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Calcagno: “Giovani, seconde squadre, Primavera: si riparte così. Serie A e Nazionale devono tornare a parlarsi”TUTTO mercato WEB
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Oggi alle 21:00Serie A
di Ivan Cardia

Calcagno: “Giovani, seconde squadre, Primavera: si riparte così. Serie A e Nazionale devono tornare a parlarsi”

Il ko di Zenica, poi le dimissioni di Gabriele Gravina da presidente della FIGC. Ad alcuni gironi di distanza dal terremoto che ha investito il calcio italiano, Umberto Calcagno, presidente dell’AIC, commenta così ai microfoni di TMW: ”Il dispiacere è ancora forte, l’unica riflessione possibile è che questa sconfitta può diventare un’opportunità, sia per portare avanti progetti già in corso, sia per cercare di fare un salto di qualità su tante situazioni, che sono responsabilità sì del presidente federale, ma sono in campo alle componenti”. La sensazione è quella di un rimpallo di responsabilità… “Il presidente federale ha le sue responsabilità ma va chiarito cosa possa fare e cosa no, perché non ha gli strumenti giuridici per farlo. Se non usciamo da questo malinteso, si rischia sempre di creare aspettative che nessuno potrà soddisfare. Questo vale per i calciatori selezionabili, per le infrastrutture, per i provvedimenti e soprattutto per le risorse. Perché va detto chiaramente: qualsiasi politica necessita di risorse. Oggi bisogna fare uno scatto: altrimenti andiamo avanti per slogan, senza cogliere il nocciolo delle questioni. Ciascuno deve fare la sua parte: per questo è importante scegliere il presidente giusto, ma anche avere un dialogo diverso tra le componenti e con la politica”. Il sogno dell’avvocato Campana era di avere un calciatore al vertice della Federcalcio. I tempi sono maturi? “Potrebbero esserlo. Abbiamo figure che possono ricoprire questo ruolo, gente come Demetrio Albertini o Damiano Tommasi: sono ex calciatori, ma oggi anche dirigenti sportivi e amministratori che hanno maturato un’esperienza diversa dopo la carriera. Però c’è bisogno che le altre componenti condividano questa strada: tutte le volte che l’assocalciatori e l’assoallenatori hanno candidato un calciatore, è stato bruciato. Di sicuro non faremo questo, non forzeremo alcuna soluzione di questo tipo”. Tommasi ha i suoi impegni da sindaco a Verona… “Il tema però è proprio che non si tratta di individuare la persona, ma di capire cosa vogliamo fare. Noi non abbiamo bisogno di un uomo solo al comando, ma di una guida. Altrimenti cambiare Gravina con un’altra persona non cambierà la sostanza. Albertini accetterebbe? Tommasi accetterebbe? Il punto è se si crea il presupposto giusto, e non può essere l’assocalciatori a bruciare alcun nome: Rivera, Albertini e Tommasi sono persone che in passato avrebbero fatto molto bene il presidente federale”. Oggi il nome forte pare Malagò, non molto più gradito di Gravina ad Abodi. È un problema? “Io non posso che ripetermi: oggi il nome passa in secondo piano. E il problema dei rapporti con la politica è comunque secondario rispetto all’armonia interna al nostro mondo. Io sono convinto che il futuro presidente federale dovrà trovare le modalità intanto per mettere d'accordo le componenti sul da farsi, e poi non dovrà avere un cammino di conflitto con la politica. Questo però non significa che la politica debba decidere chi farà il presidente federale. Ma la capacità di dialogare serve e, senza entrare nel merito delle colpe, negli ultimi anni non c’è stata”. Passiamo ai contenuti: Spalletti propone un calciatore Under 19 in campo per obbligo. “Le obbligatorietà, a tutti i livelli, non hanno mai portato alla valorizzazione del talento. Giuridicamente, inoltre, sono anche di difficile attuazione”. La riduzione dei campionati, a partire dalla Serie A? “Io non partirei dal numero, il concetto è che non abbiamo più bisogno di contrapposizioni. Dobbiamo migliorare in tutti i contesti, a partire da come insegniamo il calcio a bambine e bambini. E poi bisogna migliorare nella ‘rifinitura’: se le nazionali giovanili vincono tanto, ma poi quando arrivano tra i professionisti quegli stessi calciatori non hanno uno sbocco, e non mi so spiegare perché. Le seconde squadre hanno un po’ aiutato, ma per esempio dobbiamo capire perché la Serie A preferisce investire sugli stranieri. Il nostro è un mondo che deve parlarsi di più: oggi abbiamo creato, magari in buona fede, tante contrapposizioni che non hanno più senso di esistere. La Nazionale e la competitività internazionale dei nostri grandi club sono le due gambe più importanti del nostro sistema: non possono non andare d'accordo”. La Serie A però non è il soggetto decisionale “forte”: il prossimo 22 giugno il suo voto varrà appena il 18%. “Però dopo la riforma statutaria ha un'autonomia molto marcata, oggi è autonoma quasi su tutto. Però qui non si tratta di votare a favore o contro qualcuno, ma di costruire un progetto tecnico sportivo. Qui si tratta di parlare tutti assieme e di capire che cosa serve, perché i problemi li abbiamo e siamo tutti d’accordo. Però non siamo ancora riusciti a trovare una modalità condivisa per risolverli. Non c’è mai stata una contrapposizione rispetto alla Serie A su progettualità tecnico-sportive. Dobbiamo capire quali sono le priorità”. Avremmo dovuto capirlo anche se fossimo andati a Mondiali? “Certo, ma infatti il progetto di Perrotta e Zambrotta è partito, lo stesso dicasi per la riforma Zola in Lega Pro. Dopo Zenica non possiamo dire che va tutto bene, però alcune cose sono state fatte e non è tutto da buttare”. Però veniamo da una presidenza di otto anni, confermata con l’unanimità o quasi… “Il problema è che abbiamo creato contrapposizioni, bisogna riflettere su queste. Abbiamo contrapposto club e nazionale, ma anche seconde squadre e prestiti valorizzati, per dirne un’altra. Ci sono cose che non siamo riusciti a fare, è un dato di fatto”. Vede anche una contrapposizione tra seconde squadre e campionato Primavera? “No, anche se probabilmente bisognerà abbassare nuovamente l’età massima del campionato Primavera, che era stata alzata pochi anni fa. Però in una squadra ci sono ragazzi già pronti per andare in prima squadra, ragazzi pronti per la seconda squadra e altri che possono alternarsi fra seconda squadra e Primavera, ragazzi che sono più adatti a un prestito valorizzato in Serie C. Servono tutti gli strumenti per far crescere i giovani. Ripeto: è evidente che non vada tutto bene. Però dall’anno prossimo avremo l’indice di liquidità ammissivo in Serie B e C, abbiamo dei progetti avviati, a livello giovanile dei frutti ci sono stati: bisogna capire su chi puntare per andare avanti rispetto a quello che abbiamo fatto bene, e per correggere quello che non ha funzionato”.