Il silenzio di Berlusconi nasconde qualcosa. Galliani ha ragione: i grandi amori a volte fanno giri immensi e poi ritornano
Marilena Albergo
“Se il Milan ha bisogna di aiuto, sanno dove trovarmi”, parola di Zlatan Ibrahimovic. Il Milan è l’unica squadra in cui lo svedese tornerebbe, in cui si è trovato meglio. Parole sante quelle di Ibra, che hanno fatto sognare molti tifosi rossoneri. Lui, che potrebbe rialzare il Milan, lui, il salvatore della patria. Ma purtroppo questo è e resterà solo un sogno. Ci ha pensato il suo procuratore, Mino Raiola, a placare gli animi. “Sì potrebbe tornare, ma in futuro e magari da dirigente”, ha precisato l’agente. Anche Leonardo ha voluto sincerarsi di quanto stesse accadendo all’attaccante e, con una telefonata, ha chiesto spiegazioni a Ibra. Seppur il contenuto sia ancora segreto, il centravanti avrebbe detto al dirigente che ora sta bene a Parigi e che vuole vincere tutto con la maglia del Paris Saint Germain. Le parole dolci nei confronti del club rossonero sono state dette perché Ibra quando era a Milano si sentiva a casa e perché l’ambiente rossonero è uno dei migliori in cui è stato. Sarebbe assurdo un suo ritorno, impossibile per una questione di soldi. Il Milan tace, forse c’è poco da dire. I dirigenti rossoneri sanno che Ibra è legato a questa società, e che adesso, un suo ritorno sarebbe solo un utopia. Certo, meglio le sue di parole rispetto all’altro ex Cassano. Ibra come Shevchenko, che tornò all’ovile dopo la brutta esperienza al Chelsea, o come Kakà, che invece tornerebbe di corsa nella città lombarda.
Anche lui è uno di quelli che, ultimamente, sta parlando molto di Milan, di come il club si risolleverà e tornerà grande. Sul brasiliano, magari, ci sono più possibilità di rivederlo in Italia. Forse lui stesso si sta preparando la strada per il ritorno. Il desiderio di rivederlo con la maglia del ‘Diavolo’ c’è, anche dalla parte della società che, già quest’estate, ha tentato di riportare a casa il figliol prodigo. Anche in questo caso, i problemi erano a livello finanziario, chissà che questa volta le cose si siano risolte. La certezza è che Il Milan a gennaio deve fare qualcosa. Evidentemente gli acquisti estivi non hanno completato al meglio la rosa, manca il campione, l’uomo che trascina la squadra. Per ora, Boateng ha dimostrato di non poter essere lui quel giocatore, il leader di una delle squadre più importanti al mondo. Non ha il carattere, non emerge nelle gare fondamentali, e non ha le qualità per essere un numero uno. Forse quest’estate era lui il giocatore che il club avrebbe dovuto vendere. Mercato per Boa ce n’era, dal City al Real, e siamo sicuri che adesso queste società siano ancora interessate. Anche l’altro uomo di qualità, Robinho, sembra ormai un’altra persona. Confusionario e poco concreto, Allegri lo lascia in panchina e quando entra combina ben poco. Il Milan, orfano dei grandi campioni, è irriconoscibile. Berlusconi tace, nessuna parola né in negativo né in positivo, che stia pensando davvero di mollare tutto?


