ESCLUSIVA MN - Youri Mulder: “Reijnders in Arabia per 100 milioni in cinque anni? Anche al Milan guadagnava tanto. L'Arabia sta diventando il grande calcio, per questo ci va. E poi sistemerà anche le prossime generazioni"
Youri Mulder, leggenda dello Schalke 04 ed ex nazionale olandese, ha parlato in esclusiva al giornalista Alessandro Schiavone per MilanNews.it del trasferimento di Tijjani Reijnders all’Al-Qadsiah, in Saudi Pro League. Mulder faceva parte del grande Schalke degli anni ’90 che nel 1997 conquistò la Coppa UEFA battendo l’Inter nella finale di Milano ai rigori.
Youri, il suo connazionale Reijnders è pronto a trasferirsi in Arabia Saudita, all’Al-Qadsiah, appena un anno dopo il passaggio dal Milan al Manchester City. Cosa pensa della sua scelta?
«In Olanda gli augurano tutti il meglio. Il calcio è un mondo professionale e sappiamo che anche il campionato saudita sta migliorando sempre di più. Gli auguro ogni bene».
Si parla di un contratto da circa 100 milioni di euro in cinque anni. È impossibile dire di no a una cifra del genere?
«Non so esattamente quanto sia la cifra, ma al City guadagnava già molto, così come al Milan. Credo che sia una cosa comprensibile. Nel calcio, però, c’è sempre anche un aspetto sportivo. Ci sono Nazionali che continuano a convocare giocatori che militano in Arabia Saudita, quindi da questo punto di vista non vedo particolari problemi. La sua decisione è comprensibile».
Un anno fa era considerato uno dei migliori centrocampisti della Serie A e anche uno dei migliori al mondo. Il Manchester City e Pep Guardiola lo volevano fortemente. Ora, invece, sembra destinato ad allontanarsi dal grande palcoscenico…
«Non so se l’Arabia Saudita non sia a sua volta un grande palcoscenico già. Il campionato sta migliorando sempre di più. Naturalmente è un peccato (se va via dalla Premier, ndr), ma nel calcio professionistico conta anche quanto guadagni. E in questo caso si tratta di una cifra davvero straordinaria. Inoltre, non deve pensare soltanto a se stesso, ma anche alla sua famiglia: economicamente, garantirebbe sicurezza anche alle prossime generazioni. Posso capire la sua decisione».
E non tutti giocano a calcio con l’obiettivo di avere 20 trofei in bacheca a fine carriera. C’è anche chi vuole arricchirsi e vivere da re una volta smesso di giocare.
«Sì, ma ovviamente si gioca anche per vincere trofei. Io ho giocato in Germania e mi piaceva tantissimo scendere in campo nei grandi stadi davanti a tantissime persone. Ma è una scelta personale. Se non sei tu a prendere quella decisione, è difficile dire agli altri se dovrebbero farlo oppure no. Posso capire la sua decisione. Se avessi fatto la stessa scelta? Non lo so, non conosco tutti i dettagli».
Secondo lei avrebbe dovuto rimanere al Milan? E perché i grandi giocatori della Serie A spesso fanno fatica in Inghilterra, mentre giocatori considerati buoni ma non fenomenali in Premier League, come Malen o McTominay, possono diventare decisivi in Italia? Lo stesso Reijnders, a Milano, era considerato un fenomeno.
«Non saprei rispondere. È una domanda generale e bisognerebbe analizzare ogni caso e ogni partita. Non credo comunque che sia una regola. Ci sono ottimi esempi in entrambi i sensi. Tonali, per esempio, era molto bravo in Italia ed è molto bravo anche in Inghilterra. Ci sono anche casi opposti».


