meglio quello che lo circonda. Ritorna la domanda: è possibile sviluppare un qualcosa del genere nel contesto del Milan attuale?
RANGNICK E L'OPERAZIONE A CUORE APERTO
Nel recente passato c'è stato un "top club", le virgolette sono necessarie, che come il Milan aveva assolutamente bisogno di una forte riorganizzazione interna: il Manchester United. I Red Devils lo nominano allenatore della prima squadra il 29 novembre 2021 dopo aver esonerato Ole Gunnar Solskjaer: allora Rangnick firmò anche un contratto da consulente per le successive due stagioni. L'idea era quella di portare a termine la stagione, individuare un allenatore su cui costruire un progetto definito a partire dall'annata successiva e avere un certo tipo di controllo sull'area sportiva anche da "fuori". Cosa andò storto? Praticamente tutto. I metodi del tedesco non furono mai accettati dalla squadra e la struttura dirigenziale dello United non era né snella e né propensa a seguire le idee del manager.
Il risultato? Rangnick, ad aprile 2022, rilasciò un'intervista che divenne subito iconica: "Una delle pochissime cose buone della situazione attuale è che è cristallina. Non hai bisogno degli occhiali per analizzare e vedere dove sono i problemi, perché è chiaro che non è sufficiente fare alcuni piccoli interventi di estetica, ma si dovrà proprio procedere con una operazione a cuore aperto". Secondo lui lo United aveva bisogno di una rivoluzione completa e totale. Cosa ottenne? Nulla. La dirigenza lo scavalcò nella scelta dell'allenatore, arrivò ten Hag dall'Ajax, e lui abbandona anche il posto da consulente per evidente incompatibilità con l'ambiente.
L'anno scorso è tornato sull'argomento nel corso di una trasmissione tedesca: "Allo United dovevano fare cambiamenti fondamentali quando ero lì. Da allora hanno speso 700/750 milioni di sterline...". A parte quest'anno, con i Red Devils che sembrano aver trovato finalmente una sorta di stabilità con Carrick in panchina, Rangnick non aveva assolutamente torto.
Alla luce di tutto questo, chiediamo ancora una volta. Ralf Rangnick può funzionare nel contesto di questo Milan? O meglio: il Milan di Cardinale e Ibrahimovic accetterebbe di lavorare con un "one man show"?






