Menu Serie ASerie BSerie CCalciomercatoCalcio EsteroCalendariScommessePronostici
Eventi LiveCalciomercato H24MobileNetworkRedazioneContatti
Canali Serie A atalantabolognacagliaricomofiorentinafrosinonegenoainterjuventuslazioleccemilanmonzanapoliparmaromasassuolotorinoudinesevenezia
Canali altre squadre ascoliavellinobaribeneventocasertanacesenahellas veronalatinalivornomonzanocerinapalermoperugiapescarapordenonepotenzaregginasalernitanasampdoriasassuolo
Altri canali calciomercatoserie bserie cchampions leaguefantacalciopodcaststatistichemondialimondiale per club
tmw / milan / Serie A
Costacurta e il mito di Baresi: "Aveva un carisma incredibile. Indicava la via con l'atteggiamento"TUTTOmercatoWEB
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Oggi alle 08:42Serie A
di Niccolò Righi

Costacurta e il mito di Baresi: "Aveva un carisma incredibile. Indicava la via con l'atteggiamento"

Dopo la scomparsa della storica bandiera del Milan, l'ex compagno Costacurta lo ricorda: "Mi diceva che il difensore non deve guardare l'attaccante ma chi può servirlo"
Avere accanto per tanti anni un esempio come Franco Baresi è stato un grande onore per Alessandro Costacurta, il quale lo ha ricordato in un’intervista di oggi al Corriere dello Sport, all’indomani della sua scomparsa: “La sorpresa più grande l'ho avuta quando girammo uno spot pubblicitario prima dei Mondiali del 1994. Fino a quel momento, nonostante giocassi con lui da cinque o sei anni, non ero ancora riuscito a entrare davvero nella sua testa e nel suo cuore. Quella giornata, secondo me, è stata il momento in cui siamo diventati veramente amici. Almeno per me è stato così. Prima avevo sempre avuto nei suoi confronti un certo timore reverenziale. Invece quel giorno è cambiato qualcosa. Per me avere l'amicizia di una persona come Franco è stato uno dei più grandi privilegi della mia vita”. Che capitano è stato Franco Baresi?  “Era un capitano silenzioso. Non parlava tantissimo, ma aveva un carisma incredibile. Non aveva bisogno di fare grandi discorsi: bastava il suo atteggiamento. Ti indicava la strada con l'esempio e tutti lo seguivano. Aveva una personalità straordinaria e riusciva a trasmettere sicurezza semplicemente con la sua presenza”. Se chiude gli occhi e torna a quegli anni, qual è il più grande insegnamento che le ha lasciato?  “Ricordo un consiglio che mi dava sempre: un difensore non deve guardare soltanto l'attaccante, ma soprattutto chi può servirlo. È una lettura della situazione che mi ha insegnato lui. Non sono mai diventato bravo come Franco, perché uno come lui nasce una volta sola, però quella capacità di leggere il gioco che mi viene spesso riconosciuta l'ho imparata proprio grazie a lui. Credo che sia stato il suo insegnamento più importante”.