Paolo Berlusconi: "Spero in Galliani al Milan e preferivo Palladino. Silvio può 'aiutare' Leao"
Paolo Berlusconi ricorda il fratello Silvio dopo 3 anni dalla scomparsa, in una lunga intervista rilasciata a TeleLombardia: "Sentiamo tutti la sua mancanza ma anche la sua presenza. Tutti quelli che incontro mi dicono: “Come ci manca suo fratello”, e io dico che lui c’è ancora. Adesso ci sono gli americani, sono diversi da noi".
Cosa avrebbe detto Silvio di questo Milan?
"Non avrebbe “detto”, avrebbe suggerito delle soluzioni. È chiaro che il Milan che è stato preso da Silvio era di Serie B, è inutile rivangare tutti i successi che abbiamo avuto, l’ha preso e l’ha portato in vetta al mondo. Tanto che l’Italia è conosciuta per gli spaghetti e il Milan di Berlusconi. Oggi si sarebbe ovviamente dispiaciuto di vederlo così però lui era sempre molto positivo, avrebbe detto: “È in un situazione in cui non può che migliorare”".
Avrebbe tifato per un ritorno di Galliani al Milan?
"io sono ottimista, spero sempre che rischi di tornare al Milan. Mai dire mai. È chiaro poi che la gestione è nelle mani dei nuovi proprietari. Io credo che però un Galliani ancora oggi, con la sua esperienza, sarebbe il toccasana per il Milan, come poi lo sarebbe un allenatore italiano. Poi noi nulla più centriamo… Viviamo da tifosi, io sono tifoso da quando avevo 5 anni. Quando mi chiedono cosa penso io dico che l’allenatore giusto ce lo abbiamo, è Palladino. Lo abbiamo provato al Monza, è bravo bravo bravo, conosce il campionato italiano. Poi magari con il nuovo straniero si vince subito la Coppa dei Campioni l’anno prossimo, auguriamocelo. Io avrei fatto scelte diverse".
E di Cardinale che ne pensa?
"Lo conosce Galliani e me ne parla molto bene. Quindi non ho giudizi da dare se non relata refero per quello che mi dice Adriano. È una persona in gamba che si è fatta da sé e uno che ha raggiunto quei risultati, come diciamo noi a Milano, è minga un pirla".
Maldini è qualcosa di unico per la famiglia Berlusconi?
"No, non rappresenta qualcosa di unico perché c’è anche un Franco Baresi, un Kakà, un Massaro, c’è Sheva. Sicuramente Paolo è il figlioccio naturale che ha rappresentato la continuità delle generazioni: prima il papà, poi lui e adesso il figlio. In questo senso sì che è unico. E poi c'è il lato affettivo".
Leao avrebbe avuto bisogno di un suo approccio da fratello maggiore?
"Per me lui è stato immenso perché dovunque si è trovato è riuscito a raggiungere risultati che nessun altro avrebbe raggiunto. Leao probabilmente, anzi sicuramente, avrebbe avuto giovamento dal conforto, dai suggerimenti e dalla fratellanza di Silvio. Comunque mai dire mai, io credo nell’aldilà e nelle capacità immense di Silvio che possa anche dall’alto dargli dei giusti consigli. Non è detto che l’avventura rossonera di Leao sia terminata".
Con Modric avrebbe amplificato la sua voglia di bello?
"È un vizio di famiglia (sorride). Modric sarebbe stato la continuazione ideale, perché Silvio non voleva vincere, voleva convincere con il bel gioco. E quando hai un bel gioco, vinci. Ahimè, oggi il calcio è molto noioso. Adesso mi sto ricredendo un attimo vedendo le partite dei Mondiali dove c’è una verticalizzazione perché la noia del calcio italiano sono i passaggi all’indietro dove tieni la palla per due minuti senza avanzare e sorpassare la linea di centrocampo, è veramente deprimente. Io poi dico una cosa, il passaggio anche quando lo fai orizzontale non farlo sui piedi o indietro, fallo 5 metri avanti. Sono cose così basilari…".
Un suo teorema era che il portiere dovesse lanciare diretto sulle punte.
"Beh appena l’ha detto il portiere Maignan l’ha fatto e Leao ha segnato. Non è detto che Silvio indovini sempre tutte le sue profezie, però se non hai un centrocampo e una difesa di gente con i piedi buoni alla Modric, una soluzione può essere quella".
C'è qualcuno che, vedendolo, le fa pensare che Silvio lo avrebbe portato nel suo Milan?
"Al di là dei i nostri, come Adriano, Braida e Ramaccioni, non potrei inventarmi altri nomi se non Beppe Marotta. Sicuramente gli avrei fatto un bel lavaggio di testa sul fatto della fede e poi sarebbe stato sicuramente da Milan. Tra gli allenatori, al di là di quelli che sono passati e hanno fatto la storia del Milan, che quindi lo hanno reso grande come Ancelotti, Sacchi e Capello, abbiamo provato anche con Inzaghi e Seedorf che con alterne fortune. Oggi un Gilardino potrebbe dare soddisfazioni, ma io ritorno sempre su Palladino. Sarebbe il mio allenatore ideale".
Pronto a dire addio alla Scala del calcio?
"Io dico sempre che si vive di presente e di futuro, ma il passato ha la sua importanza. Ai tifosi milanisti che, soprattutto in questo periodo non sono allegrissimi, dico: “Ma vi piacerebbe essere un tifoso juventino o interista?”. L’Inter ha vinto il triplete e adesso è forte, la Juventus ha vinto 9 campionati di fila. Ma il nostro passato se lo sognano tutti. 30 anni con 29 trofei, le nostre 5 Coppe dei Campioni… Questi se le sognano".
Qualcuno ha imputato alla vostra famiglia di aver ceduto a Yonghong Li. Le ha fatto male?
"Ogni ciclo ha un inizio e una fine. Noi abbiamo capito che era arrivato il momento di lasciare. Abbiamo cercato di lasciare il Milan in mani solide, poi diciamo che la storia è quella che conosciamo. Però devo dire che da quel passaggio intermedio si è arrivati poi a un’altra proprietà che ha portato comunque ancora dei trofei. Oggi come oggi è in mani solide. So che la proprietà americana ha ambizioni, non è lì per caso passare la giornata. Quindi sono fiducioso".
Vi ha fatto piacere il ritorno in Serie A del Monza?
" Il Monza è stata la sua ultima grande avventura e Adriano dice che è stato più difficile portare il Monza in Serie A che far vincere la prima Coppa dei Campioni al Milan. È stata un’avventura bellissima, con dei giocatori fantastici nel loro ruolo. Ricordiamoci che abbiamo preso il Monza in C e abbiamo fatto tre squadre diverse, cambiate tre volte. Perché sono sport diversi, come dice il mio mentore assoluto nel calcio Adriano. Tutto bello, mi dispiace per Bianco".






