Manca il leader in difesa, mancano le parole del presidente per spiegare la situazione. Almeno Ibra del Milan non si è dimenticato...
Gaia Brunelli
Nel Milan i problemi sono tanti, a cominciare dai pochi giocatori che vanno a segno, soltanto due finora El Shaarawy e Pazzini. E poi c'è la difesa che non convince affatto. Soprattutto perché a mancare sono le gerarchie. Ogni tanto giocano Bonera-Yepes, poi Zapata-Bonera, oppure Mexes-Zapata... Manca il leader del reparto arretrato, quello che ha il dovere di comandare i movimenti dei compagni. Nessuno si sente esattamente titolare, tutti sono a rischio esclusione. Anche la Juventus, a parte l'intoccabile Vucinic, in attacco non assegna gerarchie, ma per una squadra che ha tanta fame può risultare anche positivo, per un gruppo che si sente confuso e mediocre, può solo risultare deleterio. E' vero anche che la maggior parte dei gol presi è arrivata da palle inattive, quindi a funzionare è tutta la fase difensiva cioè quella che coinvolge anche giocatori di altri ruoli oltre al portiere, ultimamente molto responsabile del disastro. Ma è altresì reale che senza leadership diventa ancora più difficile uscire dal momento negativo. All'inizio della stagione poi c'era Acerbi che doveva essere il miglior acquisto in difesa. L'ex Chievo ha giocato qualche partita e poi è stato relegato in panchina senza diritto di replica. Anzi quello è arrivato e il giocatore ha saputo gestirlo al meglio. “Anche se non gioco, rispetto le scelte del mister e do il 100%”. Almeno in questo senso l'ambiente sembra sereno, non ci sono i famosi scontri che hanno caratterizzato le scorse stagioni. Chi si lamentava delle troppe panchine, chi litigava con i compagni e chi accentrava tutto su sé stesso. Ma la serenità apparente è spesso l'anticamera della depressione. O peggio della rassegnazione.
Poi come un fulmine a ciel sereno arrivano le parole di Ibrahimovic. Lui che è nomade nell'animo e va solo dove lo porta Raiola e uno stipendio faraonico. E' stato proprio lo svedese a dire che che sarebbe pronto a tornare al Milan se lo richiamassero. Proprio lui che scappò a casa a giocare alla Playstation quando in ospedale operavano il figlio. Ibra è sempre sfuggito alle emozioni forti, ma per una volta si è lasciato andare ai suoi veri sentimenti. Almeno lui del Milan non si è dimenticato. A differenza di altri. L'ambiente rossonero è in sofferenza, ma dall'alto non arriva una parola, nemmeno un cenno. Niente di niente. Il mutismo più totale. Eppure basterebbe far sapere che in questo Milan ci si crede ancora, che il bilancio sano aiuterà ad avere una progettazione importante. E invece zero, anzi meno di zero. Ma qualcuno può spiegare a cosa sono davvero servite le cessioni di Thiago e Ibra? Del nuovo stadio non si parla più, di acquisti importanti nemmeno. Si parla solo e ancora del low cost per gennaio. Ma questa squadra sta sanguinando copiosamente. Ha bisogno di fiducia e talento, di parole confortanti e non di assenze costanti. E se gli aiuti non arriveranno dall'attuale società, allora meglio sperare che presto arrivi qualcuno a salvare il soldato rossonero...


