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Iraola, Xavi e gli altri: chi sono i principali candidati alla panchina del MilanTUTTO mercato WEB
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Oggi alle 14:30Serie A
di Ivan Cardia

Iraola, Xavi e gli altri: chi sono i principali candidati alla panchina del Milan

Il Milan continua a sfogliare i petali della margherita, in cerca dell’allenatore giusto per ripartire. Prima ancora dell’amministratore delegato e del direttore sportivo, seguendo un iter non proprio logico o almeno “naturale”. Alla lista c’è sempre da aggiungere mister X, mentre Antonio Conte è stato escluso direttamente da Gerry Cardinale nel punto stampa di fine stagione e Ralf Rangnick avrebbe ruoli più dirigenziali che di campo. Sono quattro i tecnici finora nel taccuino dei vertici milanisti. Andoni Iraola è uno dei profili più riconoscibili della nuova scuola spagnola. Dopo una carriera ad alto livello da giocatore - icona dell’Athletic, con sette presenze in nazionale - ha iniziato nella periferia del calcio europeo, all’AEK Larnaca, per poi mettersi in mostra con il Mirandes. Da lì, l’ascesa: gli ottimi risultati al Rayo Vallecano e poi la Premier League con il Bournemouth. Il suo calcio parte spesso dal 4-2-3-1 o dal 4-3-3, ad altissima intensità: pressione alta, recupero immediato, verticalità, terzini aggressivi e tanto lavoro sulle corsie esterne. Oliver Glasner ha anche lui trascorsi da calciatore, ma di livello più basso e tutti confinati al calcio austriaco. In panchina è cresciuto tra SV Ried e LASK - le due maglie della sua carriera da calciatore -, prima delle esperienze in Bundesliga con Wolfsburg ed Eintracht Francoforte, con cui ha vinto l’Europa League. Al Crystal Palace ha confermato la propria identità: difesa a tre, organizzazione, aggressività e transizioni rapide, due trequartisti. Xavi non ha bisogno di grandi presentazioni, quanto alla sua carriera da giocatore. Come tecnico, è almeno teoricamente il nome più legato all’idea classica di calcio posizionale. Meno longeva la sua vita da allenatore: dopo aver iniziato in Qatar con l’Al Sadd, ha guidato il Barcellona, provando a riportare al centro possesso, controllo e occupazione razionale degli spazi, ma vincendo un solo campionato. Il suo sistema di riferimento resta il 4-3-3: costruzione dal basso, ampiezza e tanta tecnica. Thiago Motta è l’unico che abbia già allenato in Italia. Considerato un predestinato già da quando dettava le geometrie a centrocampo, tra Barcellona, Inter e PSG, chi lo prende deve anche fare i conti con un carattere non proprio semplice. Ha iniziato ad allenare nel settore giovanile del PSG, poi è passato da Genoa, Spezia, Bologna e Juventus. In rossoblù l’isola felice, a Torino una stagione interrotta prima del previsto e forse persino rivalutata a posteriori, ma non certo negativa. Il modulo è un dettaglio: il 2-7-2 è più un modo di leggere gli spazi che uno schieramento, in una squadra destinata a inseguire possesso, rotazioni, costruzione dal basso e marcature orientate sull’uomo.