Menu Serie ASerie BSerie CCalcio EsteroFormazioniCalendariScommessePronostici
Eventi LiveCalciomercato H24MobileNetworkRedazioneContatti
Canali Serie A atalantabolognacagliaricomocremonesefiorentinagenoahellas veronainterjuventuslazioleccemilannapoliparmapisaromasassuolotorinoudinese
Canali altre squadre ascoliavellinobaribeneventocasertanacesenafrosinonelatinalivornomonzanocerinapalermoperugiapescarapordenonepotenzaregginasalernitanasampdoriasassuolo
Altri canali mondialimondiale per clubserie bserie cchampions leaguefantacalciopodcaststatistiche
tmw / milan / Serie A
Riforma dei campionati, un manager per l'Italia, l'attacco alla Serie A: FIGC, il programma di AbeteTUTTO mercato WEB
© foto di www.imagephotoagency.it
Oggi alle 21:15Serie A
di Ivan Cardia

Riforma dei campionati, un manager per l'Italia, l'attacco alla Serie A: FIGC, il programma di Abete

Insieme alle candidature, la FIGC ha anche reso pubblici i documenti programmatici dei due sfidanti. Quello di Giancarlo Abete, che consta di 26 pagine, ha un’impostazione chiaramente “federale” e di sistema: la FIGC viene presentata non come somma degli interessi delle singole componenti, ma come luogo di mediazione e sintesi. Il bersaglio politico più evidente è l’eccesso di peso rivendicato dalla Serie A, con toni anche abbastanza duri, al punto da definire “incredibile” la richiesta avanzata in passato di aumentare fino al 50% il proprio peso in consiglio federale. Non è un programma di rottura con la gestione Gravina, anzi: diversi passaggi sono palesemente ispirati alla relazione stesa dal presidente dimissionario in vista dell’audizione, poi revocata, in Commissione cultura. Le priorità reali sono quattro: riequilibrare la governance rispetto al peso della Serie A; difendere calcio di base, LND e Lega Pro; riformare formazione e settori tecnici; costruire sostenibilità economica attraverso interventi federali e statali. Meno centrali, o comunque meno sviluppati, risultano grandi stadi, futsal e calcio femminile di vertice. Il baricentro è evidente: territorio, dilettanti, vivai, categorie economicamente fragili. Il pregio principale è la chiarezza: Abete individua il nodo del potere federale e lo collega alla paralisi decisionale. Solida anche la parte sui giovani, sostenuta da dati tecnici e sportivi, e quella sulla sostenibilità di B, C e dilettanti. Il programma ha una visione coerente: il calcio italiano non si salva partendo solo dal vertice, ma ricostruendo filiera, formazione e base territoriale. La criticità maggiore è la dipendenza da fattori esterni: molte misure richiedono Governo, Parlamento o modifiche normative complesse. La proposta di ridimensionare il professionismo è poco definita nei dettagli: è inoltre difficile credere che il calcio possa riformarsi partendo da un rapporto così conflittuale con la Serie A. Manca inoltre una vera architettura operativa sui tempi: gli obiettivi ci sono, il percorso per arrivarci meno. Di seguito un elenco analitico delle varie tematiche affrontate da Abete. 
Governance federale. Il tema dominante è il superamento dei blocchi decisionali. Abete denuncia il prevalere degli interessi delle componenti sul ruolo di sintesi della Federazione e arriva a ipotizzare, se necessario, un diverso quadro normativo anche tramite organismi sovraordinati alla FIGC. Molto critica la parte sulla Serie A, cui viene attribuita una capacità di blocco sulle norme che la riguardano. Calcio professionistico. Il programma sostiene la necessità di ridimensionare l’area professionistica, richiamando il confronto con Inghilterra, Germania, Spagna e Francia. La proposta è però prudente: riduzione programmata, senza “scorciatoie” lesive dei diritti di chi ha investito. Lega Pro e LND. La Lega Pro è indicata come componente strategica, da tutelare in rapporto alla Serie D. La Riforma Zola viene pienamente sostenuta: premialità per l’utilizzo dei giovani del proprio vivaio, miglioramento degli impianti, riconoscimento del lavoro dei formatori. Delicato il passaggio sulle seconde squadre, definite un progetto non chiaro e senza una programmazione pluriennale. Nazionali, Club Italia e settori tecnici. È una delle parti più nette: Abete propone che il responsabile del Club Italia non sia più il presidente federale o un soggetto politico del Consiglio Federale, ma un dirigente-manager del calcio, con budget definito e capacità di incidere sui settori. Forte anche la richiesta di “profonda rivisitazione” di Settore Tecnico e Settore Giovanile. Giovani e formazione. Il documento insiste su formatori, fascia 5-12 anni, creatività tecnica, accesso ai corsi, riduzione delle liste d’attesa, didattica online e modelli modulari. Obiettivi concreti: accesso ai corsi entro 6 mesi dalla domanda e almeno il 50% del monte ore teorico online. Calcio femminile. La priorità non sembra il vertice professionistico, ma la base: investimenti territoriali, regole più flessibili, quota dei diritti tv e possibile utilizzo degli utili fiscali per il movimento femminile di base. Arbitri. Il punto politico è la separazione tra parte associativa e parte tecnica dell’AIA, per evitare che le scelte tecniche siano condizionate da logiche associative. Si difende inoltre la gratuità arbitrale come “fiore all’occhiello” della FIGC. Risorse e rapporti con Governo e Parlamento. Ampia la parte sulle misure esterne: tax credit per le piccole società, detassazione di sponsorizzazioni, ritorno di risorse dalle scommesse alla FIGC, contrasto alla pirateria con fondi per vivai e impiantistica, sgravi sul lavoro sportivo, tetto alle percentuali dei procuratori.