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Dopo i proclami su Tevez, per il compagno di squadra si cambia strategia

autore
Matteo Calcagni
per Milannews.it
venerdì 7 dicembre 2012, 16:00Primo Piano
autore Matteo Calcagni
07.12.2012 16:00Primo Piano
Daniele Buffa/Image Sport
Daniele Buffa/Image Sport

Due obiettivi, stessa squadra, un anno di distanza l'uno dall'altro. I tifosi rossoneri avranno stampato nella memoria il "fallimento" dell'operazione Tevez, una delle trattative mediaticamente più esposte di sempre. Tutto era cominciato i primi di dicembre 2011, quando Kia Joorabchian fece la sua prima visita in via Turati. Il Milan non si nascose, manifestando fin da subito la volontà di portare l'Apache in rossonero. Il prosieguo della storia lo conosciamo, tra pranzi, foto col giocatore, viaggi di andata (e ritorno) per Adriano Galliani. Ora il nome caldo, circa dodici mesi dopo, proviene sempre dal medesimo club: quel Manchester City sempre colmo e pieno di attaccanti. Questa volta a fare le bizze è Mario Balotelli, ai ferri corti con Mancini e con l'ambiente, mai così vicino a cambiare aria. La dirigenza milanista, sempre estasiata dal talento del ventiduenne azzurro, ha subito drizzato le antenne, ma non si è esposta come accaduto con Tevez.

Galliani non ha proferito parola; Berlusconi si è limitato all'ormai celebre "non è un sogno", ancora soggetto alle più svariate ed opposte interpretazioni. Il Diavolo sembrerebbe seriamente intenzionato a fare un tentativo per riportare SuperMario in Italia, utilizzando però una strategia diversa rispetto al passato: meno dichiarazioni e di conseguenza meno riflettori puntati addosso. Lo scorso anno prendere l'Apache era ormai diventato un dovere (che si è poi trasformato in un rimpianto), ripetere lo stesso identico errore sarebbe deleterio per una squadra che sta cercando di ritrovarsi. Meglio muoversi nell'ombra, tentando di piazzare il colpo a "sorpresa", piuttosto che agire alla luce del sole con tutti i problemi del caso. Questa finestra di mercato potrebbe essere l'ultima per poter vedere Balotelli in rossonero (almeno in tempi brevi), la speranza generale è che la vicenda Tevez insegni, anche nella gestione delle trattative col Manchester City. Sappiamo bene che i Citizens non amano/vogliono regalare i propri giocatori, non importa se fuori rosa o in conflitto con l'allenatore: lo sa bene il Milan, sia per quanto riguarda l'argentino, sia come accaduto per Robinho nel 2010. Il brasiliano era sostanzialmente un separato in casa, venendo dalla parentesi del prestito al Santos: in quel caso dovettero essere sborsati circa 18 milioni di euro, una cifra certamente non irrisoria per un elemento ai margini della squadra. Per Balotelli varrà più o meno lo stesso discorso, tenendo conto della giovanissima età del calciatore e dell'investimento effettuato dagli inglesi per prelevarlo all'Inter del triplete.

per Milannews.it

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