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Perché l’head of football serve subito. Infortunati: gli occhi su un big. Serve più italianità

autore
Pietro Mazzara
per Milannews.it
Oggi alle 00:06Editoriale
autore Pietro Mazzara
26.10.2026 00:06Editoriale

La vittoria di ieri sera contro l’Udinese è certamente un bene per il Milan, uscito giustamente criticato dalla brutta sconfitta contro il Bournemouth, condita dall’espulsione di Mike Maignan. Rimanere imbattuti dopo sei giornate, seppur a quattro punti da Inter e Lazio ma già a +4 sulla Juventus e +7 sul Napoli è un piccolo segnale, un vantaggio che non deve illudere ma che può mettere già un po’ di pressione a chi sta dietro.

A Milanello, in questi giorni, il focus sarà tarato soprattutto su chi non c’era a Udine. Mario Gila e Diego Moreira, se i check odierni dovessero dare esito negativo, dovrebbero rientrare in gruppo già per la partita di dopodomani contro il Bologna a San Siro. In attesa degli esami strumentali di Loftus-Cheek, ecco che gli occhi sono puntati su Adrien Rabiot. Il problema al polpaccio rimediato a Bournemouth è tenuto sotto osservazione dallo staff medico: non ci sarà contro il Bologna con l’obiettivo di metterlo a disposizione di Amorim per il derby di sabato sera. La cautela non è mai troppa e vedremo da mercoledì-giovedì che feedback ci saranno.

Perché l’head of football serve subito o quasi? Per molteplici motivi. Non è ancora stato trovato l’accordo definitivo con Markus Krosche anche se il dirigente uscito dall’Eintracht Francoforte è molto stimato da Gerry Cardinale. Da quello che emerge, ci vorrà ancora un po’ di tempo, ma questa figura va presa quanto prima. Perché? Perché serve uno che possa seguire, valutare, consigliare e aprire un tavolo di confronto quotidiano con Ruben Amorim oltre a una figura di raccordo tra Milano, Milanello e la proprietà. Inoltre, l’head of football è il dirigente delegato alla costruzione della squadra e il mercato di gennaio dovrà vedere il Milan attivo per tappare quelle falle che sono presenti nella rosa.

Da ormai troppi anni si è persa l’italianità all’interno di alcuni aspetti fondamentali della squadra. Se è vero che l’inglese è la lingua universale, allo stesso tempo ci troviamo in Italia e un po’ tutti, dai giocatori all’allenatore passando per le figure dirigenziali, dovrebbero avere il buon gusto di imparare l’italiano. È fastidioso sentire e vedere giocatori che sono qui da anni che o fanno fatica a esprimersi nella nostra lingua o, addirittura, che non si sono applicati nel volerlo imparare. Sarà un giovane boomer, ma in altri paesi, se non impari la loro lingua, ti fanno a fette.

per Milannews.it

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