L'Orlando Furioso per il terzo posto
Luca Guazzoni
Di Furioso c’è solo l’Orlando nella storia. Il paladino epico che perde la testa per la bella Angelica e che vede nell’amore di lei per Medoro il più vile dei tradimenti. Oggi il Milan deve prendere spunto dal poema dell’Ariosto per iniziare una rimonta che avrebbe dell’incredibile. Undici punti in cascina, a 11 punti dal terzo posto dopo appena 10 giornate. L’Inter – tanto per fare un esempio recente, in una Serie A svuotata dei campioni - in situazione analoga l’anno scorso fallì nella storica impresa, ma solo all’ultima giornata. Dato che comunque dovrebbe lasciare una flebile speranza.
Ecco, il terzo posto. Allegri in conferenza stampa non è parso molto dell’idea Champions League, continuando a ripetere ‘quarto posto’. Citando l’ultimo spot che vale l’Europa dalla grandi orecchie solo parlando della stagione che verrà. Ma non è così che si danno motivazioni ad un ambiente già di sé scarico. Lo è alla base, dove i senatori chiedono una maglia da titolare per lignaggio più che per meriti, lo è in cima dove le cosiddette stelle lo fanno in egual misura non dimostrando per di più il perché del loro ingaggio principesco. Allegri deve turarsi il naso, mettere la faccia di bronzo e mentire. Dare una scossa. Non sarebbe la prima volta per altro che un allenatore si sporchi le mani nella marmellata delle bugie. Deve parlare di Champions per non perdere di vista il solo reale obiettivo raggiungibile. Perché se questo è l’anno zero dell’occhio al bilancio, rinunciare ai 20 e più milioni di dindini dalla Uefa comporterebbe nuovi sacrifici.
E a quel punto avrebbe ben donde il vecchio Mou a puntare il giovane El Shaarawy. Perché un’offerta pazza non si potrebbe rifiutare. Proprio come quelle che hanno ucciso il Milan la scorsa estate.
E’ Allegri stesso a dover imitare Orlando in tutta la sua mistica follia di uomo innamorato (del Milan) e poi tradito (dal Milan). Spogliarsi dell’armatura, liberarsi della sua fedele Durlindana e avere l’umiltà di perdere il senno. Se il tre mesi di duro lavoro non si è cavato un ragno dal buco, unire il sacrificio alla creatività non può portare a niente di peggio. Conte l’anno scorso si è inventato la difesa a tre, Stramaccioni quest’anno lo ha imitato con risultati disarmanti, Montella ha cambiato 8/11 della Fiorentina e le fa giocare il miglior calcio d’Italia. L’unico che è rimasto immobile, proprio insieme ad Acciuga, è Zeman: e la Roma annega in casa e in trasferta.
Senza fuoriclasse bisogna essere camaleontici, sapersi adattare e costringere l’avversario agli adattamenti. Ma cambiare tre moduli in tre gare dà solo la sensazione di confusione, non di esperimenti mirati. E allora si ripensi al poema: via il pesante fardello mentale della storia e dentro la qualità degli istinti primordiali. Giocare a mente sgombra, quasi senza regole. Solo per la vittoria. Gli equilibri verranno: serve prima ritrovare entusiasmo nel giocare al calcio e ritrovare le urla dei tifosi. Solo così l’Orlando potrà montare in sella a Brigliadoro e il Milan tornare a cavalcare il campionato.


