A ottobre sempre con Allegri, a gennaio magari con Drogba
Carlo Pellegatti
Per sapere dove è l‘abisso e stare attenti non bisogna andare fino sull’orlo del precipizio. Questa frase, che ho letto una volta in un libro, è la sintesi del momento rossonero. Un momento che vede i dirigenti del Milan cercare di capire se un eventuale esonero di Allegri potrebbe portare benefici ad una classifica mai così bassa da 16 anni. Io mi auguro che si continui a dare fiducia al tecnico rossonero, perché cambiare in questa fase delicata della stagione, alla vigilia di 40 giorni decisivi per il futuro di campionato e coppa, non aiuterebbe a migliorare il rendimento della squadra. I giocatori non lesinano impegno, determinazione e voglia, ben lontano da qualsiasi atteggiamento che possa alimentare il sospetto di un distacco dal loro allenatore. La prestazione coraggiosa di San Pietroburgo e quella sfortunata, massimamente sfortunata contro l’Inter a più otto rispetto al Milan ma a meno dieci quanto a gioco ed occasioni nei 90’ di domenica scorsa, mi confortano in questo senso. Sostituire poi Allegri con Tassotti non credo possa dare una svolta così perentoria e significativa per quello che riguarda gioco, schemi e motivazioni. Sarebbe addirittura autolesionistico e traumatico in caso di quinta sconfitta su 8 partite a Roma, partire per la Spagna con un cambio improvviso di allenatore, alla vigilia di un delicatissimo incontro di Champions League contro la capolista del gruppo. Esperienza già vissuta 16 anni, quando fu esonerato Tabarez prima di Milan-Rosenborg che vide, con Sacchi in panchina, l'eliminazione dei rossoneri. Il vero problema da risolvere presto da parte di Allegri è la scarsa prolificità dell’attacco milanista. Si continua a puntare il dito sulla difesa che ha subito 7 reti, ma solo tre in piu della Juventus ed una in più di Lazio ed Inter. I bianconeri però hanno realizzato 17 reti, la Lazio 12 gol e l’Inter 11.
Il Milan realizza troppo pochi gol rispetto alle azioni prodotte. Non è più, per fortuna, la squadra asfittica vista contro Sampdoria e Atalanta, ma la palla non entra, non vuole entrare. Solo due i marcatori in campionato. Non segnano centrocampisti e difensori, fermi allo zero Bojan e Robinho, questi appena rientrato. Quando qualche giorno fa mi sono accorto guardando le cifre, che se il Milan avesse segnato 2 gol per partita, dicasi 2 non 6, sarebbe oggi in testa alla classifica, aumentano i rimpianti per la dolorosa cessione di Ibrahimovic, non sostituito adeguatamente. Se poi lo svedese volesse tornare, parto immediatamente per Parigi e prima che cambi idea, dopo un bel piatto di coquillages da Charlot, in Place Clichy, lo carico in auto e lo riporto a Milano.
Un’altra idea per gennaio, io ce l’ho. Signori, DIDIER DROGBA! Il giocatore ivoriano, ma con passaporto francese, ama Milano, è un grande tifoso del Milan e Paolo Maldini è il suo idolo. Diventerebbe subito un fondamentale punto di riferimento per compagni e tifosi grazie al suo carisma, alla sua classe, alla sua potenza infinita. Per me l’unico giocatore che potrebbe ridare la carica all’ambiente ed alla sconcertata tifoseria rossonera. Se poi i Ragazzi saranno così bravi da sputare sangue e masticare filo spinato per passare il turno di Champions League, a febbraio ritornare in Europa con Drogba che guida l’attacco sarebbe fantastico e, mi voglio sbilanciare, la primavera potrebbe regalare un sorprendente cammino in Coppa dei Campioni! E per una volta vada al…diavolo il budget, il fair play finanziario e ogni freddo problema economico e VIVA DROGBA, da sempre mio idolo.


