"Chi sono io?"
Luca Guazzoni
"Chi sono io?". La battuta con cui Silvio Berlusconi, poco prima di ghigliottinare il Governo Monti, parla di Pato e dello specchio paperesco tra gli alberi di Milanello è il chiaro emblema del pensiero della societá rossonera sul l'ex Enfant Prodige che ora è diventato un vero e proprio rompicapo per tecnici, medici e psichiatri.
Chi è il brasiliano? O meglio, cosa è? La risposta al presente non esiste, non lo sa nemmeno Pato appunto. Ma rivolgendola al passato pochi dubbi: un talento naturale. Di quelli che in 10 anni nascono 10 volte. A 18 anni in una Serie A ancora ricca di stelle era giá una macchina da reti, un pericoloso goleador, una scheggia con gli scarpini ai piedi. Ma il talento spesso non basta per diventare fuoriclasse. Pensate che nelle nazionali giovanili di 20 anni fa era convinzione che Morfeo fosse la stella e Totti solo la sua riserva. Perchè condizione necessaria per diventare uno che sposta gli equilibri per anni è essere un professionista ineccepibile, avere fame anche in allenamento e avere la testa salda sul terreno.
Elementi che in questo preciso istante Pato non ha. Perchè non si sente emotivamente un calciatore nè fisicamente un atleta, falcidiato da anni di infortuni muscolari. Ma che forse non ha nemmeno mai avuto. Perchè dovrebbero riecheggiare le parole di Dunga e Mano Menezes quando il Papero era un membro della sua Nazionale. Entrambi hanno spesso criticato il metodo di lavoro di Pato ed entrambi hanno spesso lasciato . È a questo punto ci si chiede se ha senso continuare ad aspettare un giocatore che per un ematoma deve stare fermo 20 giorni e il cui contratto da 4 milioni scade tra 18 mesi. Il pensiero di venderlo c'è stato più volte, ma ha prevalso la paura del rimpianto. Forse ora è troppo tardi. Perchè come non ci crede più il Milan - che lo ha pagato 20 milioni - come si può pretendere che ci creda un altro club?


