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Giraudo rompe il silenzio dopo 20 anni: "Calciopoli figlia dell'invidia di chi non ci batteva"TUTTOmercatoWEB
© foto di Federico De Luca
Oggi alle 10:21Serie A
di Dimitri Conti

Giraudo rompe il silenzio dopo 20 anni: "Calciopoli figlia dell'invidia di chi non ci batteva"

L'ormai ex dirigente della Juventus torna a parlare vent'anni dopo lo scoppio di Calciopoli, che di fatto ha messo fine alla sua attività nel calcio.
Dopo vent'anni di silenzio, torna a parlare Antonio Giraudo, il terzo esponente della famosa Triade della Juventus con Moggi e Bettega. Il dirigente sceglie La Stampa per raccontare le sue verità su Calciopoli, che spazzò via quella struttura dirigenziale considerata di grande successo negli anni: "Ora è cambiato il contesto, i processi ordinari si sono conclusi senza alcuna condanna. E c'è una novità di giustizia sportiva: avevo chiesto il rito abbreviato perché volevo un giudizio veloce, ma la sensazione è che i giudizi abbiano tirato per le lunghe perché l'alternativa era assolvermi. E hanno mandato tutto in prescrizione".

Calciopoli e la 'arbitropoli' odierna

E ancora, aggiunge Giraudo: "La recente sentenza della Corte di Giustizia UE chiarisce un principio fondamentale, chi si vede inflitta una sanzione sportiva deve avere diritto a rivolgersi a un giudice in grado di valutarne la legittimità". Poi torna ovviamente sul tema Calciopoli, ricordandola come "una gogna mediatica senza precedenti". E ancora: "Figlia dell'invidia di chi non ci ha battuto sul campo. Ma la vera conseguenza, è stata affossare il calcio italiano: un topolino che ha partorito una montagna. Nessun campionato alterato, come disse Sandulli, presidente della Corte Federale, 'un mondo fatto di cattive abitudini, non di illeciti classici'. E poi anche oggi mi sembra che si parli molto di una certa 'arbitropoli' e che il telefono sia ancora caldo. Ho rispettato le regole, lo dicono anche le sentenze".

I rapporti con la famiglia Agnelli

L'ex dirigente Juventus racconta poi dei rapporti odierni con la famiglia Agnelli: ("Ci saranno duecento persone dentro. Qualcuno l'ho incontrato a Londra in questi vent'anni") e torna sulla fine dell'esperienza bianconera: "Avrei proseguito, ma solo andando avanti sul progetto iniziato. Avevamo individuato un percorso per passare da società sportiva a media company, e poi entertainment company. Il 26 dicembre 2006 mi chiamò però l'Ingegner Elkann: si tornava ad essere una società solo sportiva. E con Romiti e Gabetti non ho mai legato". Ha pure una convinzione: "Con Gianni e Umberto Agnelli viventi sarebbe successo nulla. Ci hanno seguiti, intercettati e spiati privatamente, non si sarebbero permessi nemmeno di immaginare certe cose. Sarebbe prevalso il codice di rispetto che vigeva nel capitalismo italiano". E ancora, aggiunge: "Il comportamento della società mi ha sempre lasciato perplesso, ha chiesto il patteggiamento nel processo sui bilanci e i suoi dirigenti sono stati assolti. Ha accettato la Serie B senza aver neanche letto le intercettazioni. Errore enorme di valutazione. L'allora presidente Grande Stevens presentò una querela per infedeltà patrimoniale della mia gestione. Alla fine io sono stato assolto".

