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Ma questo Milan sa tirare in porta? Max, hai cambiato modulo ora cambia portiere. Boa, quella 10 sulle spalle non la meriti. Mercato di gennaio: via chi non è da Milan e dentro la qualità. E rimpiango Muntari...

autore
Pietro Mazzara
per Milannews.it
martedì 9 ottobre 2012, 00:00Editoriale
autore Pietro Mazzara
09.10.2012 00:00Editoriale
Studio Buzzi
Studio Buzzi

C’è voluta una notte in più per riordinare le idee, mettersi davanti al computer e iniziare a scrivere questo editoriale che eccezionalmente esce di martedì. Ci sono volute 24 ore aggiuntive per analizzare a mente fredda la terza sconfitta consecutiva nel derby, la quarta stagionale in campionato. Una partita disarmante per la pochezza tecnica di ambedue le squadre che hanno dato vita a uno dei derby più brutti che io possa ricordare. Si può recriminare per le decisioni del signor Paolo Valeri, arbitro della sfida, ma quando hai la fortuna di restare in superiorità numerica per 45’ minuti (recupero compreso) devi essere bravo a far fruttare questo vantaggio. Cosa che il Milan non ha fatto. Questa squadra sta trovando a fatica un’identità a livello tattico con il 4-2-3-1 ma risulta essere poco cattiva. Ma c'è un problema: il Milan non centra quasi mai lo specchio della porta. Produce tante azioni ma i portieri che giocano contro gli attaccanti rossoneri quasi sonnecchiano perché arrivati al limite dell'area di rigore sia ha la sensazione che i giocatori non sappiano cosa fare. E che con la testa cerchino un gigante svedese che non c'è più. Tornando sulla cattiveria, qualcuno potrebbe obiettare, di gente con la cattiveria agonistica addosso in squadra ce n’è. Eppure non si riesce a trasmetterla. L’errore di base è avere come capitano il portiere. Si sa, fin dalle scuole calcio, che dare la fascia di capitano all’unico giocatore non di movimento è controproducente per tanti motivi. O hai in porta uno con una spiccata personalità come poteva essere Zenga (ne dico uno a caso), pronto a farsi 50-60-70 metri di campo per protestare, oppure la dai a qualcun altro. Perché avere Christian Abbiati con la fascia sul braccio è quasi inutile visto che lui stesso si definisce uno che non ama parlare molto. Capiamo le presenze e il prestigio di scendere in campo con la fascia del Milan al braccio ma in questo momento anche quella carica va data a chi ha gli attributi per andare a ringhiare in faccia ad avversari ed arbitri. Ma se non gioca Ambrosini, a chi la dai?

Restando sul tema Abbiati, anche domenica si è avuta la riprova di come il Milan abbia la necessità di trovare un portiere che sappia essere una guida per la difesa. La prestazione di San Pietroburgo, dove Christian ha parato persino le palline da golf, alla luce di quello che è accaduto nel derby è sembrato il bonus, una di quelle prestazioni che una tantum esaltano il giocatore e la stampa in generale. Eppure nelle sconfitte rossonere, Abbiati ha una buona dose di colpa. Se si analizzano il gol incassati, tutti sono più o meno riconducibili a sue esitazioni. Cigarini, Ranègie, Shirokov e Samuel sono giocatori che hanno potuto mettere nei riquadri della loro carriera un gol al Milan grazie ai suoi errori. Che iniziano a essere troppi e di una certa gravità. Si è crocifisso Dida in tempi passati per non dare garanzie e sicurezza alla difesa, Abbiati pian piano sta finendo i bonus positivi. Amelia e Gabriel, dietro di lui, scalpitano per avere una chance. Nei giorni scorsi, subito dopo le parate con lo Zenit, giravano voci di un rinnovo contrattuale. In società ci pensino bene anche perché le difficoltà sono oggettive, le garanzie fisiche sono quelle che sono e l’età avanza per tutti.

In estate si parlava di un Boateng arrabbiato per il mancato prolungamento del contratto con conseguente mancato adeguamento dello stipendio.  Ebbene forse Galliani ci ha visto giusto. Il ghanese non solo non merita un aumento di stipendio per quello che sta facendo vedere in campo ma, a mio modo di vedere, dovrebbe avere l’umiltà (cosa assai rara ormai) di rimettere la maglia numero 10 del Milan, quella che è stata sulle spalle di grandissimi giocatori, a fine stagione in un armadio e di riprendersi la sua anonima 27. Lo scrivevo ieri e lo ribadisco oggi: si è imborghesito. E’ passato dall’essere un animale da caccia, affamato e grintoso, a un animale da salotto che cerca il colpo di scena per farsi applaudire. A lui servirebbe un bel taglio, sia di cresta che di posto in squadra. Fare un po’ di panca non gli guasterebbe mentre in estate sarebbe anche il caso di prendere in considerazione l’opportunità di cederlo. Se non vuole arretrare a centrocampo è solo un corpo morto. A proposito di gennaio, il mercato dovrà essere una parte integrante d’inizio 2013. Sia in entrata che in uscita. Il Milan necessita di giocatori di qualità in mezzo al campo e di una punta vera, perché Pazzini sta deludendo e non poco. In uscita via gli esuberi, da Traoré a Constant passando per Niang. Insomma ci vuole uno scossone e mai avrei immaginato di rimpiangere l’assenza di Muntari in mezzo al campo come in queste occasioni. La sosta arriva in aiuto (?) del Milan sperando di recuperare il miglior Pato. Probabilmente con lui in campo, in alcune occasioni del derby, il pallone sarebbe finito in fondo al sacco…

per Milannews.it

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