Un amore da ricucire a suon di gol
Emiliano Cuppone
Il gol di Alexandre Pato ha mille significati, in primis porta un punto d’oro nella corsa agli ottavi di Champions, poi da continuità di risultati ad un Milan arrivato al quarto utile consecutivo (triste dire che si tratti di record stagionale, ma così è), ma soprattutto significa la rinascita personale di questo giocatore.
Il gol è ossigeno puro per ogni attaccante, in particolare per chi in tutto il 2012 ne aveva messo a segno uno solo (in Coppa Italia con il Novara), per chi non trovava pace fisica da un anno almeno (per non dire due). Ha ritrovato la gioia il papero, gli occhi si sono gonfiati, lo sguardo si è alzato verso il cielo subito dopo aver mostrato la maglia alla tribuna, in quell’attimo che cristallizza l’emozione, l’esalta e la rende vivida, concreta, quasi solida.
Una rete che rende giustizia alla scelta di Allegri (fischiato al momento del cambio di El Shaarawy, lasciando in campo un Pato sin lì poco brillante), che forse ricuce, almeno parzialmente, lo strappo che si è creato fra il numero 9 rossonero ed il suo pubblico. San Siro ha un rapporto particolare con il brasiliano, quasi paterno per lunghi tratti di una storia lunga ormai cinque anni, con un pubblico che ha prima coccolato il “bambino” arrivato in rossonero non ancora maggiorenne, che ha sofferto con il proprio campione per i primi infortuni ripetuti e che alla fine si è un po’ infastidito per un atteggiamento non proprio esemplare per impegno e sudore sul campo.
Nell’ultimo periodo il papero non è sembrato incontrare il consenso di uno degli stadi più esigenti del mondo, ma il pubblico tende sempre a concedere un minimo di fiducia in più a quel campione dalla classe smisurata. Anche l’altra sera San Siro ha accompagnato le prime iniziative di Pato con gli applausi dei minuti iniziali, salvo sforare presto nel borbottio ed in qualche timido fischio con l’andare della partita.
Pato nell’ultimo periodo è sembrato un po’ un uovo fabergè, pregiatissima miniatura di un oggetto che per alcuni sembra fine a sé stesso, bellissimo nel suo sfarzo, ma del tutto superfluo nel guardare alla sostanza della sua utilità. La classe del campione verdeoro è capace d’incantare, ma troppo spesso nell’ultimo anno è stata celata da prestazioni al di sotto delle aspettative, nonché dalla totale assenza di reti, il tutto come semplice intermezzo di una serie infinita di stop.
Dal gol al Malaga (il quinto in Champions League, di cui quattro a squadre spagnole, tanto che sembra quasi un vizio) riparte per l’ennesima volta la carriera di questo 23enne dalle doti immense ed un destino ancora tutto da scoprire, con la speranza che sappia riconquistare tutti a suon di gol e prestazioni di livello, cambiando il suo status da splendido e superfluo monile a moneta sonante capace di ripagare la fiducia di un pubblico che lo aspetta da sempre.


