La sindrome dei calci piazzati e la roulette centrale
Matteo Calcagni
Nove gare disputate, nove reti subite. Più che la media, certamente poco edificante, preoccupano le modalità con cui il Milan incassa gol. Costa, Diamanti, Ranegie, Di Natale, Galloppa, Shirokov e Samuel: non si tratta di uno scioglilingua, ma dei sette uomini che, su calcio da fermo, hanno trafitto Abbiati in questo primo scorcio stagionale. La retroguardia rossonera si è ben comportata sulle normali azioni difensive, ma ha pagato enormemente dazio a gioco fermo. Il reparto non riesce a muoversi all'unisono, faticando a disinnescare punizioni ed angoli: in questo modo, in caso di errore del singolo, la percentuale di realizzazione avversaria aumenta a dismisura. Le disattenzioni vanno risolte, ma è tutta la retroguardia che deve trovare equilibrio nelle sopracitate situazioni.
La stabilità non si compra al supermercato, ma deve essere affinata partita dopo partita: aver cambiato difesa nove volte su nove, in questo senso, non aiuta certamente a migliorare i meccanismi. Altro dato considerevole, se non bastasse il precedente, è quello relativo ai centrali: Allegri, finora, ha schierato sette coppie diverse nelle nove sfide affrontate dal suo Milan. Un ricambio senza precedenti, se pensiamo che lo scorso anno, dopo lo stesso numero di match, il tecnico livornese aveva variato solo due volte i centrali titolari. Questa rotazione non aiuta di certo a perfezionare l'affiatamento, anche perchè ogni difensore ha abitudini e caratteristiche diverse: Mexes-Yepes, il duo del derby, è la settima combinazione tentata sulle dieci disponibili. Limitare le sostituzioni non aumenterebbe automaticamente l'intesa sui calci da fermo, ma il processo di sviluppo si velocizzerebbe sensibilimente. Puntare su due "numeri" ben precisi potrebbe essere la soluzione tanto ricercata, invece di cambiare costantemente idea prima di approcciarsi alla "roulette".


