Cardinale: "A gennaio comprerò. Amorim non è in pericolo. Scudetto? Ci credo. Su Krosche..."
Antonello Gioia
Gerry Cardinale, proprietario del Milan, è stato intervistato da Andrea Ramazzotti de La Gazzetta dello Sport. Si riportano di seguito le sue dichiarazioni divise per tematiche.
CARDINALE SUL CALCIOMERCATO DEL MILAN
Alla luce dei molti infortuni, il Milan ha bisogno di altri giocatori a gennaio?
"Dobbiamo continuare a migliorare la rosa perché in estate non sono riuscito a fare tutto quello che volevo. Stiamo ricostruendo la squadra e, anche se mi piacciono i nuovi arrivati, quelli che sono rimasti e... i nomi di cui mi sono liberato, probabilmente ci vorranno un altro paio di sessioni di mercato per completare tutto. Siamo arrivati soltanto a un quarto del percorso e la priorità è costruire una squadra che abbia la capacità di affrontare gli infortuni. Se partecipi alle coppe europee e giochi... l’Amorim Ball (dice proprio così, ndr), ovvero un calcio ad altissimo ritmo, con transizioni rapide, in cui tutti corrono tra i 9 e gli 11 chilometri a partita, hai l’obbligo di ruotarli. Per questo a gennaio sul mercato continueremo a essere aggressivi, opportunisti e continuerò a rinforzare la nostra panchina. Il mio stile è quello di muovermi con decisione e rapidamente. Per me conta ottenere ciò che vogliamo, giocatori... da Milan. Non sperpererò denaro, ma quando mi metto in testa di prendere un calciatore, faccio tutto ciò che posso per riuscirci".
Krösche sarà il nuovo head of football del Milan?
"Non sono vicino a un annuncio e non ho fretta. La scelta del responsabile dell’area sportiva è una delle più importanti dopo la transizione di quest’estate, quando ho licenziato tutti e ho preso in mano la gestione del club. Sto parlando con Krösche, e con altre persone, i migliori nel calcio. Con una stagione che finisce a maggio e un mercato che comincerà a giugno, non voglio avere fretta. Adesso sto gestendo la società in maniera diretta e mi piace, ma non posso farlo per sempre perché ho anche un altro lavoro. In più ci sono persone molto più qualificate di me. A maggio però dovevo rifondare il Milan e solo uno come me poteva riuscirci. Ora arriverà un responsabile dell’area sportiva, ma sarà un tassello all’interno di una struttura organizzativa molto più articolata. Una persona che dovrà lavorare con me. Faremo tutto insieme perché non consegnerò più le chiavi della società a un direttore sportivo o a un responsabile dell’area sportiva".
CARDINALE SU AMORIM
È soddisfatto di Amorim finora?
"Sì e ho piena fiducia in lui. Nel finale di Top Gun, il “mio” film, c’è una grande battuta: “Non abbandono la mia spalla (il pilota dell'aereo d’appoggio, ndr)” dice Tom Cruise. E io non abbandono Ruben. Non è assolutamente in pericolo. Resterò al suo fianco (lo ripete due volte, con forza, ndr). Non commetterò gli errori commessi negli ultimi anni. È il mio tecnico e continueremo a lavorare insieme finché non riusciremo a fare il salto di qualità. Non puoi vincere se passi continuamente da un allenatore all’altro. Amorim l’ho scelto io. Se avessi commesso un errore, lo ammetterei, ma non penso di averlo commesso. Ha imparato molto da quello che è accaduto al Manchester United e l’ho ingaggiato perché mi ha spiegato gli errori fatti lì. Ha la cultura giusta, è un leader, un manager e un allenatore preparato. A Milanello si respira un’aria diversa da quella degli ultimi 4 anni. Il merito è suo. Sta imparando delle cose e la squadra deve trovare la propria coesione, capire come si possano ruotare i giocatori continuando a segnare tanti gol e vincere. Per me un pareggio è una sconfitta. Un punto non è lo scopo del gioco: i tre punti lo sono. Solo con le vittorie possiamo colmare il gap con le prime".
L’Amorim Ball può far tornare il Milan grande?
"Nei giorni prima di ogni partita lo chiamo e gli chiedo: “Come posso aiutarti? Di cosa hai bisogno?” e lui mi rassicura dicendomi: “Ci penso io, ci penso io”. Sa che ci sono, ma sa anche fare il suo lavoro. Non ha bisogno che io gli stia con il fiato sul collo: ha tutto sotto controllo ed è un vero professionista che fa crescere le persone. Sta gestendo i ragazzi e sta allenando bene il gruppo. Non penso che questo succedesse prima (stoccata ad Allegri, senza nominarlo, ndr). Mi si è accesa una lampadina quando Ibra qualche mese fa mi ha chiesto: “Che cosa rappresenta il Milan?”. Da allora penso praticamente ogni giorno a queste parole, in tutto quello che facciamo. Questo gruppo, in cui tutti si sostengono a vicenda, senza giochi di potere nello spogliatoio, mi piace: tutti si stanno ammazzando per vincere. Per capirlo basta guardarli negli occhi. Negli anni precedenti mi chiedevo: “Perché sono io il più arrabbiato se non vinciamo?”. Adesso non mi sento più così: ragazzi e staff sono arrabbiati quanto me".
CARDINALE SULLO SCUDETTO
Il Milan può vincere il tricolore già quest’anno?
"È assolutamente possibile, al cento per cento. E lo dico senza voler essere arrogante. Mi sveglio ogni mattina sperando in un piccolo spiraglio, ovvero che l’Inter cominci a pareggiare invece di vincere e che noi cominciamo a mettere insieme una serie di successi. Vincere è l’unica cosa che mi interessa, ma pensiamo a una partita alla volta, a guadagnare terreno su chi ci sta davanti, giornata dopo giornata".


