Cambio modulo, ma anche filosofia: come può giocare questo Milan con Iraola
Il Milan guarda ad Andoni Iraola come allenatore del futuro. Prima ancora di scegliere il direttore sportivo: il basco, capace di portare il Bournemouth nelle parti nobili della classifica della Premier League, porterebbe una rivoluzione soprattutto in termini di principi. Considerando la sua carriera, ma anche l’attuale rosa del Milan, il modulo di partenza, con ogni probabilità, sarebbe il 4-2-3-1, impiegato non solo con le Cherries ma anche al Rayo Vallecano. Numeri a parte, il Milan cambierebbe nell’approccio: il basco costruisce squadre aggressive, verticali, disposte a correre in avanti anche senza palla. Recupero palla, seconda palla, pressing feroce: questi i mantra del calcio di Iraola.
Alcune certezze ci sono: in porta Maignan, al centro della difesa potrebbero anche non esservi stravolgimenti. Tomori e Pavlovic sembrano i centrali più adatti per difendere tanti metri alle spalle, con Gabbia e De Winter alternative più conservative. Discorso diverso per i laterali: a destra il Milan non ha un vero e proprio terzino, a sinistra c’è Bartesaghi e ci sarebbe Estupinan, la grande delusione delle ultime stagioni.
Anche il centrocampo, con la mediana a due, necessiterebbe di ritocchi. Modric è ai saluti, Rabiot rebus anche tattico, Fofana forse più adatto, Ricci o Jashari darebbero più pulizia nella prima costruzione. I più “iraoliani" dei trequarti sono forse Pulisic e Nkunku, per Leao è rilancio o cessione. Manca un centravanti: Gimenez, rispetto a Fullkrug, sarebbe la scelta più coerente per un Milan che vuole correre, attaccare la profondità e pressare alto. Ma sembra ai saluti.











