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Saelemaekers: "Il Milan è casa: molto orgoglioso di essere qua. Tanto grato a Maldini e Pioli"TUTTOmercatoWEB
© foto di www.imagephotoagency.it
Oggi alle 20:00Primo Piano
di Francesco Finulli
per Milannews.it

Saelemaekers: "Il Milan è casa: molto orgoglioso di essere qua. Tanto grato a Maldini e Pioli"

Alexis Saelemaekers, giocatore del Milan, in un'intervista a Cronache di Spogliatoio ha raccontato alcuni momenti chiavi della sua carriera

Quattro anni fa il Mondiale lo aveva solo sfiorato, inserito tra le riserve, quest'anno Alexis Saelemaekers sarà invece protagonista con il suo Belgio alla rassegna iridata che inizierà giovedì sera tra Messico, Stati Uniti e Canada. Il giocatore del Milan, reduce dalla sua stagione di ritorno in rossonero tra alti e bassi dopo due anni trascorsi in prestito, è stato intervistato in esclusiva dai colleghi di Cronache di Spogliatoio proprio in vista dell'importante appuntamento estivo. Le sue dichiarazioni.

MILAN, PARLA SAELEMAEKERS: LE SUE DICHIARAZIONI

Su Stéphane Poels, il suo primo allenatore, che gli ha mandato un video-messaggio:

"È una persona importante nella mia prima squadra. Mi ha accompagnato quando ero bambino nei miei primi allenamenti e nelle prime paritte. È una persona a cui sono molto grato perché è grazie a persone come lui che sono arrivato al giocatore che sono oggi"

Sul legame con il Belgio:

"A parte il meteo che è molto freddo, il nostro è un paese molto caloroso. La gente è molto familiare e si aiutano a vicenda. È il mio paese di origine e quindi ci sono molto legato. Per me è sempre un piacere tornare per vedere la mia famiglia e i miei amici. Ci sono anche dei monumenti molto belli da visitare. Poi ti posso parlare di Bruxelles che è la mia città di origine: è molto bella e bisognerebbe visitarla"

Sul legame con i genitori che vengono ogni due settimane a Milano in macchina:

"Mia madre non ha la patente quindi lo accompagna ma a mio padre piace venire in macchina: dice sempre che è più comodo, che può partire quando vuole lui e che così può vedere i bei paesaggi. A lui piace e anche a mia mamma: loro sono rimasti molto umili e io provo tanto a raccogliere questa umiltà da loro, è una cosa bellissima. Penso che nel mondo del calcio sia importante rimanere umili. Mi aiutano tanto su questo punto"

Su come cambia dentro e fuori dal campo, su che persona si sente:

"A volte mi dispiace un po' dell'immagine che ha di me la gente: sul campo sono totalmente diverso da come sono nella vita reale, fuori dal campo. Sono una persona che dà tanto alle persone che vuole bene e sono molto rispettoso. Grazie ai miei genitori sono anche una persona molto umile. È vero che nel calcio è difficile trovare gente così: quando diventi famoso e inizi a guadagnare un po' di soldi, è difficile rimanere se stessi e la persona che sei stato da bambino. È vero che tanta gente che mi conosce bene nota tanto questa mia differenza: alcuni pensano che forse sono arrogante e vorrei solamente dirgli di conoscermi fuori dal campo che cambiano sicuramente idea"

Su come ha vissuto la fama:

"Questa parte è molto difficile. Inizi ad avere fama e soldi da molto giovani, circa 18 anni. Non sei ancora maturo e non sei ancora un uomo: non capisci davvero il valore dei soldi, cos'è la notorietà. Quindi è difficile da gestire. Ma come dico io, ho avuto la fortuna di avere una famiglia che è molto umile e che rimane sempre con i piedi per terra, una famiglia che sa anche quando io sto uscendo un po' dalla via aiutandomi a rimettermi dentro. È una grande fortuna che ho io ma a volte ci sono tanti giocatori che non hanno questo appoggio e per loro è più difficile. Penso che alcuni fanno degli errori che poi li fanno maturare"

Sul fatto di aiutare i più giovani a non commettere gli stessi errori:

"Forse senza neanche saperlo o forse dando qualche consiglio su qualcosa che per me era una cosa normale ma che magari a loro è rimasta in testa e li ha aiutati per la loro vita. Quando parlo con un ragazzino, un po' più giovane di me, se fa un errore che ho fatto io provo ad aiutarlo e indicargli la buona strada. Forse ho dato consigli e aiutato ma non lo so nemmeno. Nel calcio questo c'è tanto: tanti giocatori ti aiutano quando sei più giovane a stare sulla strada giusta, è una cosa bella del nostro mondo. I giocatori con più esperienza aiutano quelli che ne hanno meno"

Su come Olivier Giroud lo ha aiutato:

"Olivier è stata una persona molto molto importante. Abbiamo legato tanto insieme. Ho avuto la fortuna di passare le vacanze con lui, di incontrare la sua famiglia, i suoi figli. Abbiamo un rapporto molto molto stretto. È arrivato in un periodo della mia vita in cui era molto importante per me avere un appoggio. Sono arrivato a Milano molto giovane, senza la mia famiglia che è rimasta in Belgio: avere una persona di quell'esperienza lì che mi ha aiutato e dato consigli tutti i giorni, è stato per me una parte di crescita personale enorme. Gli sono molto grato di tutto quello che ha fatto per me: glielo ho già detto e lo sa. Abbiamo legato tanto e siamo rimasti grandi amici"

