Un Principe al capolinea
Emiliano Cuppone
E’ un po’ l’emblema (in negativo) del nuovo Milan, svuotato, trasformato (in peggio), irriconoscibile, poco ambizioso ed incapace d’incidere, in tre parole Kevin Prince Boateng.
Il ghanese è stato a lungo l’arma in più del Milan di Allegri, giocatore che sintetizzava al massimo la filosofia di gioco del livornese, fatta di qualità, è vero, ma anche e soprattutto di grinta e tanta corsa. Le qualità del principe rossonero hanno strabiliato tutti sin dalla sua prima uscita, ha trovato la propria dimensione dietro le spalle larghe di Zlatan Ibrahimovic e sembrava essere diventato leader e trascinatore vero.
Partito lo svedese (e non solo lui) sembra che nella valigia abbia infilato anche il talento di Boateng, un giocatore irriconoscibile in questo disastroso inizio di stagione rossonero. Ci si aspettava che potesse diventare il simbolo del Milan 2.0 e lui “non” ha tradito le attese, palesandosi come la sintesi perfetta di tutti i problemi del nuovo diavolo.
Svogliato, abulico, troppo spesso assente, a tratti irritante, KPB continua a collezionare votacci in pagella, sembra quasi sfidare il suo pubblico con un atteggiamento al limite dell’insopportabile, fra giochi di prestigio che non vengono mai e rincorse all’avversario neanche accennate.
Non lo vediamo commettere falli, non lo vediamo fare il gioco sporco, non lo vediamo lottare, come se del risultato e soprattutto di quella maglia non gliene importasse nulla. Non lo vediamo infuriato dopo una sostituzione, non lo vediamo caricare i compagni e caricarsi la squadra sulle spalle, forse troppo impegnato a pensare al look ed ai paparazzi per impegnarsi sul campo.
La più grande delusione di questa stagione, al di là dei risultati di un Milan che non smette di allibire, è proprio lui, guerriero senza voglia di combattere, principe senza corona, giocoliere senza palle da far roteare in aria (eppure tante riesce a farne girare anche così). Che sia voglia di mollare il Milan o meno non è dato saperlo, che sia la mancanza di Ibrahimovic o l’assenza di un progetto stimolante non è facile capirlo, quello che è palese, però, è che così non si può andare avanti. Arriva la bocciatura della sostituzione all’Olimpico, arriva la probabile panchina contro il Malaga, forse arriva al capolinea il rapporto con il sempre più traballante Allegri (la scelta sarebbe di quelle che rompono col passato, da allenatore all’ultima spiaggia), con la speranza che non sia allo stesso punto quello con la maglia rossonera.


