Forse è il momento...
Emiliano Cuppone
La sconfitta di Roma con la Lazio è di quelle che in altri momenti ci avrebbero portato a vedere il bicchiere mezzo pieno, concentrandoci sul carattere di un Milan che, nonostante i tre gol di svantaggio, ci ha provato ed ha sfiorato un pari che sarebbe stato importante quantomeno per il morale.
Questa però è una sconfitta imbarazzante, per come è arrivata, al di là degli episodi, della deviazione decisiva sul gol di Hernanes, del gran colpo e dell’errore di valutazione di Amelia (comprensibile per chi non gioca da tanto tempo e non trova le dimensioni della porta) sul raddoppio di Candreva, della punizione che piomba sul Milan ogni volta in cui gli avversari si avvicinano alla porta rossonera.
La sconfitta all’Olimpico, giunta contro una delle squadre più in forma del campionato e dunque accettabile almeno in astratto, l’addebitiamo interamente a Massimiliano Allegri.
Il Conte Max ha sbagliato tutto ieri sera, ha perso la sfida ben prima del fischio d’inizio, preparando la partita in maniera del tutto incomprensibile. In primis l’inaspettato, azzardato e totalmente sbagliato cambio di modulo, inspiegabile il perché di questo passo indietro dopo aver visto miglioramenti evidenti con il passaggio al 4-2-3-1. Allegri ha scelto di riproporre il suo cavallo di battaglia, quel 4-3-1-2 che non aveva convinto in pieno già nella scorsa stagione e quest’anno si era mostrato del tutto inadeguato alle qualità del Milan 2.0, quello del bilancio controllato e privo delle sue punte di diamante. Il livornese ha riferito che in questa maniera voleva dominare a centrocampo andando in superiorità, cercando il palleggio e la manovra insistita, scegliendo per questo ambizioso obiettivo il centrocampo “tutta qualità” con Nocerino e De Jong, scontrandosi, naturalmente, con uno schema unico che ha caratterizzato tutto il primo tempo: palla a Yepes e lancio a scavalcare il centrocampo (alla faccia del tiqui taca del Barcellona).
Come se non bastasse l’ingiustificato ritorno al passato dal punto di vista del modulo, arrivano le scelte sui singoli, con l’occhio di Allegri che cade sull’ambizioso, ma imbarazzante, Nocerino e va a rispolverare il non esaltante Antonini di questi tempi, per un asse mancino che a tratti risulta disarmante. In avanti si passa al duo Pazzini-El Shaarawy, male assortito, come mostrato dalle precedenti apparizioni, e servito praticamente mai da una squadra che continuava a buttarla lì, evitando di cercare il fondo per i cross al Pazzo ed il gioco in verticale per le accelerazioni del Faraone.
Il Milan è entrato in campo disorganizzato, impreparato, non teneva il pallino del gioco, ma non attendeva neanche la Lazio per ripartire, la manovra rossonera è apparsa essere pervasa da una costante improvvisazione a confermare che, se una preparazione del match c’è stata, Allegri l’ha toppata completamente.
A nulla valga la reazione di rabbia e nervi del secondo tempo, a nulla valgano i cambi dettati più dalla necessità che dalle scelte di un Allegri che, giusto per aggravare la propria posizione, fra primo e secondo tempo toglie un Boateng impalpabile, è vero, ma pur sempre elemento pericoloso, lasciando in campo un Nocerino che ribadiamo essere stato imbarazzante, salvo toglierlo poco dopo per lasciare spazio ad un Pato non pervenuto.
Massimiliano Allegri ha sbagliato tutto, tra l’altro non era la prima volta, per di più sembra aver perso completamente il polso della situazione e la presa su una squadra che non sembra recepire le sue indicazioni. Max l’acciuga ha convinto anche i suoi più accaniti sostenitori che sia arrivato il tempo di salutarsi.