Sul momento che gli ha fatto capire l'importanza di Giroud:

"È una cosa che senti subito, dal primo giorno: senti che quella persona ha un'aura positiva per te. Io l'ho sentito subito e secondo me lui ha sentito di aver bisogno di svolgere questo ruolo nei miei confronti: è stato molto naturale. C'era anche una differenza di età: a volte andavo oltre il limite e lui mi rimetteva al mio posto, sapeva come doveva fare con me. Abbiamo avuto molto rispetto reciproco. È stato molto bello"

Sul salto da Belgio a Italia:

"I primi due o tre mesi, dico la verità, mi chiedevo cosa ci facessi a Milano. All'Anderlecht il livello è molto alto ma non è paragonabile a quello della Serie A. In allenamento in Belgio, a volte, sbagliavamo passaggi o facevamo errori tecnici, andava bene lo stesso: qua mi sono reso conto che anche un passaggio sbagliato ti può costare la sconfitta e non è accettabile. Questo è stato molto molto difficile all'inizio, ero molto giovane e non capivo questo livello di esigenza del Milan. Però piano piano sono risucito a capire quali sono le mie responsabilità in questo tipo di squadra e ti porti al livello della squadra. Poi quando sei più libero, le tue giocate e il tuo talento esce di più. Sono stato tanto grato in quel momento a Paolo Maldini e Stefano Pioli che mi hanno dato tanto tempo per crescere, visto che ero giovane e avevo bisogno di questo tempo. Poi passare da Bruxelles a Milano è anche molto diverso. Oggi, però, se dovessi tornare indietro sceglierei di trasferirmi a Milano 1000 volte ancora. Milano è come casa, il Milan è come casa: sono molto orgoglioso di essere qua e fare parte di questo progetto"

Sull'importanza di aver avuto persone che gli hanno dato tempo, al Milan e a Bologna:

"La fiducia delle persone importanti in un club fa tutto. Quando hai gente come Stefano Pioli e Paolo Maldini che ti danno il tempo di cui hai bisogno per crescere, quello fa la differenza e quello mi ha fatto crescere facendomi diventare il giocatore che sono oggi. Al Bologna ho avuto la fortuna che Thiago Motta ha capito la situazione in cui ero: all'inizio sono venuto al Bologna con l'aspettativa di fare la differenza dall'inizio, poi ovviamente giochi con giocatori di alto livello e ti rendi conto che se non lavori facendo le cose al 100%, non riesci a fare le cose che vorresti. Lì ancora una volta, avere le parole giuste di un allenatore come Thiago Motta, che ha avuto un'esperienza enorme nel mondo del calcio e sa di cosa parla, mi ha dato la fiducia di mettermi tranquillo e costruire piano piano. Questo ha fatto la differenza nel mio percorso".

Sulla Nazionale italiana:

"È normale avere tante aspettative sulla Nazionale Italiana come ce l'hanno i tifosi, però a volte si deve lasciare il tempo ai ragazzi di crescere insieme, di avere un progetto stabile e riprendere fiducia. Io credo che tutti i giocatori sono al livello giusto per giocare questo Mondiale però, a volte, quando la vita decide che non è il momento, non è il momento. Devi avere il tempo di costruire con una base stabile e non a caso. Spero per l'Italia che ci sarà nella prossima competizione internazionale"

Sui dubbi durante la carriera:

"Mi è capitato tantissime volte. Ci sono state tante persone che mi vogliono bene che hanno saputo dirmi le cose giuste per quei momenti lì. Nel calcio ci sono tantissimi momenti di dubbio. Io sono molto sicuro di me stesso e so che se sono qua è grazie al mio lavoro, oltre che un po' di talento. Però la cosa che è difficile è che a volte fai tutto al 100% ma le tue giocate non escono: a volte è una cosa che non sai spiegare. Quest'anno ne ho parlato anche con Adrien Rabiot o altri giocatori: gli dicevo di star facendo al 100% tutto quello che sapevo di dover fare in campo e fuori però non mi riesce. E lì le persone con esperienza mi hanno detto che sarebbe arrivato il momento e che avrei dovuto essere sereno continuando a fare le cose semplici. Ci sono tanti dubbi in una stagione o in una carriera"

Sulle tante posizioni giocate in carriera:

"Allora per primo terzino destro, poi terzino sinistro. Mi manca il centrale difensivo: ho fatto il portiere ma solo da bambino, non professionista. A centrocampot ho giocato nella posizione box-to-box di mezzala, ho giocato trequartista, ho giocato a destra e sinistra. Ho anche giocato punta all'Anderlecht ma non segnavo e hanno capito subito di mettermi sulla fascia. A volte è positivo perché un allenatore sa di poter sempre contare su di me; altre è difficile perché non riesci ad abituarti a una posizione fissa e prendere gli automatismi della posizione specifica. Avendo fatto tutta la stagione a destra, mi sento molto meglio: questo ti fa crescere. Prima ho cambiato tante volte ed è stato difficile performare al 100%. La cosa positiva è che un allenatore sa che dove ti mette, tu farai bene"

Sui sogni da bambino

"È vero che volevo fare il veterinario, è sempre stato il mio sogno da bambino: calciatore e veterinario. Il ginnasta è perché mio papà lo era e dunque di conseguenza ha voluto che io facessi un po' ciò che ha fatto lui, perché lo ha aiutato"