ESCLUSIVA MN - Caressa: "Ibrahimovic cominci a lavorare per il Milan. Rangnick l'uomo giusto, ma ad una condizione"
Arrivati al 5 di giugno in casa Milan continua a dominare l'incertezza. Non è stato ancora individuato un nuovo amministratore delegato, né tanto meno un direttore sportivo, tecnico e l'allenatore. A questo c'è da aggiungere anche le ultime uscite pubbliche di Rafael Leao che continua a strizzare l'occhio a Premier League e Liga definendo conclusa la sua esperienza in rossonero. Di tutto questo la redazione di MilanNews.it ne ha parlato in compagnia del collega di Sky Sport Fabio Caressa a margine della presentazione del nuovo libro di Ivan Zazzaroni.
Cosa pensa della situazione che sta vivendo il Milan? Come pensa si stia muovendo il duo Cardinale-Ibrahimovic?
"Sicuramente per noi è strano vedere questa situazione a questo punto. Mi auguro per i tifosi del Milan che la situazione è questa perché si stanno prendendo decisioni importanti. È anche vero che ci si è trovati a fine campionato in una situazione del tutto inattesa ed inaspettata, e si è tirata una linea che per il risultato è anche comprensibile. L'importante sarebbe avere una visione, seguire un orizzonte ed avere degli uomini per raggiungerlo. L'orizzonte deve essere chiaro: la proprietà del Milan deve capire dove vuole andare e deve fare una scelta irrinunciabile, cioé pensare ai risultati sportivi e a un obiettivo che possa essere condiviso con chi il calcio lo vede, cioé i tifosi".
Pochettino, Planes, Jaissle, Glasner e Rangnick, tutti nomi stranieri: lei è d'accordo o punterebbe su italiani?
"Se la visione è organizzarsi come si è organizzata la RedBull, con un processo che prevedeva tre squadre, e si ha una visione di questo tipo, allora Rangnick è l'uomo giusto. Ma quanti anni gli diamo per arrivare all'orizzonte? Perché non è che adesso si fa la squadra e a settembre questa è pronta. Bisogna essere chiari nel dire, e secondo me può essere anche un discorso che i tifosi del Milan potrebbero accettare, ovvero il cominciare un nuovo processo con i risultati che si vedranno dal terzo anno in poi, con il Diavolo che potrebbe diventare una delle migliori squadre europee perché sono stati messi insieme trading, programmazione e lavoro sul bilancio. Però ci vuole programmazione. Se si deve prendere un uomo per il nome e non dandogli gli strumenti necessari per fare quello che ha fatto altrove è abbastanza inutile".
Il poker di licenziamenti è stato giusto? I responsabili del fallimento di quest'anno sono stati loro?
"Avevano delle responsabiità, e quando il risultato non arriva, soprattutto se hai basato la tua carriera sul risultato, è normale che tu finisca per essere il responsabile. Mi è sembrata una scelta, anche per quello che si sà per i rapporti difficili, comprensibile. Adesso, però, se Ibrahimovic deve essere il responsabile bisogna comunicarlo, e bisogna che si chiuda in un ufficio a Milano e cominci a lavorare".
E non andare in America a fare il Mondiale
"Questo non mi permetto di dirlo, però si chiuda in un ufficio e cominci a lavorare per il Milan".
Leao ha difatti annunciato il suo addio: pensa che la sua esperienza al Milan sia davvero finita?
"Io penso che quando Leao ha detto che al Milan ha dato tutto la risposta sarebbe stata: "Negli ultimi 3 anni non ce ne siamo accorti"".
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