Ronaldo, Berlusconi, Francisco Franco e Ruud Gullit: le dieci frasi famose di Capello
Ottant'anni di Fabio Capello. Protagonista degli ultimi quattro decenni di calcio, dagli inizi degli anni novanta, quando incominciò dalla panchina più prestigiosa in quel periodo, il Milan di Silvio Berlusconi.
“La mia avventura al Real Madrid finì con una telefonata di Berlusconi che mi chiese di tornare ad allenare il Milan. A lui dovevo tutto e non potevo dirgli di no".
“If you want to score a goal, you have to hit the target”. Se vuoi segnare devi centrare la porta.
Una frase contestata è stata quella sulla politica spagnola. “Francisco Franco ha lasciato in eredità l'ordine. In Spagna funziona tutto e funziona bene, ci sono educazione, pulizia, rispetto e poca burocrazia". Oddio, non è sempre così.
“Io sono per la tecnologia totale. In tutti gli sport, dal rugby al basket fino al tennis c'è la tecnologia. Io per un gol-non gol sono stato eliminato al Mondiale con l'Inghilterra. Uno lavora due anni e dopo un errore del genere vai a casa. È una cosa importante.”
“Una società ha il diritto di prendere chi gli pare: se a un tifoso non sta bene, quella stagione non andrà allo stadio. Ecco, in Italia i tifosi, e il tifo organizzato in particolare, hanno troppo potere".
“Io sono dell'idea che più si fischia più si sbaglia. Meglio il metro inglese, in questo senso. In Italia si analizza troppo la moviola per giustificare o condannare le prestazioni della squadra. E finché si discute su contatti minimi si giustificano i simulatori".
Su Ronaldo. Si presentò a Madrid che era 96 kg, gli ho chiesto di arrivare a 88-90. Non c’è stato niente da fare. Era un grandissimo giocatore, ma un leader negativo per il gruppo. Lo cedemmo a gennaio e l’ambiente in squadra cambiò completamente: riusciamo a recuperare nove punti al Barcellona, anche se l’impatto mediatico fu enorme.
Ancora su Ronaldo. "Ricordo che Silvio Berlusconi mi chiamò per chiedermi come di stava. Gli dissi che non si allenava nemmeno e che amava molto le feste e le donne, quindi ingaggiarlo sarebbe stato un errore. Il giorno dopo ho visto il titolo del giornale: "Ronaldo a Milano". È stato molto divertente".
Su un possibile invito a cena. "Ruud Gullit ha detto che non uscirebbe mai a cena con lei". La risposta fu: "Non andrei io a cena con Gullit: mi toccherebbe pagare".
Su Calciopoli e la vittoria del 2010-11 da parte dei rossoneri. "Moratti dice che lo Scudetto del 2006 è suo? E io dico che è mio. La medaglia ce l’ho ancora a casa, non me l’ha tolta nessuno. Questo del Milan è il secondo titolo “vero”, perché anche l’anno scorso è stato un torneo equilibrato. In quelli precedenti, invece, per l’Inter non c’era competizione"
Articoli correlati
Altre notizie
Ultime dai canali


