Una differenza non troppo sottile tra gli insoddisfatti e gli arrabbiati
Luca Serafini
I granitici silenzi di Berlusconi sul tema calcio, insieme col curioso buonismo attendista della Curva Sud - magari un giorno anche loro avranno qualcosa da spiegare - scandiscono lo scorrere dell'estate milanista, interrotta qua e là da scelte di comunicazione singolari che hanno alimentato lo sconcerto della folla rossonera. La tiritera su Ibra e Thiago già da sola basta e avanza per giustificare il lento bollore delle acque dei tifosi, il sale (prima di buttare la pasta il 31 agosto) lo hanno messo quegli stringati, freddi comunicati di addio ai due neo-parigini, il pepe infine lo ha aggiunto l'annuncio del rimborso agli abbonati "insoddisfatti". Dimostrazione di come quella domanda del giornalista fatta a Galliani circa l'umore dei tifosi non soltanto fosse pertinente, ma il vero tema centrale di cui discutere. E la risposta non è stata pertinente proprio a causa dell'aggettivo, "insoddisfatti", un aggettivo sbagliato.
I tifosi insoddisfatti non si rimborsano. Assolutamente. Altrimenti sarebbe giustificato un aumento quando arrivano Ibra, Robinho, Cassano eccetera e non sarebbe giusto. Invece il Milan ha l'abitudine di lasciare per molto tempo inalterati i prezzi delle tessere a prescindere dalle campagne acquisti. Il punto dunque non è affatto questo. Il punto è "rimborsare gli ingannati". Sulla buona fede di Adriano Galliani e dell'ufficio marketing di via Turati saremmo disposti a deporre in tribunale: vero che col PSG i contatti, se non proprio le trattative per Thiago e semmai Ibrahimovic, risalgono almeno alla scorsa primavera, ma è altrettanto certo che se entrambi sono comparsi in giugno sulle locandine della campagna abbonamenti, è perché speravano, pensavano, credevano sarebbe stato possibile trattenerli davvero. Prudentemente, sarebbe stato meglio puntare su Ambrosini da solo e qualche bandiera di corredo, è vero. Però non c'era inganno, nelle intenzioni. Non c'era inganno nelle intenzioni, ripetiamo, eppure in un inganno si è di fatto trasformato nel momento in cui i 2 giocatori più forti della rosa, testimonial naturali della campagna di cui parliamo, sono stati ceduti. Il rimborso, dunque, era inevitabile. Dovuto. A prescindere dalla scadenza del 31 agosto: "Abbiamo proposto la tessera per una stagione del Milan con Thiago e Ibrahimovic. Thiago e Ibrahimovic non ci sono più, accomodatevi alle casse". Punto.
La sottile differenza tra insoddisfatti e ingannati, quindi incazzati, non era poi così sottile. Io posso abbonarmi al Milan perché è il Milan, e basta. Pensate però se ci fosse al mondo anche un solo tifoso non milanista, uno sportivo, che come ai tempi di Van Basten e Baresi, avesse avuto il piacere di andare allo stadio per godersi Thiago Silva e Ibrahimovic. Argomento chiuso. Giusto che Galliani ci abbia pensato per tempo, evitando tra l'altro eventuali raccomandate da qualche studio legale.
Abbiamo scritto sul quotidiano on-line "Il Vostro" il nostro plauso a Pippo Inzaghi http://www.ilvostro.it/sport/bravo-pippo-hai-fatto-la-scelta-giusta-resta-al-milan-ma-da-oggi-e-mister/50329/ e lo ribadiamo da queste colonne. Da dove ribadiamo anche l'applauso all'Inter per il vero colpo di mercato: liberarsi di Lucio e rifilarlo alla Juventus. Le prime esibizioni del più grande bluff del calcio brasiliano ed europeo degli ultimi anni, hanno confermato la sua inadeguatezza in campo, mascherata prima dal Bayern, poi dall'Inter che in quel ruolo - forti com'erano in questi anni - hanno potuto farci giocare persino Breno e Ranocchia. Le sue dichiarazioni fuori dal campo hanno invece fatto il paio con la sua arte simulatoria, in cui eccelleva anche prima di giocare nel nostro Paese. Raro, che uno fisicamente così grosso, si scopra poi così piccolo. In tutti i sensi.


