Il linciaggio di Adani. Cardinale, servirebbe “cedere” Ibra. Ripartire da Maignan e Rabiot
Primo pensiero ai Mondiali. È stata una grande passerella individuale, talenti e stelle di valore, con poche proposte di squadra salvo qualcuna di quelle meno attese. Rare le belle partite, premiate dalla formula soprattutto piccole nazioni e Nazionali modeste. Suggestiva la finale tra Spagna e Argentina, unite dall’idioma, divise dalla storia. Iberici solidissimi, coraggiosi e bene organizzati, sudamericani con più qualità. Nessun pronostico e nessuna preferenza: vinca il migliore. Partita da godere, speriamo di livello più alto della media fin qui espressa.
Costretti al divano per la terza volta consecutiva, noialtri italiani non abbiamo potuto far altro che discettare e giudicare vicende altrui. Violento il linciaggio cui è sottoposto Lele Adani, non tanto e non solo dal pubblico, ma soprattutto da giornalisti o presunti tali. Un massacro, per lo più da parte di frustrati perché ai margini dell’evento. (Giorni fa, sulla cloaca social che è X ex Twitter, mi sono imbattuto persino nell’attacco di un “collega” ai telecronisti di Wimbledon, sferzante e livoroso. L’etica è finita sotto gli zerbini, la casta si è infettata all’interno (non da oggi), l’Ordine professionale è ormai in letargo su queste vicende: si occupa solo dei ritardi nel pagamento annuale del bollino, il resto non è interessante).
Confesso che quando commenta Adani, tengo il volume basso e fatico a sentire la sua esaltazione sicuramente eccessiva, un’enfasi debordante, un linguaggio pittoresco per usare un eufemismo. Mi domando però: che differenza c’è tra Adani e i giornalisti che usano i social (ma anche le radio e le tv) come i muri dei cessi delle stazioni? Che differenza c’è tra il tono delle loro sentenze - anche solo quelle scritte e non urlate - e la modulazione vocale di Adani? Chi è meglio tra uno che strilla e festeggia come un bimbo e un adulto che insulta il prossimo? A caratteri tutti maiuscoli…
Lele Adani è certamente, indiscutibilmente sopra le righe, sarà anche fastidioso (come la maggior parte di blogger, influencer, parvenu di varia estrazione), ma è soprattutto grazie a lui se la pubblicità dei Mondiali Rai sta surclassando la concorrenza. Ed è, guarda caso, lo stesso perverso meccanismo di chi usa i social a caccia di follower e likes (e soldi, suppongo): bestemmiare, essere volgari, insultare, far vedere le tette, scatenare risse, insozzare il web. Cose che Lele non fa: la differenza è che Adani è sempre stato così, sebbene nel frattempo si sia amplificato. La cosa che fa sorridere è che TikTok, reel e video dei telecronisti sudamericani, che fanno come e peggio di Adani, ci piacciono e ci fanno sorridere molto. Forse perché sono brevi…
Stendo invece un velo pietoso sull’esternazione indignata dell’amica Paola Ferrari su Diletta Leotta: “Non possiamo stare zitte di fronte a un esempio femminile che punta esclusivamente sull’attrazione fisica”. Io credo invece di sì, cara Paola: meglio tacere. Eccome.
Il presenzialismo quasi esasperato di Gerry Cardinale rispetto alla quotidianità rossonera, è in gravissimo ritardo di 4 anni. In attesa di vedere se a questa assiduità seguiranno fatti concreti nell’allestimento e nell’ambizione di una rosa altamente competitiva, dia la sterzata più importante per il nuovo corso societario (se finalmente è stato imboccato, un nuovo corso): escluda Zlatan Ibrahimovic da qualsiasi ingerenza gestionale. La ventilata conferma di Maignan, Rabiot e sembrerebbe anche Modric, è di sicuro una buona base di partenza: il recupero del milanismo parte assolutamente, indiscutibilmente da identikit umani e professionali come i loro.


