Il modello Rangnick: la visione di Ralf, lo stesso modulo dalla prima squadra alle giovanili, le regole sul mercato, l'uso dei dati e la cura dei dettagli
Per il ruolo di nuovo direttore tecnico, il Milan sta pensando seriamente a Ralf Rangnick, attuale ct dell'Austria che in passato ha gestito l'area tecnica delle due squadre della galassia Red Bull, cioè Salisburgo e Lipsia, seguendo un modello ben preciso che il tedesco vorrebbe riproporre anche nel Diavolo. Ma di cosa si tratta e cose prevede questo "modello Rangnick"?
LA CARRIERA DA ALLENATORE DI RANGNICK
Come rivela DAZN, il cosiddetto "modello Rangnick" nasce nelle serie minori della Germania, dove il tedesco ha cominciato a fare l'allenatore dopo una modesta carriera da calciatore. Dopo aver iniziato nella squadra della sua città, il Viktoria Backnang, il suo lavoro prosegue al Reutlingen, poi allo Stoccarda, all'Hannover, allo Schalke 04, all'Hoffenheim, fino al 2012 quando arriva nella galassia Red Bull, dove assume l'incarico di direttore sportivo sia del Salisburgo che del Lipsia. La richiesta è semplice: Rangnick deve riproporre quel modello di gestione verticale che aveva fatto vedere soprattutto all'Hoffenheim.
IN COSA CONSISTE IL MODELLO RANGNICK?
Ma in cosa consiste questo "modello Rangnick"? Il tedesco parte da un presupposto molto chiaro: nel calcio non si può improvvisare, ma servono visione, struttura e coerenza in ogni settore del club. Il suo modello si basa su cinque pilastri fondamentali: identità di gioco chiara e condivisa, reclutamento strategico e sostenibile, sviluppo sistemico dei giovani calciatori, struttura organizzativa integrata e innovazione e scienza applicata al calcio. La visione e la filosofia di un club deve essere la stessa dalla prima squadra alle giovanili, così come tutte le formazioni devono giocare con lo stesso modulo e con lo stesso stile di gioco, che si basa su un calcio deve essere aggressivo, veloce e verticale (il principio guida è il famoso "gegenpressing").
CON RANGNICK IL MERCATO DEVE ESSERE INTELLIGENTE
Il modello prevede poi regole ben precise anche sul mercato dove non si devono acquistare nomi, ma profili. L'idea di base è di prendere giocatori tra i 16 e i 22 anni, provenienti da mercati "minori" come Africa, Balcani, Sudamerica, ma anche secondi campionati europei. Dunque l'obiettivo è comprare a poco, formare internamente il gocatore e poi vendere a tanto, anche se un principio fondamentale su cui si basa il pensiero di Rangnick è che il successo sportivo non deve essere sacrificato in nome del mero guadagno. Qualche nome di giocatori "scoperti" dal tedesco? Sadio Mané, Erling Haaland, Roberto Firmino, Joshua Kimmich, Timo Werner, Naby Keïta, Takumi Minamino, Joel Matip, Dayot Upamecano, Patson Daka, Karim Adeyemi, Diego Demme, Dominik Szoboszlai, Teemu Pukki e Emil Forsberg.
PER RANGNICK IL SETTORE GIOVANILE DEVE ESSERE UN LABORATORIO DI TALENTI
Ok il mercato, ma l'obiettivo è inserire in prima squadra anche calciatori cresciuti nel settore giovanile che con la ristrutturazione di Rangnick deve diventare un laboratorio di talenti dove tutti (allenatori, analisti, nutrizionisti e psicologi) devono lavorare insieme su ogni giocatore. Ogni ragazzo ha poi il suo piano di sviluppo individuale.
RANGNICK E L'IMPORTANZA DEI DATI E DEI DETTAGLI
Per Rangnick tutte le decisioni devono essere prese su base analitica, quindi un ruolo fondamentale lo hanno i dati e i KPI (Key Performance Indicator, ossia "indicatori chiavi di prestazione"), vale a dire dati per misurare e valutare le prestazioni di società e singoli giocatori (ma anche dirigenti sportivi) rispetto al raggiungimento degli obiettivi prefissati. Con il tedesco alla guida dell'area tecnica, il Salisburgo ha poi investito in tecnologie all'avanguardia: Gps, software di videoanalisi, intelligenza artificiale per il carico di lavoro e test psicoattitudinali. Rangnick ha portato anche una cultura della scienza applicata, basata su nutrizione personalizzata, regolazione dei ritmi sonno-veglia, prevenzione infortuni con biomeccanica e mental coaching. Tutto questo con un obiettivo ben preciso: massimizzare il potenziale di ogni calciatore per rendere la squadra più forte.
IL MODELLO RANGNICK E' REPLICABILE ANCHE AL MILAN?
Difficile rispondere a questa domanda perchè sono troppi i fattori che possono favorire o ostacolare il lavoro di Rangnick, il quale ha sempre sottolineato che il modello non basta copiarlo semplicemente, ma richiede tempo (almeno 3-5 anni), coerenza tra proprietà, dirigenza e staff tecnico e resistenza alle pressioni esterne (media e tifosi per esempio). Durante la sua carriera non sono mancate ovviamente le critiche al modo di lavorare del tedesco che è stato spesso definito troppo aziendalista, così come che una struttura come la sua rischia di trasformare una squadra solo in una fabbrica di plusvalenze.






