Gonçalo Ramos si racconta: "Mi piacerebbe vivere a lungo a Milano. E col mister non parlo dei due gol che gli ho segnato col Benfica"
Gonçalo Ramos, arrivato in estate dal PSG per 74 milioni di euro, è il colpo più costoso della storia del Milan. Il centravanti è stata una richiesta specifica di Amorim che Cardinale ha accontentato in tempi piuttosto brevi. Il portoghese ha dimostrato subito grande attaccamento e impegno: ad oggi ha segnato 1 gol, ha fornito un assist e ha giocato sempre in funzione della squadra in tutte le fasi. I numeri offensivi sono destinati a migliorare, ma ad oggi è l’atteggiamento che va sottolineato: sempre positivo e propositivo. L’attaccante ha rilasciato un’intervista ai canali ufficiali del club rossonero e queste sono le sue dichiarazioni:
Sull’affetto dei tifosi:
“È stato molto bello, ho incontrato i tifosi per la prima volta a Giacarta dove abbiamo tanti sostenitori. È stato incredibile, perché eravamo così lontani da casa ma potevamo sentire chiaramente il loro supporto. Capisci quanto il Milan sia enorme come Club e come tifoseria. I nostri tifosi ci danno forza e sostegno in ogni partita. Mi piace sentire questo calore durante la partita. A volte può sembrare un piccolo aiuto, ma nei momenti importanti è fondamentale”.
Prima di venire a Milanello quest’estate hai trascorso del tempo con la tua famiglia in Portogallo?
“Ogni anno trascorro almeno una settimana in Algarve con la mia famiglia, perché è speciale. Ci sono tantissimi turisti e c’è un po’ di tutto: bel clima, buon cibo, c’è tranquillità se riesci a trovare i posti giusti. Per me è Olhão, con il litorale che costeggia la città… Si chiama Rio Formosa, è uno dei posti più belli dell’Algarve. Secondo tutti lo dovrebbero visitare perché il Portogallo e l’Algarve sono luoghi speciali. Amo vedere il mare ed essere vicino al mare perché sono nato e cresciuto lì. Non mi piace molto nuotare in mare perché ho paura (ride, ndr). Amo la spiaggia e respirare l’aria di mare. Senti qualcosa di speciale, di diverso”.
Il tuo piatto preferito?
“In portoghese si dice “choco”, seppia. Lo cucini in padella e poi lo mangi con le patate con su della salsa. È il mio piatto preferito”.
Ti ricordi i primi passi nel mondo del pallone?
“Gioco a calcio da sempre, non so esattamente da quando. La mia prima squadra è stata l’Olhanense, a 4 anni. Ho cominciato a giocare con bambini più grandi di me, loro avevano 5-6 anni. Ero il più piccolo perché non c’era una squadra per la mia età in quel momento ma io volevo giocare. Questo è il mio primo ricordo”.
Che rapporto hai con la tua famiglia?
“Cercano sempre di aiutarmi e di insegnarmi nuove cose. Passo tanto tempo con mio nonno. Non so molto della sua carriera da calciatore, so più di quella di mio padre perché me ne hanno parlato. Anche adesso mi aiuta ogni settimana, in ogni partita. Lui è sempre il primo ad aiutarmi in ogni momento. Lui giocava quindi sa di più delle altre persone cosa vuol dire giocare e fare determinate cose in campo. Lui è anche il primo a dirmi la verità e a esigere di più da me. Se ad esempio faccio 5 gol in una partita, ma poi ne sbaglio uno la prima cosa che mi dice è: “Potevi fare meglio in quell’occasione”. Lui è sempre schietto con me e mi spinge sempre a migliorarmi e a salire di livello. Mia madre invece è molto più loquace di mio padre. Mio padre è più riservato, più tranquillo. E mia madre alza il tono della voce perché non riesce a gestire lo stress”.
Sul fratello minore:
“Ho già vissuto quello che sta vivendo lui adesso quindi è facile dirgli certe cose ed aiutarlo. Abbiamo trascorso molto tempo insieme. Ha già vissuto momenti importanti insieme ai migliori giocatori del mondo. Credo che sia il modo migliore per prepararlo ad essere pronto se un giorno dovesse raggiungere questo livello o addirittura uno più alto, così potrà diventare un professionista esemplare e una brava persona”.
Sei uno che si apre con le persone?
“Non lo do molto a vedere perché le persone che mi conoscono, i miei amici, la mia famiglia, sanno come sono, cosa mi piace. E a volte, quando faccio interviste come questa, le persone iniziano a conoscermi meglio, cosa mi piace, che tipo di persona sono”.
Sulla moglie:
“Viviamo insieme ormai da tre anni. Ci siamo sposati poco tempo fa, ma è come se fossimo sposati da tantissimo tempo. È molto importante, perché senza la mia famiglia, senza mia moglie e mio figlio, sarebbe molto difficile. Voglio solo dire che la amo un sacco e la ringrazio per tutto quello che fa per me e per la nostra famiglia”.
Come te la cavi con l’italiano?
“So dire cose semplici come “ciao”, “domani”, “calcio”, “attaccante”. Capisco quasi tutto”.
Come ti trovi a Milano?
“Preferisco la vita di città. Anche quando ero a Parigi avevamo scelto di vivere vicino al centro. Penso che sia meglio, perché quando non ci alleniamo ho qualcosa da fare, se voglio. È anche più sicuro per la mia famiglia. Ho vissuto in due città meravigliose, ma mi piacerebbe tantissimo vivere qui perché ci sono alcune somiglianze con il Portogallo. Inoltre è una città meravigliosa, più tranquilla di Parigi e per me è meglio perché non amo il caos”.
Che musica ascolti?
“Molto rap portoghese, ma mi piace ascoltare un po’ di tutto. Dipende dal mio umore. Ascolto anche molto Drake. A volte musica brasiliana. Dipende, anche musica francese. Dopo tre anni a Parigi è quasi impossibile non ascoltare la musica francese. Quindi un po’ di tutto”.
Che passioni hai oltre al calcio?
“L’NBA. Amo giocare a basket, è il mio sport preferito. Mi piace guardare l’NBA e ora Philadelphia… Adesso hanno LeBron James, è la nuova squadra di LeBron James. Mi piacciono anche altri sport come la Formula 1. Il mio pilota preferito è Hamilton e la mia scuderia preferita è la Ferrari”.
Cosa ti piace fare nel tempo libero?
“Andare al cinema, ma i popcorn devono essere buoni. Di serie mi piacciono i Peaky Blinders. Film? Il Pianeta delle Scimmie”.
Piatto preferito?
“Uno dei miei preferiti è la carbonara”.
Una cosa di te che sanno in pochi?
“Quando ero molto piccolo e perdevo nessuno poteva parlarmi perché la prendevo malissimo. Quando vinco sono anche peggio. Quando perdo mi arrabbio tantissimo, ma quando vinco impazzisco letteralmente (sorride, ndr)”.
Cosa ti lega a mister Amorim?
“Ricordo quando ero al Benfica e abbiamo pareggiato 2-2 contro lo Sporting, e ho segnato due gol contro mister Amorim. Ero molto felice. Non ne parlo con lui, solo con i membri dello staff Carlos e Vital. Allora lui già mi conosceva perché eravamo nel bel mezzo del campionato e avevo già giocato tante partite col Benfica. Questo lo ha aiutato a conoscermi meglio”.


