L’avvocato della rivoluzione: Sergio Campana, il centravanti che diede i diritti ai calciatori
Consapevoli della mancanza di tutele per i colleghi meno abbienti (soprattutto nelle serie minori), Rivera, Bulgarelli e Mazzola chiedono a Campana di sfruttare la sua laurea in legge per fondare e guidare l'Associazione Italiana Calciatori
Ci sono uomini che nascono due volte, la prima volta di Sergio Campana avviene a Bassano del Grappa il 1º agosto 1934, quando viene al mondo con il gol nel sangue, la seconda, simbolica ma decisiva per la storia del nostro sport, si compie il 3 luglio 1968 a Milano, nello studio del notaio Barassi.
È lì che il calcio italiano smette di essere un feudo per soli presidenti-padroni e scopre la parola "diritti".
Campana, scomparso il 19 luglio 2025 all'età di 90 anni, ha vissuto una vita da romanzo divisa equamente in due tempi: prima bomber di razza, poi implacabile sindacalista in giacca e cravatta.
Primo Tempo: Quei due schiaffi al Real Madrid e la laurea in campo
L'inizio della favola ha i colori biancorossi del Lanerossi Vicenza, nel 1954, un diciannovenne Campana guida i ragazzi veneti al Torneo di Viareggio. Al primo turno c'è il Real Madrid, i Galácticos dell'epoca, finisce con una clamorosa vittoria del Vicenza e una storica doppietta firmata proprio da Sergio, che si guadagna le prime pagine dei giornali e l'amore eterno della sua gente. Ma Sergio non è un calciatore come gli altri, mentre in campo segna 46 gol in 240 presenze con la maglia del Vicenza, intervallate da un biennio d'oro a Bologna in cui conquista la Coppa Mitropa, la sera si mette sui libri. In un’epoca in cui il calciatore medio è visto come un ragazzo di fatica poco avvezzo agli studi, lui si laurea in Giurisprudenza. Diventa per tutti "L'Avvocato", l’unico in Serie A capace di discutere di moduli tattici con gli allenatori e di diritto romano con i professori.Secondo Tempo: Quella telefonata nella notte che cambiò la storia
Anno 1967. Campana appende gli scarpini al chiodo per fare l'avvocato a tempo pieno, pochi mesi dopo, nel ritiro della Nazionale, la frustrazione dei giocatori per la mancanza di tutele esplode. Una sera il telefono di casa Campana squilla, dall'altro capo del filo ci sono Sandro Mazzola, Gianni Rivera e Giacomo Bulgarelli."Sergio, abbiamo bisogno di te. Dobbiamo fondare un sindacato. Tu sei l'unico che sa di legge e capisce cosa proviamo nello spogliatoio."
Nasce così l’Associazione Italiana Calciatori (AIC). Negli anni Settanta, Campana, Rivera e Mazzola salgono persino sul palco di un teatro a Milano per recitare insieme in una commedia musicale. L'obiettivo? Raccogliere fondi per il sindacato e farsi ascoltare dal pubblico. Immaginate oggi i capitani di Milan e Inter che recitano a teatro insieme al loro avvocato per difendere i diritti dei colleghi più poveri: era qualcosa di mai visto. Campana accetta la presidenza pensando sia un incarico temporaneo; la guiderà per 43 anni filati, fino al 2011. Il calcio di allora era una gabbia dorata, esisteva il "vincolo sportivo", una regola per cui una società poteva trattenere un calciatore a vita, quasi fosse un oggetto di proprietà, Campana inizia una guerra di logoramento fatta di scioperi minacciati (e a volte attuati), trattative serrate in Federazione e assemblee infuocate. Sotto la sua ala protettrice non ci sono solo le grandi stelle milionarie, ma soprattutto i ragazzi della Serie C e delle serie minori, spesso privi di stipendio o abbandonati a se stessi dopo un grave infortunio. Grazie alle sue storiche battaglie, i calciatori ottengono: L'abolizione del vincolo sportivo. Lo status giuridico di lavoratori professionisti. Il diritto alla pensione e alle assicurazioni sanitarie obbligatorie. La tutela del diritto d'immagine.La mini-biografia del "Gentiluomo"
Nato a Bassano del Grappa il 1º agosto 1934 – Deceduto il 19 luglio 2025. Ruolo in campo Centravanti prolifico, agile e dotato di grande intelligenza tattica. Club principali Lanerossi Vicenza (240 presenze) e Bologna FC. Carriera AICPresidente fondatore dal 1968 al 2011 (poi Presidente Onorario). Sergio Campana ha lasciato un calcio profondamente diverso da come lo aveva trovato, ha tolto la maschera al professionismo romantico ma spietato degli anni '60, regalando dignità a chiunque stringesse i lacci degli scarpini. Il fischio finale è arrivato a 90 anni, ma la sua firma sul contratto collettivo dei lavoratori del pallone resta indelebile, come un gol all'incrocio dei pali al novantesimo minuto.Altre notizie
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