Iraola, Rangnick e non solo: i 'no' che hanno fatto scegliere al Milan la via della riorganizzazione
Alla fine quella che doveva essere una profonda rivoluzione da attuare all'indomani dei licenziamenti di massa che colpirono il Milan al termine del campionato - quando Cardinale decise di esonerare Allegri, Tare, Furnali e Monaca dopo la mancata qualificazione in Champions - si è trasformata in una "semplice" (mica tanto) riorganizzazione interna. Complici i tanti 'no, grazie' incassati dalla società rossonera l'unico volto nuovo di Milanello sarà quello di Ruben Amorim, tecnico portoghese anch'egli scelto dopo una serie di tentativi andati a vuoto.
Tra questi Andoni Iraola, protagonista di una brillante stagione in Premier League con il Bournemouth, che aveva inizialmente mostrato interesse prima di orientarsi verso il Liverpool. Contatti ce ne sono stati anche con il ct degli Stati Uniti Mauricio Pochettino e l'ex Crystal Palace Oliver Glasner, ma la scelta finale è ricaduta appunto sull'ex Manchester United.
Parallelamente, il club ha lavorato alla definizione di una nuova struttura dirigenziale. Ralf Rangnick, già vicino al Milan nel 2020, è stato nuovamente contattato per assumere la guida dell’area sportiva. Tuttavia il tecnico tedesco ha preferito proseguire il proprio percorso alla guida della nazionale austriaca, chiedendo garanzie e chiarezza che non sarebbero arrivate durante la trattativa. Anche altri tentativi per rafforzare la dirigenza sono sfumati, come quelli per Markus Krosche e Timmo Hardung, dirigenti dell’Eintracht Francoforte, che sono rimasti in Germania per il veto del club tedesco, mentre Antero Henrique, dirigente del Qatar, e l'ex Roma ora al Bournemouth Tiago Pinto hanno declinato l’offerta.
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