Dall'Avvocato a John Elkann

A Giraudo viene chiesta poi una definizione di Gianni Agnelli: "L'Avvocato non era presente, era immanente. Appariva fisicamente nei momenti topici, senza il suo appoggio non avrei mai vinto la battaglia per lo stadio". A proposito di stadio, o meglio, di Stadium: "Non ci sono mai voluto tornare, ho ceduto solo una volta perché mio figlio aveva comprato tre biglietti per i distinti, per me e il mio nipotino. Mi riconobbero e non riuscivo a uscire dallo stadio, tra foto, selfie e cori". E oggi tornerebbe? Giraudo parla chiaro: "Solo se mi invita l'Ingegner Elkann". Il discorso si porta quindi sulla figura di Elkann: "Sì, ha il quid. Ha preso una Exor che capitalizzava 2 miliardi, oggi sono 22. La riservatezza non deve ingannare, ha retto da giovanissimo grandi personalità e oggi li ha superati. Ho apprezzato un suo sms in cui si complimentava con me dopo l'assoluzione nel processo sui bilanci".

Il ricordo di Berlusconi

Il dirigente si sofferma anche sulla figura di Silvio Berlusconi: "Il più grande presidente che ho incontrato in dodici anni di attività calcistica. Se ha provato a portarmi via? Sì, la prima volta venne da me Vittorio Feltri e mi disse che il Cavaliere era interessato per il Milan. Poi a Palazzo Grazioli, da soli. Mi ha lusingato ma non avrei mai potuto tradire Umberto Agnelli. Ricordo che Buffon subì un grave infortunio alla spalla in un Trofeo Berlusconi, al termine della partita Galliani voleva iniziare la trattativa per Abbiati. Berlusconi lo interruppe subito: 'Non chiediamo nulla in cambio'".

Moggi "si è rovinato da solo"

E ancora, si torna quindi ai tempi della Triade. E gli viene chiesto chi comandasse davvero: "Io. Il termine triade non mi piace, ero a capo di un gruppo di persone cui va dato merito dei risultati: Bettega, Romy Gai, Opezzi e Agricola. Moggi? Gabetti e Boniperti non lo volevano. Il compromesso fu che veniva assunto senza potere di firma e rappresentanza nelle istituzioni. Come gestore di gruppo riconosco tutt'ora le capacità". E sul resto? "Si è rovinato da solo nella comunicazione vanitosa. Ha fatto danni a se stesso e mancato di rispetto a chi ha lavorato con lui". In quella Juve c'erano Baggio e Del Piero, e quando gli viene chiesto chi preferisse, Giraudo sorprende: "Zidane, l'unico a cui abbiamo aumentato lo stipendio noi, senza che ce lo chiedesse".

Malagò, Mancini, Maldini, Pirlo, Oriali

Giraudo in conclusione si concentra sul presente, come Malagò alla guida della FIGC: "Nel 2006 eravamo campioni del mondo e primi nel ranking FIFA. Con certi risultati come gli ultimi, bisognava resettare e tutti a casa. A cominciare da Abete, da decenni ai vertici federali con risultati perdenti. Per me la Federazione andava commissariata, invece si è cambiato il presidente ma non le logiche". Sul caos Mancini, dice: "Mi chiedo perché sia stato considerato più grave il contratto di sponsorizzazione betting in Russia di Pirlo rispetto alla situazione di Oriali, coinvolto nella vicenda del falso passaporto di Recoba, per la quale fu condannato e ha poi patteggiato. Mancini? Mi pare non piaccia alla Lega di Serie A. E Antonio Conte neanche interpellato. Peccato per Maldini, ma concordo con lui, nessuna possibilità di innovare con questi presupposti". E ancora: "Il sovranismo non è una buona ricetta neanche per il calcio. Perché non sviluppare academy sportive e calcistiche in Africa? Lo sport è esempio di integrazione".

La Juventus del presente

E perché la Juventus non vince più, oggi? Conclude Giraudo con uno slancio di ottimismo: "Adesso ci sono le premesse per tornare a farlo. Carnevali-Massara? Finalmente John Elkann ha scelto bene! Management adeguato, ci sono gli ingredienti per una Juve vincente". Conclusione su Andrea Agnelli: "Non so se sia perché la storia si ripete, ma amava la Juve almeno quanto Massimo Moratti amava l'Inter. Con però risultati di alto livello sul campo".

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